Michele Serra: Una sfida al biotech che avanza

"Terra madre" è un gran bel nome. Ma è l'argomento che genera pensieri e parole importanti: avrebbe potuto chiamarsi anche Internazionale del Pane, e segnalare una volta per tutte il salto di qualità politico di Slow Food, che si è fatta conoscere (nel mondo) per la cultura gastronomica, ma è ormai a pieno titolo un movimento contadino transnazionale. Ben più che al Salone del Gusto, fiera delle piacevolezze organolettiche, è in queste giornate piemontesi che Carlo Petrini e i suoi forti ragazzi (età media sotto i trenta) scommettono sulla possibilità di riportare il settore primario sotto i riflettori della politica che conta. Da noi "contadino" significa ormai poco (e comunque assai meno di quanto dovrebbe), ma per la maggioranza della popolazione mondiale la terra è ancora la principale fonte di reddito, è la vita quotidiana, è cibo e lavoro, è identità. Grazie a un lavoro febbrile e annoso di contatti intellettuali, di relazioni umane, di alleanze politiche in ogni continente della Terra, Slow Food è riuscita a organizzare una rete ormai stabile di realtà locali, di movimenti, di esperienze che fondano sul cibo (che è molto di più della gastronomia) la propria ragione d'essere e di agire. Petrini conta ormai quasi tanti viaggi quanti il Papa, è appena tornato dall'India, è spesso in America, parla con i vigneron francesi come con i produttori di vaniglia messicani. Solo un tessitore instancabile come lui poteva riuscire a fare arrivare in Langa e dintorni migliaia di contadini da ogni parte del mondo, per una specie di National Geographic vivente di antropologie, facce, favelle, vite, culture e colture. Racconta Petrini della facilità straordinaria con la quale gente di latitudini disparate, a dispetto della separazione linguistica, dopo pochi minuti riesce a comunicare, a incrociare esperienze, a scoprire nella storia dell'altro similitudini impensate, a far tesoro delle disavventure o dei successi altrui. Ovunque le strozzature del mercato e l'imperialismo omologante delle coltivazioni ogm incontrano la resistenza di coltivatori tenaci, che difendono la biodiversità e con essa la propria sussistenza. La parola "radici", se detta da chi lavora la terra, ha una ricchezza di significati straordinaria, significa memoria ma anche futuro, significa avere o non avere potere e autodeterminazione (far radicare questa pianta invece di quella può significare vincere o perdere la battaglia per l'autonomia economica, dunque anche politica...). "Terra Madre" sarà una specie di rassegna mondiale delle identità contadine, colpo d'occhio unico sullo stato dell'ambiente antropizzato, occasione imperdibile per chi voglia fare sul serio una politica della terra, conoscere i problemi, studiare i contraccolpi, progettare i rimedi. Sarà difficile, per Slow Food, impedire che lo spettacolo delle fisionomie prenda il sopravvento sulla sostanza politica dell'evento, che rischia di diventare, sui media, puro folklore e pura festa. Anche perché, nel modo di lavorare di Slow Food, la festa è un modo costante di celebrare l'incontro, niente a che vedere con la convegnistica politica tradizionale, con la quaresima delle relazioni dotte. Il rischio, ben noto a Petrini, è che in uno sguardo esterno il piacere faccia ombra alla politica, tanto siamo abituati a separare la politica dal piacere, tanto siamo rassegnati a una politica senza coinvolgimento umano ed emotivo. La scommessa (fino adesso vincente) di Slow Food è ribaltare il concetto: solo il piacere può salvare la politica, e "Terra Madre" già esonda dalle sue sedi ufficiali per celebrare, nelle case e nei locali di mezzo Piemonte, una festa contadina mai vista, poliglotta e polimorfa, nottambula, ciarliera, terribilmente seduttiva.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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