Vittorio Zucconi: Addio ai Blues Brothers

Ma più che la rabbia, le urla o le chiacchiere, alla fine resta un po' di malinconia, il sentimento come di un vuoto. Siamo stati eliminati, via, finiti, sepolti, scomparsi, nella minuscola rappresentazione della vita-vittoria e della sconfitta-morte che è l'eterna seduzione dello sport.
I Celestini si sono ancora una volta trasformati nei fratelli dei blues (tutto previsto, ma fa male lo stesso) che ci fanno intonare il lamento del trombato. Beati coloro che si consolano ragliando contro Trapattoni, l'arbitro, il gomblotto sgandinavano, il 4-4-2 e il 3-1-3-3 barrato (non fa servizio festivi e domenicali) perché riescono a trovare una logica nel mistero mentre gli altri, come cantava un piccolo poeta, "restano come un pirla con il primo amore".
Lasciamo ai masticatori del nulla, ai tifosi con la spiegazione e l'alibi sempre pronti, ai ruminanti del "se" e del "ma" le gioie acri delle scuse e le piroette della competenza tecniche ovviamente finte, perché se esistesse una equazione per giocare bene al pallone, nessuno perderebbe mai una partita.
Tutti abbiamo visto tutto. Quello che è accaduto è evidente. Ci siamo eliminati da soli, come tanto spesso accade, e venga almeno sfatato per sempre il mito della bella addormentata sul prato che dorme nei gironi di qualificazione per svegliarsi regina dopo i quarti. Come in Giappone fummo incapaci di qualificarci da soli e dovemmo aspettare il regalo degli Ecuadoriani contro i Croati, così ieri siamo stati sbattuti fuori per la nostra incapacità, e chi di favori altrui campa, di favori altrui crepa. La fortuna, soprattutto nello sport, uno se la deve fabbricare da solo.
Del Campionato Europeo 2004 non ci importa più nulla, a parte una preghierina un po' blasfema perché almeno non lo vincano gli insopportabilmente boriosi francesi con i loro soldati di ventura coloniali) e si guardino i "ratings" delle future partite crollare, per verificare che siamo tifosi, non "sportivi" appassionati di calcio. Siamo fuori perché abbiamo buttato via l'unica oretta di buon gioco, su 270 minuti di squallore o di casino, contro una squadra mediocre come la Svezia, che avremmo dovuto battere seccamente se in attacco non avessimo avuto fantasmi riesumati soltanto per la pigrizia mentale del Signor Trappola e per la prepotenza degli interessi di sponsors, di mammesantissime e di protettori interessati.
L'unico nome nuovo è stato quel Cassano che infatti per poco non salvava Trapattoni dalla graticola e che è la sola ragione che abbiamo per sorridere un poco, oggi, pensando al futuro. Ma prima di sbranarlo, provate a immagine che cosa scriverebbero le iene e strepiterebbero oggi le tele scimmiette se Trapattoni fosse stato cacciato dagli Europei avendo lasciato a casa quel carrello di campioni lessi che si è portato dietro.
I Blues Brothers, e lascio a chi legge decidere chi sia stato il suonatore più stonato, ci hanno brutalmente e un po' crudelmente strappato il ciucciotto di bocca e ogni bebè del tifo ora strilla e frigna a bocca vuota aspettando che le orrende balie del calcio nazionale, i Galliani e i Moggi, i Carraro, i Gaucci, i Moratti e i loro suonatori di violino nei media italiani, gliene mettano un altro in bocca cantando la sempre più frusta e idiota ninna nanna del "campionato più bello del mondo". Sarà la povera, vecchia balia con gli occhi colore del cielo lombardo d'autunno, il Trappoloni di Cusano M, a pagare per tutti. Per sopravvivere, loro, devono darci in pasto quello che ai loro portafogli interessa di meno.
Ora ciascuno si può riprendere il suo e tutti possono tornare a inginocchiarsi davanti agli squallidi altarini delle parrocchie e delle contrade, come vuole l'istinto nazionale. La squadra dei Blues Brother, quella che tanti lamenti ci ha fatto cantare in questi anni, non c'è più e spero di non vederla mai più in campo con questi miti senza sostanza e queste etichette pubblicitarie appiccicate sopra scatole ormai vuote o scadute, spacciate come caviale.
Grazie a tutti per averci seguito in queste due settimane e per le infinite e affettuose lettere al mio Tommasino ritratto nella foto, che cresce, sorride, fa dolci versolini come il suo quasi coetaneo cugino Devin John e, loro sì, non i tifosi italiani, un giorno saranno svezzati dal ciuccio.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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