Michele Serra: Premier da record

Il Milan di Berlusconi ha vinto lo scudetto con un punteggio record (seconda classificata la Roma) e mercoledì il governo di Berlusconi batterà il primato di longevità della storia repubblicana (secondo classificato Craxi). Tra i due score, secondo la logica e perfino secondo la realtà, non dovrebbe esistere alcun nesso. Non fosse che quel nesso è stato pazientemente e perfino maniacalmente creato, in vent' anni di lavoro, dallo stesso Berlusconi, insieme artefice e beneficiario di una confusione perfetta tra sport e politica. Confusione linguistica ("scendere in campo", "il mio avversario politico non ha mai vinto una Champion' s League"), confusione ideologica, che concentra in un solo, elementare obiettivo - il successo personale di Berlusconi come emblema e viatico di un Paese "vincente" - l' ingegno e la fatica altrimenti destinati, come usava prima di Lui, a sporcarsi le mani nella "vecchia politica". (Che Lui, ingrato, spesso infama, dimenticandone il prezioso supporto tecnico reso alla sua carriera imprenditoriale quando a Palazzo Chigi c' era il povero Craxi, tra due giorni ingloriosamente scavalcato in classifica). Chi lo ama e lo vota è totalmente sedotto da questa semplificazione divistica, che evita l' onere della dialettica e rimpiazza il farraginoso corpo a corpo del conflitto sociale con la luminosa parabola dell' Uomo Vincente. Chi lo osteggia e lo detesta lo fa per la stessa identica ragione: non tollera che la politica sia diventata l' applausometro personale di un leader che è anche l' uomo più ricco d' Italia, nonché parte in causa (e spesso padrone di casa) dovunque gli capiti di sedere: allo stadio, al cinema, in televisione, in Borsa, c' è sempre una delle sue squadre che gioca per sbancare il campionato. Così fare il tifo per lui o contro di lui è diventata una dannazione obbligatoria: perché lui c' è sempre, sempre, sempre, e quelli che lamentano la famosa "ossessione antiberlusconiana" della sinistra farebbero bene - prima - a valutare l' ossessione berlusconiana di Berlusconi. Berlusconi è il pensierino unico che ha monopolizzato, negli ultimi anni, la vita dell' intero Paese. E in un giorno come questo, quando anche le innocenti bandiere milaniste in festa assumono un' inevitabile e involontaria aura di propaganda in favore del Vincente che ha rivinto, non possiamo che prenderne atto, per l' ennesima volta. Stufi di ripeterci, ma tenaci. Per altro, quando lo stadio del Deportivo La Coruña, nella serata di una memorabile disfatta milanista, intonò Bandiera rossa in segno di dileggio antiberlusconiano, si capì che il meccanismo dichiaratamente agonistico impresso dal leader azzurro alle sue molteplici "discese in campo" (nel calcio, nell' informazione, in politica, in Iraq) è la tipica arma a doppio taglio. Semplifica fino alla rozzezza la scena della politica, la riduce a quel drammatico e manicheo pro/contro che nel calcio e nello sport è una metafora accettata e anche utile, ma nelle cose della politica, della società e del mondo è una china pericolosa, una corda troppo tirata. Una politica calcistizzata è anche una politica calcificata, ridotta a parodia immobile di una partita sociale che, tra l' altro, se è bandita dalle pantomime di Porta a porta, dal sorriso tirato (in tutti i sensi) del nostro sui cartelloni pubblicitari di ogni muro italiano, continua a esistere, e trova i suoi sbocchi nelle riserve di realtà ancora non colonizzate dalla propaganda. La realtà si allena, in silenzio, lontano dai riflettori, come una squadra minacciosa e dagli schemi segreti. Non si sa se giochi a una o due punte, la realtà, ma ogni tanto si infiltra perfino nei sondaggi (come un virus nelle tubazioni) e manda a dire che le cose, per il Principe della Vittoria, potrebbero andare abbastanza o parecchio male, alle prossime Europee. E ugualmente malevoli sono molti degli umori che si percepiscono in un Paese che, quando Berlusconi leva una delle sue Coppe al cielo, comincia a vederla mezzo vuota piuttosto che mezzo piena. Nel frattempo, ci tocca considerare con il solito disagio il rischio che una celebrazione sportiva sia sbandierata, al solito, come una delle tante brochure pubblicitarie che Berlusconi generosamente si autodedica. Per esempio il cd-rom celebrativo che, dicono, arriverà ai di tutta Italia perché anche gli scolari possano festeggiare lo storico record di durata del governo Berlusconi, come i gol di Sheva, come le vittorie del Milan, come il lunghissimo promo del quale siamo tutti, speriamo ancora per poco, comparse involontarie.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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