Michele Serra: Viva la lista Occhetto Del Piero

Dopo le Europee, la sinistra italiana si ritrova più o meno al solito 45 per cento, dato invariato dai tempi di Giuseppe Mazzini. Il vero talento consiste nel ripartire sempre gli stessi voti tra liste ogni volta differenti. È come spostare i vecchi mobili di casa una volta all'anno, per avere una inebriante sensazione di novità pur vivendo da sempre nello stesso trilocale ereditato da nonno. Anche questa volta gli arredatori di Casa Sinistra si sono superati. Nella scheda elettorale i simboli dell'opposizione formavano un pittoresco motivo a pois, molto ornamentale. Alcuni elettori si sono attardati nel seggio per giocare a 'che cosa apparirà?' unendo i puntini con la matita copiativa (ad alcuni solutori è apparsa una carriola senza ruota, ad altri ancora una veduta di Weimar). Diversi elettori anziani hanno chiesto al presidente di seggio se, essendo riusciti a leggere correttamente tutti i simboli, potevano rinnovare la patente. Anche se non serve a niente, perché a sinistra tutto è provvisorio, proviamo a ripassare i principali simboli.

Listone.
Istituito per consorziare tutti i partiti già presenti nell'Ulivo, a ogni riunione riusciva a farne fuori uno. La lista ha potuto presentare al voto i pochi partiti residui solo perché l'ultima riunione è stata sgomberata dai pompieri perché la sede risultava pericolante. È il primo caso conosciuto di somma ottenuta sottraendo gli addendi: le principali facoltà di matematica stanno studiando il fenomeno. Il risultato è strabiliante: l'Ulivo, quando Prodi vinse le elezioni, era formato da 12 partiti (giuro, li ho contati), adesso, dopo il grandioso sforzo unitario degli ultimi mesi, sono rimasti in quattro.

Lista Di Pietro-Occhetto.
Apparentemente irresistibile sul piano della comunicazione (Occhetto si veste come Peter Gabriel, Di Pietro come se avesse appena svaligiato una tintoria), la coppia puntava al voto del ceto medio riflessivo (definizione di Paul Ginsborg), della sinistra dei professori (leader Paul Ginsborg) e dello stesso Paul Ginsborg. L'errore è stato non calcolare che, in un target così altamente politicizzato, tutti i potenziali elettori si candidano, e non rimangono più elettori disponibili a votarli.

Comunisti Italiani.
Sono gli ex comunisti che, pur essendo ancora comunisti, non fanno parte di Rifondazione Comunista, a differenza di quegli ex comunisti che, pur comunisti, stanno nel correntone della Quercia non comunista. Hanno fatto il pieno dei voti tra gli appassionati di enigmistica e gli studiosi di psicanalisi. Un buon risultato, minato però dal pericolo di un'imminente scissione tra corrente freudiana e junghiana.

Verdi.
È l'unico partito ambientalista d'Europa che considera scontato occuparsi di ambientalismo. L'attività prevalente sono le animate assemblee congressuali dove si mettono ai voti fino a dieci mozioni distinte, alcune presentate da abilissimi delegati che si iscrivono a parlare fingendo di appoggiare una mozione, e all'ultimo momento decidono di improvvisarne un'altra lì per lì. Il loro leader Pecoraro Scanio si è dichiarato bisessuale, nel senso che ha avuto due rapporti sessuali.

Rifondazione.
Bertinotti ha fatto il pieno dei voti dei giovani pacifisti con la kefia, in aggiunta a quelli dei vecchi stalinisti con l'elmetto dell'Armata Rossa. Il principale sforzo politico è evitare accuratamente che i due gruppi si incontrino. I voti accumulati sono ormai molti milioni, Bertinotti li ha messi sotto il materasso e li conta ogni notte. Non si fida né a spenderli né a metterli in banca. Quando arriverà al 10 per cento comprerà un materasso più grande.

Le novità.
Tra i nuovi soggetti di sinistra previsti per le prossime elezioni: una Lista Pisacane, che si propone di sbarcare in armi a Sapri, la Comune di Parigi, che riunisce tutti gli esuli del terrorismo residenti a Montmartre, e una Lista Occhetto-Del Piero. Voci incontrollate sul ritorno a sinistra di Gianni De Michelis, con un biglietto aereo prepagato, e su una Lista Moratti che, se votata da tutti i giocatori e allenatori dell'Inter degli ultimi anni, potrebbe contare sulla maggioranza relativa.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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