Michele Serra: Prodotto-star dei riti dell'infanzia

La storia dei consumi, per tanti versi, ha corso parallela alla storia dello spettacolo: c'è stata un'epoca pionieristica ed eroica - l'epoca delle prime grandi star, ciascuna delle quali incarnava un archetipo - alla quale è succeduto, inesorabile, l'evo sovraffollato della dozzinalità. Beati quei prodotti che hanno avuto la fortuna di nascere quando tutto o quasi era ancora da definire, gli scaffali ancora da riempire, molti negozi ancora da inventare. Ci sono merci (come il borotalco) che hanno inventato una funzione, creato un uso. Prodotti antesignani, prodotti divi, la cui aura è così forte, ancora oggi, da non avere rivali o successori, al massimo emuli o imitatori. Per buttarla in metafora, tra il borotalco e la gran parte dei prodotti da cosmesi oggi pullulanti sui nostri scaffali da bagno, corre la stessa distanza che separa la Duse o la Magnani dalle veline e dalle indossatrici. Magari queste ultime sono ugualmente belle, ma quanto a fascino, a unicità, a carisma, non c'è paragone possibile. Sarebbe un nome proprio, borotalco, ma lo scriviamo minuscolo, come aspirina o nutella o moka: si è meritato sul campo questa promozione da brevetto a oggetto di casa, da nome proprio a nome comune. L'immutabilità della formula e della confezione sono il privilegio di ben pochi prodotti: celebrano la loro definitività nel mondo cangiante e frastornante della produzione. Almeno alcune merci trionfano (e rassicurano) perché rimangono uguali dall'infanzia alla vecchiaia, varcano il limite delle generazioni, permettono di ripetere, da genitori, gli stessi gesti con i quali i nostri genitori accompagnarono la nostra infanzia, in mezzo agli stessi odori. La piccola cerimonia bianca e profumata del borotalco che lenisce i pruriti e assorbe gli umori irritanti è uno dei punti fermi della liturgia dell'accudimento. Nella mia memoria remota esiste un vero e proprio paniere (ognuno ha il suo) dei Prodotti Fondamentali, quelli che vorrei eternare, potendo, anche per i figli, e i figli dei figli. L'odore e la consistenza di quella polvere aspersa sulla pelle dopo il bagno serale è apparentabile solo ad altri due memorabili riti della mia igiene infantile: uno è il Vix Vaporub spalmato sul petto nelle solenne occasione dei raffreddori invernali, l'altro è il sapore aspro e forte dei suffumigi di olio di pino mugo quando arrivava il maldigola. Che si tratti di placebo, di piccoli comforts aromatici e non di vere e proprie cure radicali, l'ho poi saputo da grande. Questo non toglie nulla alla credula e totale fiducia con la quale mi sottoponevo alla cura (fu il borotalco, ne sono sicurissimo, a guarirmi dalla varicella, non tutte quelle schifose medicine), né alla mia onesta e irrevocabile intenzione di tramandare anche ai miei figli quegli stessi odori, quei sapori, il senso rassicurante di gesti che si ripetono. In fondo piccole fiabe senza parole, che mimiamo per i nostri discendenti soprattutto per il loro valore rituale, anche se sappiamo benissimo che saranno gli antibiotici o i sulfamidici o gli antinfiammatori a dire l'ultima parola. Ma la scienza non potrà mai sostituire la poesia. Il senso del borotalco, del suo valore d'uso, della sua funzione così allegramente intima (va a finire soprattutto lì, dove le chiappe diventano il nido oscuro di possibili bruciori), è molto ben descritto dalle campagne di Boccasile che vengono riproposte in questo anno celebrativo. è un senso soffice e rotondo, candido e vergine, una nuvoletta benefica, un soffio fresco e balsamico. L'igiene di massa è una delle grandi epopee della civiltà borghese e industriale, una delle poche vere rivoluzioni che hanno vinto e non hanno subito alcun contraccolpo reazionario. Il borotalco è uno degli eroi di quella rivoluzione.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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