Michele Serra: L'oasi felice nel deserto del pallone

Il calcio è fortunato: ha un antivirus infallibile, e questo antivirus siamo noi. Aspettiamo gli Europei come ragazzini prima della festa. E i pochi esclusi dall'imminente sabba televisivo avrebbero tutto il diritto di chiederci com'è possibile conservare intatto l'amore per il gioco del pallone, ormai semisommerso dal fango del sospetto, dai giochi di potere, dalla volgarità rapace di molti dei suoi impresari. Mettiamola così: la morale è bassa ma il morale resta alto, e anche un mezzomondiale come gli Europei basta e avanza a farci turare il naso e accendere la televisione. Montanelli battezzò questa metafora, turarsi il naso, per faccende gravi come le elezioni politiche, noi la adottiamo, meno impegnativamente, per giustificare la nostra scellerata capacità di accantonare il fastidio etico onde non compromettere il piacere estetico. Sì, lo ammetto, ci sono giocate di Totti per le quali sarei disposto a dimenticare tutto: le campagne acquisti di Gaucci, i tripli incarichi di Galliani, i dibattiti tra urlatori sudati in tivù, lo spirito bassamente mercenario della quasi totalità dei calciatori, gli autogrill domenicali vietati alle persone normali per non disturbare le razzie degli ultras
Per nostra fortuna e disperazione, la greve e fatiscente sovrastruttura che si è via via ramificata sopra i campi da gioco non è ancora riuscita a fare ingiallire l'erba. E quando l'arbirto dà il fischio d'inizio tutto è dimenticato, salvo il ricordo grato delle tante estati trascorse davanti al video, prosciutto e melone, amici, telefonate di commento, gli occhi inchiodati al cuoio che guizza, al cronometro che detta i tempi della buona vecchia drammaturgia della partita. Gli Europei, come dicevo, sono solo un mezzomondiale, manca l'eccitante tocco esotico delle Nazionali mai viste e impreviste, manca quell'aura davvero globale che ti fa percepire, con il telecomando in mano, di essere in rete con tutti i paralleli e tutti i meridiani. In compenso gli Europei sono più selettivi, la fase finale ci scodella in casa la crema e solo quella, le partite sono tutte difficili. In genere il tasso tecnico è altissimo, perché mancano Brasile e Argentina, mancano Nigeria e Camerun, ma mancano anche certi outsider tropicali, certe avventurose vincitrici di gironi artici, che fanno folklore più che vero calcio. Perfino l'antipasto della Under 21, di solito simpaticamente negletta quanto a palinsesti e a tifo vero, questa volta ci è sembrato più consistente e saporito, forse perché un Gilardino fa pur sempre l'effetto di un primattore momentaneamente prestato a un film meno kolossal, però di buona qualità. Adesso le attese sono soprattutto per il Pupone, perché ha la faccia in copertina e perché ultimamente strabilia. Uno che dev'essere davvero baciato dalla sorte, perché la sua velina di ordinanza, che si chiama Ilary e pazienza, è anche parlante e pensante. Ma il cast, in casa azzurra e altrove, è così nutrito che non ci sarà nemmeno il tempo di concentrarsi troppo sui primi piani della superstar Totti. Il programma di sala, in un torneo come gli Europei, è così spesso e imponente che nessuno, neanche un Platini redivivo, avrebbe la forza e il tempo di togliere la scena agli altri. Speriamo che lo capiscano anche giornali e televisioni del nostro paese tifoso, che tottizzando troppo gli Europei rischiano di appesantire lui, e alleggerire noi altri di uno spettacolo che sarà a tutto campo.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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