Vittorio Zucconi: L'anatema tardivo di Kofi Annan

Kofi il mite, Kofi il segretario generale dal sorriso malinconico e inoffensivo, sferra a Bush la pugnalata di quella verità talmente ovvia e tagliente da essere stata, finora, evitata. Dice che l'invasione dell'Iraq fu un atto "illegale", che neppure la sbandierata risoluzione numero 1441, quella delle "serie conseguenze" se Saddam non si fosse piegato, poteva giustificare. Subito, si scatena la reazione inviperita della Casa Bianca che richiama appunto le risoluzioni del solo e unico organo deliberativo delle Nazioni Unite, che non è la segreteria, è il consiglio di Sicurezza, ma la ferita brucia. Annan non è l'Onu, è solo il notaio, colui al quale è affidato il compito di rogitare e di verificare le decisioni e le azioni prese dai governi.
Dunque, il notaio del mondo dice a Bush che la sua pretesa di avere agito come mano armata di un consiglio di Sicurezza troppo diviso e imbelle per farsi rispettare, è illegittima. E gli Stati Uniti d'America non sono lo sceriffo del mondo, ma il fuorilegge.
È una buona notizia per George Bush e la sua Amministrazione che uragani in serie si abbattano in questi giorni sugli Usa allagando i mass media con immagini di rovina e che l'America continui a barcollare nel sonnambulismo che accompagna l'andamento atroce della guerra in Iraq, peggiorato ancora con il sequestro di cittadini americani e dalla rivelazione che già in luglio l'intelligence aveva avvertito Bush, inascoltata, del caos incombente.
Un'altra opinione pubblica meno ipnotizzata dal mantra della "guerra al terrore" sarebbe stata scossa dalla scoperta di essere divenuta il "cattivo" del film. Il prestigio e l'autorità delle Nazioni Unite sono scesi presso la maggioranza dei cittadini americani a livelli talmente infimi che la terribile sentenza di Kofi Annan non farà che confermare il disprezzo dei "buoni patrioti" per questa che Rumsfeld chiamò una "impotente società di dibattiti". Se l'Onu fosse quella cosa seria che Bush, e i suoi predecessori, fingono di invocare mentre la boicottano, la sentenza del notaio del mondo avrebbe una cascata di possibili conseguenze tremende, per un'America che si considera l'ultima depositaria della legalità democratica da esportare.
Una guerra "illegale" non sarebbe infatti soltanto una guerra strategicamente, ideologicamente e tatticamente sbagliata, come il campo sta dimostrando e come i generali cominciano a denunciare. Avrebbe conseguenze, appunto, legali, molto serie. L'occupazione diverrebbe automaticamente "illegale". Le decisioni prese dalle autorità di controllo e dai generali che combattono per loro sarebbero "illegali". Quei dieci, o ventimila cittadini iracheni uccisi sotto le bombe americane sarebbero vittime di un'azione ingiustificabile e gli autori degli attacchi sarebbero tutti passibili di incriminazione davanti a tribunali internazionali, dal generale Franks, che guidò l'invasione, fino al sergente che tormentava i carcerati rinchiusi ad Abu Grahib. E i terroristi che fanno saltare autobombe e blindati giustificherebbero, ben oltre i loro scarsissimi meriti, l'appellativo tanto contestato di "resistenti". Anche il regicidio è giustificato, insegna la dottrina storica, se il sovrano è un usurpatore illegittimo.
Ma l'anatema scagliato dall'ingannevolmente mite Kofi Annan non avrà conseguenze, anche perché arriva tardi, quando ormai altre risoluzioni del consiglio di Sicurezza hanno in pratica autorizzato quella presenza militare degli occupanti che sarebbe stata "illegale". Al Segretario generale si può rimproverare di avere parlato troppo, andando oltre l'autorità del Consiglio, o di avere parlato troppo tardi, quando la sua condanna può suonare come un'ingerenza in una campagna elettorale che rimane affare interno agli Stati Uniti, pur nei suoi ricaschi globali. Annan sa benissimo che le sue parole non cambieranno Bush, come non lo cambieranno gli appelli della sinistra europea perché sospenda i bombardamenti aerei. Il notaio del mondo non può dettare le condizioni alle parti, può soltanto fissare i paletti, funzionare da segnaletica di pericolo morale, lungo una strada che i cingolati continueranno a percorrere. La sua è la angosciosa manifestazione di quanto stia crescendo, oltre i confini di un'America ipnotizzata, quella ostilità che Washington denuncia istericamente come antiamericanismo mentre fa ogni sforzo, ogni giorno, per alimentarla con i propri comportamenti.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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