Vittorio Zucconi: Eva, la mela e il cellulare

Ultime notizie dalle mele. E dalle donne che si ostinano a morderle dove non dovrebbero. Settembre, siamo su un marciapiedi della metropolitana di Washington, stazione chiamata Friendship Heights, le alture dell'amicizia. Non è il Paradiso Terrestre, ma almeno è pulitissima.
Eva 2004 è una giovane donna di 26 anni che si chiama, nella vita, Sakinah Aron. È scura di pelle, di sangue africano proprio come africana pare che fosse, sull'altipiano etiope, la gran madre originale dell'umanità. Sakinah passeggia annoiata sulla pensilina e dalla borsetta dove le impiegate americane ripongono le tormentose scarpe da lavoro coi tacchetti per infilarsi sneakers più comode, estrae una mela e la addenta.
Non ci sono sottintesi sessuali come nella edizione originale della scappatella fra la nonna e la renetta, né serpentelli freudiani attorcigliati attorno a un pilone che le sibilino suggestioni proibite. Ma c'è comunque un divieto, perché un divieto c'è sempre. "No food no drinks", né cibo né bevande, intima un cartello che la peccatrice ignora. Addenta il frutto succoso e subito l'angelo vendicatore appare, vestito nella camiciolina celeste poliestere della "Metro Police". Le intima di buttare la renetta minacciandola di espellerla dall'eden rotabile sotterraneo. Ma questa Eva 2004 non ha il carattere remissivo dell'antenata etiope. Invita l'angelo in poliestere no-stiro a compiere atti innominabili e continua a sgranocchiare il pomo.
L'angelo si irrita. Tu passerai la notte in prigione, la maledice. Eva se ne frega. Inghiotte l'ultimo boccone, getta il torsolo in un cestino della spazzatura ed estrae un cellulare dal quale comincia a gridare a qualcuno che un gran *&%$@ di un poliziotto mi sta molestando perché sto mangiando una mela e minaccia pure di mandarmi in galera, questo grande $(^*% .
Lei è in arresto, proclama il grande $(^*% mentre allunga le mani verso i polsi di Eva-Sakinah per chiuderli nelle manette di plastica. E lei è nella merda, risponde la mangiatrice di mela, perché mi sta molestando, mi sta mettendo le mani addosso, mi sta frugando senza un mandato, sta abusando del suo potere e io la denuncio per maltrattamenti.
Attorniata ormai da noialtri passeggeri, avidi di qualsiasi "street show", spettacolino da marciapiedi che possa alleviare il tedio, la donna si divincola con abilità consumata (è molto carina e deve avere una lunga pratica nello sfuggire ai tentacoli) e si aggrappa di nuovo al suo telefonino. A voce altissima, strepita con un collega all'altro capo della comunicazione, che si scoprirà essere un avvocato come lei nello studio dal quale era uscita, e comincia a dettargli una radiocronaca minuto per minuto da registrare come futura memoria per la causa contro la società che gestisce la sotterranea.
L'indifesa impiegatina con la mela si rivela essere un'avvocata in un celebre studio legale di Washington, specializzato nel piantare grane colossali contro autorità e grandi aziende e nel succhiare ben altro che succhi di mela dalle loro casseforti.
Il povero angelo dell'Eden sotterraneo si gela. Immagini di deposizioni in tribunale, squadroni di avvocati, danni miliardari, titoli di giornale, danzano davanti ai suoi occhi sbarrati di salariato con il nome ricamato sulla camiciola che noi tutti, testimoni potenziali, possiamo leggere. Sa di essere in trappola. A Washington la Bibbia è scritta dagli avvocati.
Lascia la presa, balbetta qualche frase incoerente, accenna al cartello con il chiarissimo divieto di bere e mangiare, sa di avere la legge dalla sua, ma legge non significa giustizia, essendo la giustizia, soprattutto negli Stati Uniti, quel nobile meccanismo costruito per stabilire chi, fra le parti in causa, abbia il migliore avvocato e il metrò di Wa-shington non ha i milioni da spendere per difendere una guardia in tribunale. Un testimone, uno dei curiosi raccolti attorno alla scenetta (non dirò chi) avanza una proposta di compromesso. L'avvocata paghi la multa per avere mangiato la mela - 50 dollari - e l'agente lasci perdere le manette e le minacce di arresto. Eva e l'angelo in poliestere si guardano in silenzio.
Lei allunga la mano nella borsetta e ne estrae lentamente, suggestivamente, un borsellino. Lui fa scivolare la mano nella tasca dei calzoni e preleva il blocchetto dei verbalini di contravvenzione. Il treno arriva. Noi passeggeri saliamo riluttanti e dai finestrini assistiamo all'ultimo atto della nuova versione dell'antica storia di Eva e della mela, lo scambio tra le banconote e il verbale. Caso chiuso.
Sarebbe bastato un telefonino cellulare, per evitarci di partorire con dolore e di sudarci il pane.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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