Vittorio Zucconi: Dopo Bush? Schwarzie

L’idea rivoluzionaria venne dal futuro. E naturalmente da quella Hollywood che inventa e diffonde i sogni americani. L’ebbe uno dei massimi pensatori del nostro tempo, Sylvester Stallone, nella parte di un superpoliziotto scongelato per combattere il crimine di domani nel film Demolition Man. Stallone chiese, svegliandosi, chi fosse il Presidente degli Stati Uniti. "Arnold Schwarzenegger", gli risposero. Il pubblico rise. Undici anni dopo quel film del 1993, nessuno ride più "L’idea - Schwarzie" è uscita dalla fantapolitica e dalla vita di un uomo che non ha mai davvero nascosto il proprio passato scandaloso. Ha conquistato la California, è diventata una proposta di legge ufficiale per emendare la Costituzione americana, ha trovato sostenitori a destra come a sinistra e generosi finanziatori e finanziatrici. E promette, se non proprio l’assunzione del primo austriaco alla Casa Bianca, di spalancare il sentiero della Presidenza ai cosiddetti "americani di serie B", ai dodici milioni di cittadini naturalizzati che non sono nati sul territorio degli Stati Uniti. Come tanto spesso accade nelle vicende americane, una storia dall’apparenza poco seria attecchisce e si sviluppa in un nodo serissimo e maturo per essere sciolto. Da 225 anni, da quando la Costituzione fu scritta da diffidenti mercanti e possidenti, l’articolo Secondo, comma Cinque, vieta a chiunque non sia un cittadino nato negli Usa, di diventare Presidente. La formula del Natural born citizien è sempre stata interpretata come un divieto assoluto per tutti coloro che non siano venuti al mondo sul territorio nazionale, producendo evidenti paradossi. Il figlio di un immigrato illegale nato negli Usa diviene automaticamente "cittadino naturale" e dunque qualificato per la Casa Bianca. Il figlio di un ambasciatore in viaggio all’estero, no. E, naturalmente, no anche a immigrati che abbiano acquisito la cittadinanza e autorevolmente servito la nazione, come un Henry Kissinger o un Albert Einstein. Entra in scena Ahnold, Arnold, come lui si pronuncia, nel suo accento austriaco massiccio come il torace. Il "Governator", lo "Steroidator", il "Gropinator" (palpeggiatore) fu sparato nel 2003 nella residenza del governatore della California che fu di Ronald Reagan da una sorta di colpo di stato legale che cacciò l’occupante democratico, il pessimo Wilson e lo elesse per direttissima. Tra lo sbalordimento e il dileggio di chi lo guardava come un pupazzo imbottito di anabolizzanti e costruito dagli stuntmen dei set, Ahnold the Barbarian corse con i colori del partito repubblicano, il partito di Bush, in uno stato dove i democratici sono larga maggioranza e vinse alla grande. Un uomo con la sua storia personale, da qualche filmetto porno fatto in gioventù per tirare la fine del mese alle innumerevoli denunce per "molestie" a donne venute involontariamente a contatto con lui, sposato con una figlia della dinastia più odiata dalle destra, Maria Kennedy Shriver, pro-abortista, pro-gay, pro-ricerca sui sacri embrioni, indifferente al neo misticismo che sta inquinando l’America e senza alcuna organizzazione politica di base, non poteva vincere. E invece non soltanto vinse, sfidando tutti i luoghi comuni e tutta la semantica della "correttezza politica" quando si divertì a definire "femminucce" gli avversari, ma divenne, nonostante un anno di governo senza particolari successi nel ridurre le tasse e il disavanzo fiscale lasciati dai democratici, la nuova stella cometa per un partito che già guarda a 2008, oltre Bush, occhieggiando quelle grandi aree metropolitane che il "neo bigottismo" imperante non può strappare ai democratici. La campagna elettorale per la Casa Bianca comincia il giorno dopo l’elezione. Ma c’è l’intoppo del quinto comma, articolo Quinto della Costituzione. Per aggirarlo e per sognare un concorrente alla Casa Bianca che possa stritolare nei suoi bicipiti la possibile Hillary Clinton, che "femminuccia" non è, si deve emendare la Costituzione. Aggiungere, ai 27 emendamenti già aggiunti al documento fondante nel corso dei secoli, un 28esimo, che spalanchi la porta a chi sia cittadino naturalizzato, non naturale, da almeno 20 anni e abbia superato i 35 anni di età, traguardo che il 57enne Schwarzie ha già tagliato da tempo. Varare un emendamento è processo lungo e complicato, che richiede maggioranza qualificata al Congresso e poi ratifica degli Stati, ma se ci si è riusciti per 27 volte, perché non dovrebbe riuscire ora che i repubblicani spadroneggiano in Camera e Senato? In agosto, un potente senatore, Orrin Hatch, rappresentante del più integralista stato d’America, lo Utah dei Mormoni, ha presentato la prima proposta di legge. Nelle ultime settimane, due Californiane, Lissa Morgenthaler, manager di un grande fondo d’investimento, e Mimi Chen, una madre di famiglia che lavorò per lui come volontaria, hanno lanciato la prima lobby per cambiare la Costituzione con il loro sito www.amendforarnold.com e una serie di spot pubblicitari, subito imitate dalla "Operation Arnold", un altra organizzazione via Internet, per finanziare e fare lobby. Sul New York Times, un vecchio nixoniano come William Safire, ha raccolto il passaggio, facendo appello al risentimento di una nazione di emigranti che si vedono proibito il massimo sogno politico, solo per la "colpa" di non essere nati qui. L’"Operazione Ahnold" è destinata ad avanzare. Un partito repubblicano che guarda con angoscia e con golosità al dopo Bush, sa che anche la psicosi del terrore e la spinta del revanscismo religioso si esauriranno. La combinazione di conservatorismo politico, "star power" e liberalità di vedute sociali di Schwarzenegger potrebbe essere perfetta per raccogliere nuovi voti, senza necessariamente perdere i vecchi. I media sognano un futuro duello fra The Terminator e Lady Macbeth, fra Ahnold e Hillary. La correttezza politica è ormai una tigre di carta. Schwarzie si mise nei guai, anni or sono, quando prese sulle ginocchia una giornalista della Bbc che lo intervistava e cominciò a ciancicarle il seno, un gesto che, disse lei con squisita delicatezza britannica "mi rese un po’ nervosa". Un solo avvertimento: se si può emendare la Costituzione per consentire a uno "straniero" di andare alla Casa Bianca, si potrebbe cambiare anche per consentire una terza corsa alla Presidenza, oggi vietata da un altro emendamento. Se Ahnold sì, perché non scongelare anche Bill Clinton? Nella politica sceneggiata a Hollywood, ogni fantasia è possibile.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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