Vittorio Zucconi: L'astro Barack Obama eroe di operai e pacifisti

Uno così, l'America non lo aveva mai visto. Non tanto perché un senatore con la pelle nera come lui già sarebbe una rarità da museo di storia naturale, essendo soltanto il terzo uomo con sangue africano a sedere (se vincerà a novembre) nel Senato americano nei 139 anni passati dalla fine della Guerra civile. La straordinarietà del futuro senatore che stasera ruberà il palco agli elefanti bianchi del partito è nella sua biografia, nella storia di un figlio perfetto di quella globalizzazione umana che tanto terrorizza i prigionieri del passato. Barack Obama, la stella nascente nel futuro della nuova sinistra americana che pronuncerà il "discorso tematico", il "la" del congresso come in passato fece Clinton, nacque nelle Hawaii, 42 anni or sono, da un kenyota e da una americana bianca, visse a lungo in Indonesia con i nonni quando i genitori divorziarono, riuscì a studiare alla Columbia University e, non contento, prese una laurea in legge costituzionale Summa cum Laude a Harvard primo nella sua classe. E poi, tra lo sbalordimento dei compagni di corso, respinse i grandi studi legali che gli offrivano ceste di danaro, per lavorare, invece, in una piccola chiesa di Chicago, come pubblico difensore dei diritti e delle ragioni degli operai, bianchi e neri, spogliati del loro lavoro dalle fabbriche in fuga verso i paradisi del lavoro pagato a noccioline. Che il prodotto della globalizzazione umana sia un avversario proprio della globalizzazione può sembrare paradossale e "Benedetto" - questo significa Barack nella lingua Swahili - infatti non è un protezionista, ma vuol essere un protettore, qualcuno che ogni tanto ricordi al mondo che, il compito di un governo, in una democrazia, è di essere la lobby di chi non ha potere, non di chi ne ha già troppo. Nel 1995, quando cominciò la propria carriera politica in Illinois, volle andare in Kenya, per dire alle tombe del padre e del nonno che "il vostro sogno si è realizzato" e a lasciare nel cimitero il suo diploma di dottore in legge con il sigillo di Harvard. Sogneranno in molti, questa sera, con lui perché la sua è la voce della umanità sensibile e non ideologica che risuonò con Martin Luther King. "Io non sono contro tutte le guerre - disse in un comizio a Chicago - perché senza la Guerra Civile non potrei essere qui a parlarvi. Sono contro le guerre stupide, e questa guerra di Bush in Iraq è una guerra stupida". Doveva venire un uomo dal Kenya, passando per Hawaii, l'Indonesia e Chicago, per dire la semplice verità dei bambini.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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