Vittorio Zucconi: Gli strumenti del terrore

Volo Detroit - Los Angeles, Boeing 7676, Northwest Airlines, 10 luglio 2004. Una giornalista americana con il marito e il figlio vede salire a bordo quattordici "giovani uomini dall'aspetto mediorientale". Portano borse di strana foggia, tubi neri, oggetti con curiose protuberanze avvolti in panni morbidi, preoccupanti sacchetti panciuti con il logo della McDonald's. Si sparpagliano nella cabina del 767. Uno, chiaramente il leader, siede in prima fila, guarda caso proprio nel sedile più vicino alla cabina di pilotaggio.
Appena l'aereo raggiunge la quota di volo, tutti, a turno, si alzano. Si scambiano occhiatine d'intesa, vanno e vengono dalle toilettes. Quello con il (presunto) hamburger entra con il sacchetto gonfio e ne esce con il sacchetto semivuoto. Ahi, ahi.
I passeggeri di aspetto "non mediorientale" notano i loro movimenti, s'interrogano, tremano. La giornalista del ‟Wall Street Journal” passa un bigliettino a un'assistente di volo che le risponde, sempre per iscritto, che il comandante ha sbarrato la porta blindata della cabina e ha avvertito l'Fbi.
Una signora anziana piange silenziosamente, sprofondando il volto nella spalla del marito per non farsi notare. Uno dei quattordici, un tipaccio col pizzetto, apre la cappelliera, ne estrae un fagotto e si avvia verso il bagno. Si sente un grido soffocato di donna. Oh my God. Passandole accanto, il giovane si ferma e le scocca uno "sguardo gelido, carico d'odio".
Il volo dura quattro ore e mezza. Ogni secondo è un tortura. Quando il Boeing comincia la scivolata verso LAX, l'aereoporto di Los Angeles, due di loro si alzano e vanno alla toilette, contro ogni norma di sicurezza, ma le assistenti non osano affrontarli. La giornalista stringe forte la mano del figlio. Un uomo prega il suo Dio. La signora anziana si asciuga gli occhi, vuole morire con dignità. È la fine. Arriva il "crack", lo schianto secco del carrello sull'asfalto.
Autopompe, furgoni blindati, ambulanze, auto della polizia, agenti e soldati in tenuta da guerra circondano il Boeing della Northwest e arrestano i quattordici islamici. Gli scampati all'attentato respirano, ma la giornalista è furiosa. Come hanno potuto far salire a bordo ben quattordici giovanotti "di aspetto mediorientale"? Che razza di colabrodo è l'aeroporto di Detroit? Tempesta la compagnia, la direzione dell'aeroporto, l'Fbi, il dipartimento per la sicurezza nazionale e finalmente ottiene una risposta: i 14 erano effettivamente islamici. Erano tutti cittadini siriani. E tutti musicisti.
Era un gruppo folk "mediorientale". Volavano a Los Angeles per una serie di concerti e di esibizioni e avevano scritture a Detroit, Las Vegas, Reno, Phoenix, con regolare visto. Vabbè, insiste adesso la giornalista, che non molla, forse che un violinista non può essere anche un terrorista? E il "gelido sguardo" di quello con il pizzetto, dove lo mettiamo? E non potevano essere terroristi che nascondevano a bordo parti di bombe e armi per futuri complici, approfittando della pulizia degli aerei, notoriamente approssimativa?
Ecco il nuovo mondo della "elevata attenzione" e della "mobilitazione civile" nel quale devo vivere qui, dal fronte della paranoia, tra i semafori, gli allarmi, le grida che gli strateghi della guerra al terrorismo agitano senza mai dire, senza mai specificare, non per proteggere noi, che possiamo soltanto aver paura, ma per proteggere loro stessi, per coprire il sedere dei governi quando qualcosa o qualcuno salterà in in aria.
È questa la "vittoria" che ci era stata promessa? Stiamo vincendo davvero, se bastano un delirio scarabocchiato in arabo su qualche sito spazzatura di Internet o un'orchestrina siriana per paralizzare nazioni, per cacciarci il cuore in gola, per condannare ben duecento persone a quattro ore e mezza di tortura autoinflitta soltanto perché un giovanotto arabo porta a bordo un piffero? A che serve, la nostra paura, altro che a procurare voti, a fare audience tv e far vendere pessimi libri?
Questa, da noi negli Usa, è la stagione dei congressi politici, delle inutili e coreografiche "Conventions" dei principali partiti, che hanno ormai il solo scopo di arricchire gli albergatori e le prostitute che (notizia ufficiale di agenzia) stanno volando a Boston e New York a sciami per gettare coraggiosamente anche il loro corpo nei letti della democrazia occidentale minacciata.
Il governo ha chiesto a noi che ci andremo, di essere attenti, vigili, sospettosi, prudenti, di essere spaventati.
Lo saremo. Faremo il nostro dovere di cittadini dell'Occidente minacciato. Soltanto prostitute, bionde naturali e con gli occhi azzurri, per i delegati ai congressi. Signorine "di aspetto mediorientale", astenersi.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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