Vittorio Zucconi: Mistero al minimarket

Una mamma, un papà, un bambino. La culla della nostra civiltà, il focolare umano che intiepidisce il gelo della storia, il nocciolo friabile eppure infrangibile di tutto ciò che merita di essere vissuto, aggredito dalla depravazione morale del nostro tempo e dai musulmani (scusi, che c'entrano i musulmani nella crisi della famiglia? Niente, ma fanno vendere libri e fanno audience, mettici dentro anche i musulmani). Philip Rogers di Deland, in Florida, era un padre di famiglia come non ne fabbricano più. Per difendere e mantenere la propria famigliola, la tenera sposa Philippa (nell'affinità dei nomi spesso un presagio) e l'unico figlio Joshua, Philip si consumava le dita faticando come carpentiere. D'accordo con Philippa, aveva voluto che lei restasse accanto a Joshua fin dalla nascita, nella certezza che solo una famiglia tradizionale, da sillabario, crescesse uomini sani e responsabili. Philip aveva rinunciato a tutte le piccole trasgressioni e alle costose indulgenze del consumismo, un sacrificio particolarmente difficile e quasi anti-patriottico in America. Ogni centesimo che lui e la moglie risparmiavano finiva in un conto fiduciario per Joshua, per garantire, come ripeteva lui, che la sua famiglia avrebbe sempre avuto "un tetto sulla testa e un piatto di zuppa calda" anche quando se ne fosse andato. Svenandosi, era riusciuto anche ad accendere una buona polizza vita di 500 mila dollari, una somma che a Deland, in Florida, sembra quasi benessere. Aveva visto giusto. Una notte di dicembre, appena tre giorni prima del Natale 2003, il papà carpentiere si era fermato sulla via di casa nel solito minimarket aperto tutta la notte, per comperare un gallone di latte, come gli aveva chiesto la moglie. All'uscita, un uomo mascherato lo aveva avvicinato e, senza una parola, gli aveva sparato un colpo alla tempia, fuggendo sul suo furgoncino e portando via pure il contenitore del latte. Il cassiere del minimarket non aveva visto nulla e non avrebbe certamente potuto riconoscere l'assassino. Tutto quello che ricordava erano le parole che il killer aveva berciato fuggendo, e che lui, immigrato pakistano, aveva capito benissimo, "Allahu akbar, Allahu akbar". Allah è grande. (Visto?) Il progetto di una vita e il focolare di una famiglia erano stati distrutti in una frazione di secondo. Gli amici dei Rogers, il pastore della loro comunità battista, gli assistenti sociali fecero il possibile per raccogliere i cocci, sapendo che sarebbe stato particolarmente duro, per la vedova e per Joshua, rimettersi in piedi. Al funerale, Philippa si sentì male e dovette essere ricoverata per prudenza. Joshua, che stava finendo il liceo e sarebbe dovuto partire per il college questa estate, lasciò la scuola e rifiutò di continuare a studiare. Dell'assassino non c'erano tracce e il ritrovamento del furgone, a molte miglia dal luogo del delitto, non produsse indizi. Nessuno criticò Philippa e Joshua quando vendettero la casetta che il papà aveva costruito con le sue mani e partirono per l'anonimato consolante di Miami. Non parve neppure una speciale stravaganza il fatto che la povera vedova e l'orfano diciassettenne fossero partiti senza neppure portarsi via un mobiletto dalla vecchia casa e Philippa fosse al volante di una Cadillac nuova di pacca, comperata in contanti. E fu soltanto per quella tigna che a volte hanno i poliziotti e i magistrati, che lo sceriffo di Deland, con l'autorizzazione del procuratore distrettuale, chiese l'esame del Dna dei capelli impigliati nel passamontagna dell'assassino trovato nel furgone e li fece confrontare con il Dna dei capelli raccolti nella casa vuota, arrivando a una conclusione inconfutabile. Erano i capelli di Joshua. L' assassino era il figlio. L'invocazione coranica era stato soltanto un patetico tentativo di sviare le indagini. In una famiglia tanto unita, le indagini non furono difficili. Il processo, grazie alla confessione degli accusati offerta per evitare rischi di esecuzione, fu breve. Joshua Rogers fu condannato a due ergastoli consecutivi, la formula per garantire che non uscirà mai dal carcere. Philippa ricevette 35 anni senza possibilità di scarcerazione per buona condotta, come mandante dell'omicidio del marito affidato al figlio per incassare la polizza e liquidare i risparmi, una sentenza che le garantisce, avendo lei 52 anni, un soggiorno a vita nei penitenziari della Florida. Chi dice che nella vita non ci sono "happy end", lieti finali? Per mamma e figlio non ci saranno mai più quei problemi di "un tetto sopra la testa" e di una "zuppa calda" che tanto avevano angosciato il papà. Li avranno per sempre, come voleva Philip il falegname, a spese dello Stato della Florida. Il sacrificio di un padre per la propria famiglia non è mai invano.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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