Michele Serra: Totti, sputo di rabbia e orgoglio. La nuova crociata della Fallaci

Ci si stava giusto chiedendo: chissà, nel giochino dei ruoli, chi si prenderà la briga di difendere lo scaracchio popolar-nazionale di Totti, magari aggiungendo che ci voleva anche "un cazzotto nei denti e una ginocchiata non dico dove". Ma, con il passar delle ore, quella particina in commedia rimaneva vacante. Per fortuna. Finché, all'alba del dopodomani, ormai assorbita dalla segatura quella saliva ontosa, il cast del nostro eterno bar sport si è clamorosamente arricchito di uno special guest da un milione di dollari. La prima pagina della ‟Gazzetta dello Sport” ospitava un corsivetto, corredato da fotina e griffe autografa, di Oriana Fallaci. Spiritosissimo il titolo, Lo sdegno e il cazzotto, evidente parodia del fallacismo. Perfettamente parodistico anche il breve testo, contenente sia lo sdegno (contro l'affronto danese) sia il cazzotto. La "ginocchiata non dico dove" seguiva a ruota, insieme all'invito a non scusarsi, e che diamine: siamo uomini o mezzepunte? Il dubbio, immediato, era appunto che si trattasse di un (riuscito) scherzo giornalistico. Fallaci che esalta lo sputo di Totti come segno - imperfetto e migliorabile da qualche ecchimosi genitale inferta - dell'orgoglio sportivo è, infatti, il tipico ricalco comico di uno stile già arcinoto. Così noto da meritare, come tutti i veri stili, anche la caricatura. Un apocrifo, dunque, per giunta di buona fattura, tanto da destare l'invidia del sottoscritto, che di apocrifi della Fallaci ne ha già scritti almeno un paio, in tempi non sospetti, come si dice, quando la Fallaci era "di sinistra" e già allora descriveva lo stato del mondo come una furente mischia di sbudellati e di sbudellanti, si sputati e di sputatori. Sì, sì, ero sicuro, e con me parecchi lettori dell'amato foglio rosa, che una fronda ridanciana e rizzoliana avesse inteso dileggiare affettuosamente la first lady di famiglia. Seguirà (pensavo) un finto corsivo di Eco sulla semantica dell'off-side, e uno di Calasso sulle copule mitologiche tra terzini greci e naiadi. Ma poi, riflettendo e anche telefonando qui e là ("ma hai letto che roba?"; "ma come è possibile?"), gli elementi in favore dell'autenticità dell'articoletto manesco, nonché ginocchiesco, risultavano schiaccianti. Intanto perché la ‟Gazzetta” è un giornale serio e direi ufficiale, e non lavora per la ricreazione, ma per la dura legge del gol. Poi perché la Signora, notoriamente, non è particolarmente soggetta al buonumore, e se un giornale, specie del suo gruppo, osasse nominare il Suo nome invano, gli scatenerebbe contro un commando di avvocati che al confronto l'invasione dell'Iraq è una scampagnata. Dunque e infine: Oriana Fallaci è effettivamente intervenuta, dal suo sidereo sito niuiorchese, in favore della virile vendetta di Totti, e contro l'evidente e ipocrita smidollatezza del politically correct, che sta infettando anche il calcio. Non è la parodia, a conti fatti, ma l'autoparodia l'approdo definitivo alla gloria letteraria. Lo sdegno e il cazzotto è, tra gli scritti fallaciani, non il più denso, ma sicuramente il più coraggioso: per prendersi per i fondelli così direttamente, direi così spietatamente, non solo bisogna essere grandi scrittori, ma anche grandi persone.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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