Michele Serra: Il complotto del panino al prosciutto

Italia, settembre 2003, dati rilevati dal sottoscritto. Un panino al prosciutto alla Festa dell’Unità di Bologna 4,5 euro, 9 mila lire. Due televisori a colori da 18 pollici in offerta in un vicino ipermercato a 155 euro, 150 mila lire l’uno. Poiché la matematica non è un’opinione, un tivucolor, oggi in Italia, costa come 18 panini al prosciutto. E siccome pochi grammi di frumento cotto e di maiale conservato non possono costare così tanto, e un televisore non può costare così poco, se ne deduce che deve esistere un piano, un complotto, una strategia politica mondiale tendente a qualcosa. Già, ma a che cosa? Ipotesi e previsioni.
Il tivucolor è venduto a un prezzo politico, cioè sottocosto, perché non è più un apparecchio di riproduzione audio-video. È il medium pubblicitario per eccellenza, il persuasore palese che in ogni casa veglia sulla nostra docilità di consumatori - presto ce lo regaleranno. Serve a vendere più panini al prosciutto. E siccome i consumi si contraggono (i panini al prosciutto costano troppo), il Grande Vecchio, all’ultimo piano del suo grattacielo scintillante, ha deciso di correre ai ripari abbassando il prezzo dell’hard-ware pubblicitario. Se non può abbassare i prezzi, alza il volume.
Ma poiché le immagini affamano, ma non si mangiano, ridurre troppo il loro prezzo può essere rischioso. Difatti il Grande Vecchio ha saputo dal suo staff che è prevedibile, entro il decennio, una rivolta mondiale di teleutenti sempre più ossessionati dall’idea dei panini al prosciutto e sempre meno in grado di acquistarli. Daranno l’assalto ai forni, bava alla bocca. E contro la bava alla bocca, Bava Beccaris che spara sulla folla non è più una contromossa praticabile: l’Upa, associazione degli inserzionisti pubblicitari, lo farebbe subito licenziare perché ogni uomo morto è una carta di credito in meno.
Il Grande Vecchio sta dunque pensando da un lato a come speculare su rivolte e rivoluzioni (gadgets, magliette, concorsi per black-block , con Teo Mammuccari che fa battute su chi ha la mazza più grossa), dall’altro si interroga sulla reale efficacia della televisione come strumento di controllo. Si dà il caso, infatti, che il suo staff gli stia sottoponendo, proprio in questi giorni, uno studio sui due grandi paradossi televisivi.
Il primo paradosso, già accennato sopra, è che la televisione è un Messia dilettante: moltiplica i succhi gastrici ma non i pani e i pesci, e alle nozze di Cana i parenti degli sposi lo avrebbero linciato.
Il secondo paradosso, anche più paradossale del primo, è che la televisione è fatta per la pubblicità, ma la pubblicità distrugge la televisione. Tutti si ingegnano a rastrellare audience per avere sempre più pubblicità, ma appena va in onda la pubblicità, l’audience crolla di parecchi punti. La pubblicità, dati alla mano, è la trasmissione televisiva di maggiore insuccesso, e gli spot vengono maneggiati, nei palinsesti, come una imbarazzante rottura di coglioni, neanche fossero la diretta del Supercampiello.
Ergo, il Grande Vecchio potrebbe anche decidere che la televisione non è più un alleato affidabile per il suo business. Ma è abbastanza intelligente, è abbastanza colto, è abbastanza cinico per accorgersi che un mondo nel quale il pane costa più del companatico rischia di rivoltarglisi contro? No, non lo è. Il Grande Vecchio (e non so se sia una fortuna o una sfortuna), nonché ricchissimo e potentissimo, è palesemente scemo. Difatti, sta progettando televisori commestibili, con schermo al prosciutto. Costi insostenibili, con quello che costa, oggigiorno, far sfilare un maiale a Salsomaggiore Terme.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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