Vittorio Zucconi: Bush passa al contrattacco "Hanno solo idee vecchie"

Con il cagnetto in braccio e la moglie al fianco, la preda George torna nei panni del cacciatore e parte al contrattacco dopo aver subito l´offensiva Kerry. Non ha aspettato un´ora, il Presidente che ieri ha visto l´avversario prendere cinque punti di vantaggio nei primi "instant polls" dopo il Te Deum di Boston (48 a 43) per lasciare gli ozi del Texas, tornare sul sentiero della campagna elettorale e portare in quattro stati chiave, Missouri, Michigan, Ohio e Pennsylvania, il contromessaggio da opporre subito ai comizi democratici: "L´America con me ha svoltato l´angolo e non si torna indietro". Kerry e i Democratici sono "vecchie idee fallite vestite a nuovo". "Ho ascoltato molti abili discorsi, belle promesse e buone intenzioni a Boston, ma le intenzioni e i discorsi non servono a governare una nazione e il mio avversario ha alle spalle 19 anni di voti fallimentari", ha detto Bush che non ha evidentemente accettato di rinunciare agli attacchi ad personam, come l´avversario gli aveva abilmente proposto.
Nel furioso ping-pong di una campagna elettorale arrivata a 97 giorni dal voto e accelerata dal congresso di Boston, la pallina è passata nella metà campo repubblicana e Bush deve rispondere al servizio insidioso del concorrente. La svolta moderata impressa da Kerry a un partito che ha rinunciato alla voglia delle invettive per presentarsi come una forza moderata e responsabile, ha rovesciato la dinamica del dibattito a distanza fra i due. Ha costretto Bush a fare quello che i repubblicani si aspettavano facesse Kerry: attaccare la persona per attaccarne le idee. Ma dopo avere assistito ai quattro giorni del Barnum democratico, profetizzando un torrente di "Bush bashing", di insulti al Presidente che non si è materializzato, i repubblicani sono ora costretti a fare loro quello che gli altri non hanno fatto, a demolire e insultare. Una scelta rischiosa, ma obbligata, perché serve a consolidare la propria base più faziosa, ma può alienare gli indecisi che non amano la propaganda in negativo.
La furia e la stizza con la quale il campo di Bush ha dovuto contrattaccare e "retool", come dice Karl Rove lo stratega del presidente, a rivedere e ridisegnare i suoi slogan, è la prova indiretta del successo della Convention democratica. E´ inconsueto che un presidente in carica, con alle spalle quattro anni di governo, debba fiondarsi sul sentiero della campagna per ridefinirsi, volare su quattro stati in due giorni per cinque comizi, quando ancora i palloncini e i "confetti", i ritagli di carta lanciati alla convention dell´opposizione non sono stati scopati via. Ma è la dimostrazione che il sarcasmo anti Kerry di un Bush vestito ieri con il solito giubbottino da bombardiere che sfodera quando vuol sembrare marziale, non nasconde la percezione di dover tamponare subito la emorragia di prestigio e di popolarità del loro uomo, nel mese di agosto, verso la convention a New York, il 30 agosto.
E la paura, nella politica elettorale, si traduce in spese faraoniche che in questa campagna 2004, potrebbero raggiungere, secondo calcoli fatti dal Washington Post, la cifra spaventosa e inaudita di 750 milioni di dollari. La Casa Bianca, che ha rinunciato ai finanziamenti pubblici per avere mano libera nel raccogliere le elemosine dalle multinazionali del petrolio e della farmaceutica, ha stanziato 60 milioni di dollari soltanto per le prossime quattro settimane, per far trasmettere almeno otto volte al giorno in Missouri, Ohio, Michigan e Pennsylvania gli attacchi a Kerry.
Kerry e i democratici, che hanno bruciato 40 milioni di dollari per i quattro giorni alla convention, dovranno rinunciare a una controffensiva di caroselli politici in agosto, per non bruciare quell´assegno da 75 milioni di dollari che ieri mattina hanno ricevuto dal Tesoro federale, come contributo elettorale, che limita però le loro spese. Si affideranno al tour in autobus che Kerry ed Edwards hanno cominciato e li porterà in un´odissea di 5.600 chilometri in 21 stati, per fare, al dettaglio, fra strette di mano e neonati accarezzati, quello che Bush farà all´ingrosso, con gli spot.
Il vantaggio del danaro, nonostante la rimonta di Kerry che ha raccolto 70 milioni di dollari soltanto via internet, resta con l´"incumbent", con il presidente in carica. Ma il vantaggio politico, nel tennis da tavolo elettorale, è passato, da giovedì sera, a Kerry, che ha saputo seguire il consiglio strategico di Napoleone, mai fare quello che il nemico si aspetta che tu faccia. Ha travestito la sinistra da "repubblicani light", da falchi intelligenti e ha tolto Bush e ai suoi burattinai il bersaglio facile, il pupazzo pacifista anti militarista, che si erano preparati ad affrontare. Un vantaggio che la "Bush machine" con la potenza della Casa Bianca tra le mani e la complicità di qualche governo straniero che teme la vittoria di Kerry, potrebbe spazzare via in fretta. Lo scenario "Osama Bin Laden in catene" a pochi giorni dal voto, che è l´incubo nei sogni di Kerry e dei democratici.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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