Michele Serra: Quando si gioca sulla paura

"Nessuno può permettersi di toccare un padano". Con questa nerboruta frasetta, per bocca del vicepresidente del Senato della Repubblica Roberto Calderoli, fa il suo esordio la proposta (per ora ufficiosa) di introdurre nel nostro codice penale l’aggravante etnica. A morire sotto il fuoco dei rapinatori non è stato un italiano qualunque, tipo un napoletano di questi giorni di sangue: ma un padano. L’uomo bianco per eccellenza. E tanto giustifica, secondo la Lega, l’emissione di una taglia sugli assassini, offerta direttamente dal Carroccio anche se con qualche inspiegabile timidezza. Sotto il suo wanted Calderoli voleva aggiungere "vivo o morto", ma gli è stato spiegato che la legge italiana, per ora in vigore anche in Padania, lo sconsiglia. Per ora, dunque, niente canapo insaponato. Tra i commenti favorevoli (solo leghisti), semplicemente fantastico quello del capogruppo Cé, cattolico padano, il quale ha dichiarato che l’iniziativa della taglia tende a "rafforzare la comunità educante". Della quale fa sicuramente parte il vicepresidente Bricolo, particolarmente educante quando afferma che "il centrosinistra fa schifo perché difende i delinquenti di tutte le razze". Obiettivo diretto dell’ennesimo sussulto forcaiolo della Lega - a parte lo "schifoso centrosinistra" che ha definito illegale la taglia con il solito stravagante pretesto che è contro la legge - è il ministro degli Interni Pisanu, accusato in sostanza di non proteggere "i padani" dalla delinquenza "venuta da fuori". Quello stesso Pisanu, complice dell’invasione mondialista, corruttrice dei sani costumi locali, che cerca di applicare la Bossi-Fini senza ricorrere alle cannoniere. Secca, fortunatamente, la risposta degli alleati di governo. Forza Italia fa sapere, per bocca di Sandro Bondi, che "bastano le leggi che abbiamo, quelle dello Stato di diritto". E il non padano Storace gli fa eco dicendo che "lo Stato ha le sue leggi, vanno rispettate quelle". L’isolamento della Lega anche dentro il governo (che pure la ospita volentieri) può anche consolare. Ma, anche se sul terreno della rottura della legalità i leghisti ci hanno abituati quasi a tutto, la violenta speculazione politica inscenata attorno all’assassinio di una persona onesta e indifesa mette i brividi. Intanto, ovviamente, perché odora di schietto razzismo ("hanno ucciso un padano"), si spera involontario, per la serie "non sanno quello che dicono". Poi perché è un evidente appello alla giustizia sommaria, il tipico innesco per esaltati e giustizieri di ogni risma. E infine perché non c’è una sola parola, tra quelle pronunciate da Roberto Calderoli, che non confligga scandalosamente con il suo ruolo istituzionale. Dall’idea balorda e pericolosa della taglia, condita con parole di odio e frustrazione che sono la classica benzina sul fuoco, allo spregio manifestato contro quelle stesse forze dell’ordine alle quali i tagli governativi levano, come all’intero Stato, risorse e prospettive. Siamo al penoso paradosso di un esponente molto autorevole del governo (ministro delle Riforme) e delle istituzioni repubblicane che definisce imbelle e inutile quello stesso Stato che dovrebbe rappresentare, e invita "il popolo" all’autodifesa militante. Con qualche approssimazione, molti dei commenti politici di ieri, negativi e preoccupati, parlavano di "atmosfera da Far-West". Eccesso di antiamericanismo: il Far-West non merita un apparentamento così penoso. I suoi eccessi giustizialisti, la sua violenza fondante erano figli di una società giovane e in tumultuoso movimento, energica e ottimista, rapace ma costruttiva. Qui si parla, al contrario, di una cattiveria da decadenza, da società invecchiata, chiusa e spaventata. Calderoli non è John Wayne, non apre le frontiere ma le chiude, non sogna orizzonti da conquistare ma cortili da barricare. Un’epopea non può essere parente di una sua così scadente parodia.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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