Vittorio Zucconi: Tra Kennedy e Cuomo la sfida dei rampolli

Splende il sole di una nuova dinastia dominante nel cielo del potere americano e tramontano le vecchie stelle che implodono su se stesse, contendendosi la polvere della politica. Nell´ora della incoronazione di Bush, domani, alla terza Casa Bianca conquistata in appena 16 anni tra lui e il papà, a New York due grandi famiglie, i Cuomo e i Kennedy, sono ai materassi, per la carica elettiva di ‟Attorney general”, procuratore generale dello Stato.
Il figlio di Robert Kennedy, Robert jr, bisticcia con il figlio di Mario Cuomo, Andrew, per strappare il sostegno del partito democratico nella corsa al "ministero della giustizia" dello Stato e la zuffa tra il clan italiano dei Cuomo e il clan irlandese dei Kennedy rievoca immagini da Martin Scorsese incruento, da New York ‘900 passata dalle strade agli studi legali. È una storia di ex grandi famiglie in guerra, una mini lotta di classe tra Harvard, dalla quale viene il Kennedy, e Brooklyn, dove i Cuomo sono cresciuti e hanno studiato in scuole cattoliche e università di gesuiti, una zuffa tra capponi di padrinati politici che si contendono il controllo di uno degli ultimi territori democratici nell´America allagata dai repubblicani.
Bob jr, il Kennedy, è addirittura il cognato di Andrew, il Cuomo, che nel 1990 sposò sua sorella. È dunque lo zio di Maria e di Cara, le due gemelline nate da quel matrimonio dinastico già finito in divorzio, che avrebbe dovuto sigillare l´alleanza fra i due potentati.
L´incarico di Attorney general in uno Stato come New York non è naturalmente un assessorato di provincia. Da quella poltrona, dalla quale si combattono ogni giorno mafie antiche e nuove sotto gli occhi dei grandi media, si possono intravedere panorami politici importanti. Ma nel caso di Bob, del figlio del sempre rimpianto Robert assassinato a Los Angeles nel 1968 mentre marciava verso la Casa Bianca, e di Andrew, il figlio di Supermario, dell´eterno Godot della sinistra democratica, sempre atteso e mai arrivato al massimo soglio del potere, la procura generale di New York è più un premio di consolazione che un gradino nel cursus honorum.
Robert, avvocato come il cognato rivale, ci arriva dopo un trascurabile passaggio come sostituto procuratore, una condanna per possesso e uso di eroina nel 1983, e una lodevole quanto oscura riabilitazione come difensore dei deboli, degli emarginati, degli ecologisti. Andrew, che ha nuotato nella scia del papà da quando era studente liceale lavorando sempre nelle campagne elettorali che portarono Mario a diventare governatore dello Stato, fu addirittura giovanissimo ministro a Washington, con il portafoglio dell´Edilizia Pubblica, nelle due presidenze di Bill Clinton e per lui, come dice la saggezza popolare, "the sky was the limit", solo il cielo parve il limite alle ambizioni.
Poi venne il tempo dei tabloid. Il matrimonio fra "Prince Andrew", il principe Andrea come lo sbeffeggiavano i feroci pettegoli di New York e Kerry Kennedy, la sorella di Bob, si disintegrò alla fine degli anni ‘90, in coincidenza con il declino del partito democratico verso la sconfitta di Al Gore nel 2000. Il giovane Cuomo - nato nel 1957 - accarezzò sogni di governatorato, come il padre Mario, ma la sua corsa, nel 2002, fu un disastro. Si schiantò in un assalto frontale contro il governatore in carica, il repubblicano Pataki. Persino tra i democratici, non ebbe mai più del 22 per cento delle simpatie. Troppo aggressivo, troppo sicuro di sé, commentarono i vecchi "capi bastone" del partito, quelli che controllano le primarie e consegnano pacchi di voti. E troppo fiducioso nelle sue importanti connection, non soltanto familiari. Cuomo si era schierato con i "clintoniani", con i democratici moderati.
Intanto, lo zio delle sue bambine e futuro rivale, faceva la scelta opposta. Come un altro zio, lo zione e patriarca superstite del clan, il senatore Ted, Robert Kennedy sceglieva il clan Kerry, agganciando a lui - casualmente omonimo della sorella Kerry - le proprie ambizioni. Rispetto al "terzismo" dei clintoniani, Bob puntava invece sulla strada che il padre aveva seguito fino alla morte, una via più radicale, più di sinistra. Deluso anche da Kerry, si è lanciato in attacchi sempre più virulenti contro Bush, che ha definito "il presidente più corrotto e immorale della storia americana" e contro i partiti, "entrambi corrotti, il repubblicani al 95 per cento, noi democratici al 75 per cento", rappresentando lui, ovviamente, quel 25 per cento ancora puro e integro. E in questi giorni ha dichiarato attraverso i propri portavoce di avere deciso di contendere al cognato Andrew la candidatura.
Fine della tregua, passaggio ai materassi. I Cuomo si sono rivolti non più a un padrino, ma alla madrina della New York democratica, alla senatrice Hillary Clinton, che pare fredda, e molto cauta nello schierarsi con una o l´altra delle due famiglie per non avvelenare il lago di voti ai quali lei dovrà attingere per le sue future ambizioni presidenziali. I Kennedy sono i Kennedy, e non hanno altrettanto bisogno di tutori, nonostante la scadente prova data dai rampolli della seconda generazione in politica e la loro corte, come la loro capacità di raccogliere fondi, resta formidabile.
Lo stesso "Principe Andrew" ne è cosciente. Ai giornali di New York ha fatto sapere che esiterà molto prima di schierarsi contro lo zio delle proprie figlie, "per non spaccare il partito", come dicono tutti i politici quando capiscono di non potercela fare. Bobby jr per ora non parla, sa che basta il nome a incutere il timor di Dio nell´avversario. "I Kennedy non mancano di ambizione in testa né di denti in bocca", osservava acido Nixon che li detestava. Ma questo assalto in famiglia al premio di consolazione della procura di New York, mentre l´astro dei Bush domina il cielo, sembra l´ultimo bagliore di una stella che si sta spegnendo e divora i satelliti e i parenti.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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