Vittorio Zucconi: Lolita country

Se non ci fosse una edificante quanto tragica morale, un po' sul genere "delitto e castigo", che alla fine di questa storia apparirà in tutta la sua limpidezza, non avremmo dedicato anche lo spazio di questa settimana al tema che ormai invade in maniera nauseante televisioni, quotidiani, siti internet, periodici illustrati, cinema, pubblicità, politica, cartellonistica, telefonia mobile e fissa. Il sesso.
Purtroppo "il sesso vende", ci ammoniscono inserzionisti ed esperti di pubblicità, e resistere è futile. Valga il fatto che questa storia è stata raccolta e diffusa all'inizio di giugno da una delle agenzie di notizie internazionali più autorevoli e rispettate, l'agenzia Reuters, il che ci fa sentire non meglio, ma almeno in decente compagnia.
Ecco dunque l'oscena (ma educativa) vicenda di un padre di famiglia, un uomo apparentemente impeccabile, che perde la testa per una piccola seduttrice rovinacase. Non originalissima, si penserà, ma non si deve mai giudicare un libro dalla copertina. Dunque.
Aveva una moglie devota e graziosa, una figlia e una buona reputazione in paese, il nostro protagonista, che anni di lavoro e di frequentazione della chiesa locale sembravano avere cementato nell'opinione dei vicini. Non che l'opinione dei conoscenti sia mai da prendere troppo sul serio, visto che puntualmente i vicini anche del peggior criminale borbottano ai microfoni dei telegiornali che "era una persona così tranquilla e sempre tanto gentile". Mai che abbia sentito un intervistato dire che quel ceffo incriminato per omicidio plurimo, associazione mafiosa, terrorismo e spaccio di stupefacenti ai bambini dell'asilo era un disgraziato piantagrane inviso a tutto il quartiere. Mai.
Arrivato alla mezza età, come si dice quando manca al massimo un terzo o un quarto della vita da vivere, il protagonista della nostra storiella sexy si innamorò perdutamente di una molto più giovane di lui, una sorta di Lolita, unachick, come si dice nel gergo sprezzante dei maschi, una pollastrella. Non bellissima, ma tutto ciò che la consorte non era, giovane, disponibile a tutto, ruspante.
Ma nella più classica ipocrisia piccolo borghese, il signor X (il nome è omesso per ragioni che vedremo in seguito) non aveva alcuna intenzione di rinunciare alla rassicurante tranquillità della famiglia. Il ménage a trois gli andava benissimo e dunque lui s'ingegnava a tenere nascosto il suo affaire con l'altra e non essere scoperto.
Vi risparmio i dettagli sulle prevedibili macchinazioni necessarie per tenere la moglie all'oscuro della relazione e i particolari sulle attività sessuali del signore con la giovane amante nei loro furtivi incontri, perché c'è un limite di pudore oltre il quale neppure le esigenze commerciali possono spingere un autore rispettabile.
Come accade quasi sempre, tuttavia, neppure le precauzioni prese per evitare di essere scoperto dalla moglie impedirono l'inevitabile. La coppia clandestina fu sorpresa dalla signora nel momento dell'intimità, inguattati in una capannina non lontana dalla fattoria di famiglia. Rimasero, tutti e tre, o almeno due di loro, impietriti.
La prima a reagire fu la pollastrella che fuggì strillando tentando di ricomporsi. Il marito restò con le brache a terra (qualche dettaglio malandrino va concesso), solo di fronte allo sbigottimento addolorato della moglie, la quale, dopo gli scontati "perché? perché?" coniugali seguiti dallo scontatissimo "perché lei mi dava qualcosa che tu non mi sapevi dare", fece probabilmente l'unica cosa che avrebbe potuto fare. Voltò la schiena e se andò.
Rimase solo nella capanna, il marito umiliato, a riflettere sul futuro che lo attendeva, sulla pubblica gogna, il divorzio inevitabile, la vergogna, l'ostracismo che la comunità di quella gente rude ma devota gli avrebbe inflitto e non se la sentì di affrontare il mondo. Passò una corda attorno al trave della baracca che era poi il pollaio della fattoria, formò il nodo scorsoio e si impiccò per sfuggire alla vergogna. Il suicidio gli evitò almeno, secondo il dettato della legge, che il suo nome venisse pubblicato, ma non che la sua storia venisse raccontata dalla moglie, per castigo postumo e per terribile monito a padri di famiglia tentati dal richiamo delle relazioni proibite e sedotti dalle grazie di una che può dare loro quello che nessuna moglie potrà mai dare. Una relazione con un pollo.
I vicini si dichiararono sorpresi che un uomo tanto per bene e tranquillo se la facesse con il pollame, confermando la sempre completa inattendibilità dei vicini.
Fine terribile del solito triangolo, con alto richiamo morale. Mai tradire la moglie con una gallina.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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