Vittorio Zucconi: Timidi, bugiardi e anonimi ecco il popolo dei sondaggi

Una nazione di schizofrenici interrogati da un esercito di nevrotici. È mattina in America e il popolo sovrano scopre con un brivido di avere cambiato idea mentre dormiva e sa che la cambierà di nuovo durante il giorno, sballottato da un uragano di sondaggi pirandelliani che lasciano tutti con una sola certezza: che qualcuno, tra la dozzina almeno di istituti demoscopici che frugano gli umori nazionali si sta sbagliando di grosso. I sondaggi elettorali americani sono come il tempo a Londra: se non piacciono, basta aspettare cinque minuti perchè cambino. A dieci giorni dal voto, ne esce in media uno nuovo ogni quattro ore, sempre diverso dal precedente. C'è chi, come l'istituto di statistica della Minnesota University, aggiorna le proprie tabelle addirittura ogni ora. È nevrosi da "poll". Gallup, la più celebre e oggi la più criticata, spara ben 8 punti di vantaggio per Bush e la curva repubblicana esplode. Passano poche ore ed ecco che Zogby, "pollster" più piccolo ma molto rispettato, l'unico che avvicinò seriamente l'esito delle elezioni 2000 sbagliandosi per appena lo 0,5% dei voti, riporta la partita in pareggio. La Fox News di Murdoch, "curva sud" del potere repubblicano, riporta Bush in netto vantaggio, ma Rasmussen, considerato molto attendibile, vede Bush davanti con il minuscolo margine dell'1,4 per cento, dopo averlo visto in vantaggio di un confortevole 4 per cento prima dei tre dibattiti. Esultanza nella curva Kerry, siamo in rimonta. O no? Nel "tracking poll" quotidiano condotto dal Washington Post, la forbice tra i due si sta invece allargando a favore del Presidente dopo la fine dell'effetto dibattiti vinti, in questo almeno tutti i "polls" concordano, da Kerry. Discrepanze che le società di indagine spiegano con le diverse campionature, con la scelta di elettori semplicemente registrati o di elettori che probabilmente voteranno, con il "peso" diverso attribuito a vari gruppi sociali ed etnici, spiegazioni che riconfermano come l'indagine di opinione sia ancora più un'arte che una scienza. Ma non spiegano come possa accadere che, stando al Washington Post che utilizza la rispettabile Tns, nel volgere di tre settimane il distacco tra i due possa variare di 6 punti, dal pareggio del primo ottobre al più sei per Bush del 21 ottobre. Poiché ogni punto percentuale rappresenta circa un milione di elettori, visto che si attendono, anche questa volta, circa 100 milioni di voti nazionali, ciò significherebbe che almeno sei milioni di americani avrebbero cambiato idea in pochi giorni. Se avesse ragione Gallup, addirittura 10 milioni di persone avrebbero traghettato dall'uno all'altro, l'equivalente di due grandi metropoli. Un popolo di psicolabili, questa America 2004? O un popolo di bugiardelli, come cominciano a sospettare gli stessi investigatori di opinione, che hanno imparato a mentire e mimetizzarsi, specialmente da quando sono computer a telefonare e a porre domande sintetiche alle quali si risponde premendo un numero sulla tastiera, anziché un essere umano capace di intuire la possibile menzogna? E i telefonini? Il popolo dei cellulari è ignorato dai sondatori che preferiscono il più affidabile telefono fisso e dunque, tra bugiardi, timidi che non vogliono magari esprimersi pubblicamente per l'opposizione in un clima di "jihad" elettorale come questo, e telefonini esclusi, i sondaggi vanno presi senza entusiasmi e senza depressioni. E ricordare sempre che le preferenze nazionali, le cifre generali, non significano nulla. Ciò che conta è vincere nei singoli stati, soprattutto in tre, Ohio, Pennsylvania e, purtroppo, la solita Florida. E chi ha perduto potrà sempre consolarsi pensando che il vincitore ha rubato la partita. L'unico sondaggio che servirebbe, quello per calcolare i brogli, non c'è ancora.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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