Michele Serra: Quel pianto di Cassano dopo il gol inutile

La terribile combine, dunque, c'è effettivamente stata. Doppia, per giunta: quella del paventato due a due tra svedesi e danesi, quella degli azzurri contro se stessi. Solo che, mentre nel primo caso valgono solo i sospetti, nel secondo basta passare in rassegna, nella serie delle tre partite, la catena di gol sbagliati, passaggi imprecisi, sostituzioni bislacche, per fotografare il suicidio sportivo di una squadra che ha molte ragioni per lamentarsi, a patto che in cima a tutte queste ragioni metta la propria vocazione a mettersi a repentaglio.
La Bulgaria è stata battuta di un soffio, a qualificazione ormai compromessa, e forse il solo ricordo forte, buono e sano che conserveremo di questi Europei è la sequenza, emotivamente formidabile, che ha avuto per protagonista Cassano in coda alla serata: gol strepitoso, gioia incontenibile non sapendo che quel gol era inutile, corsa verso la panchina per festeggiare il passaggio di turno, pianto a dirotto alla notizia che gli Europei erano finiti lì.
Il resto, francamente, non è stato all'altezza di una festa sportiva così come a milioni l'avevamo attesa, in crocchio davanti alla televisione. Lo sputo di Totti, l'ira fuori misura di Vieri (fuori misura, del resto, anche in tutti ma proprio tutti i colpi di testa effettuati), la polemica preventiva contro i perfidi scandinavi additati come imbroglioni a prescindere, dimenticando che ad armarli per il due a due fatale erano stati proprio gli italiani giocando malissimo con la Danimarca e facendosi gabbare dagli svedesi dopo una partita dominata...
Dal punto di vista dell'immagine, o come si dice più efficacemente della faccia, l'acuto finale di Cassano riesce appena a rabberciare i precedenti sbreghi, anzi auto-sbreghi, che la spedizione azzurra si era procurata. Delle scelte di Trapattoni diranno meglio gli esperti, a noi poltronari sono apparse spesso puro masochismo, con quel Del Piero inamovibile che roteava su se stesso in equilibrio sempre instabile, Vieri impresentabile che leva il posto a Corradi (e prima ancora di partire a Gilardino), Cassano ficcato in panchina contro la Svezia che lo pativa da morire.
Per indorare la pillola, va onestamente aggiunto che lo spettacolo televisivo è stato un capolavoro di sussulti, speranze, spaventi, delusioni, culminato e riassunto nello psicodramma finale di Cassano. Ecco, il calcio è almeno questo, uno spettacolo spesso ineguagliabile, e lo è nonostante i nervi arroventati di certe dichiarazioni, il cattivo gusto di certi titoli, e quella inguaribile malattia nazionale, e della Nazionale, che è la ricerca del cavillo, della scusa, della persecuzione, della combine, delle trame dei poteri occulti, pur di non accettare l'ovvia verità che la sconfitta è spesso e volentieri la semplice somma dei propri errori, non altro.
Varrebbe, per Trapattoni e per tutto l'ambiente azzurro, la celebre battuta di Altan: mi domando chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio. Adesso c'è un alibi grosso come una casa: il pareggio incredibilmente "esatto" tra Svezia e Danimarca. Non sia che quel pareggio diventi come l'arbitro Moreno: una coperta di Linus dietro la quale nascondere le proprie magagne.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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