Michele Serra: E il codice Lunardi rimase orfano

Fatta una legge, trovata un´altra legge: non sarà più necessario, se fulminati dall´Autovelox, raccontare che alla guida c´era il nonno, sottoponendo un innocente alla degradazione della patente di guida. La Corte Costituzionale, accogliendo i ricorsi dei fulminati, ha infatti stabilito che l´accertamento dell´identità del conducente è compito delle autorità, che devono dunque, per levargli i fatidici punti, multarlo e fermarlo in flagranza di reato. Altrimenti, vale solo l´ammenda ma non l´amputazione dei punti.
Il nuovo codice della strada era (e per molti versi è) il solo provvedimento del presente governo che abbia unito il paese, concorde nel giudicarlo positivamente, piuttosto che dividerlo. Ma evidentemente il concetto di legge, qui da noi, è un ginepraio di opinioni al cui culmine si deposita in genere l´opinione (altissima) della Corte che, nel tentativo di essere definitiva, manda virtuosamente in avaria i delicati meccanismi già approntati dal Parlamento. (Tra parentesi, può darsi che l´esorbitante numero di leggi da noi in vigore discenda, democraticamente, dalla necessità di rappresentare cinquanta milioni circa di differenti concezioni dei diritti e dei doveri).
Qui, ad esempio, nel nome del giustissimo principio che un reo vada identificato con certezza, si rende in parte vano l´altro principio, altrettanto giusto, che se uno viaggia a centonovanta in autostrada merita di essere alleggerito non solo nel portafogli, ma anche nella sua licenza di guidare. Si vede che la concorde ammirazione che ha salutato l´irrigidirsi del codice della strada non coinvolge, quando capita, anche coloro che incappano nelle sanzioni: in quel caso corse, rincorse e ricorsi finiscono in quella zona grigia, ben nota agli italiani, che si chiama "io però non c´entro niente"(variante ipocrita del più aggressivo, ma più sincero, "lei non sa chi sono io"). In questo caso il "non c´entro" è stato autorevolmente avvallato dall´alta Corte, che in materia è inoppugnabile e dunque ha certamente ragione. Ma viene da dire, inevitabilmente, che ne esce assai indebolito il concetto di effettiva punibilità dei raider autostradali.
Presso altri popoli, probabilmente, funziona meglio un altro principio, quello dell´autodisciplina, del rinunciare alle infrazioni non perché si tema che il papà ti sgridi, ma perché non si fa e basta. Qui da noi, poco tempo fa, ci fu uno strepitoso dibattito a proposito della messa in commercio di certe macchinette che, con un misterioso raggio tipo i marchingegni di Eta Beta, era in grado di mettere fuori uso gli autovelox. Molti sostennero la perfetta liceità di questo sordido trucchetto, e stupisce, ripensandoci, che qualcuno non abbia chiesto all´Alta Corte se non sia contemplata dalla legge anche l´ipotesi di distruggere col piccone gli autovelox nel nome della difesa della privacy.
Nel frattempo, il groviglio legale torna sul tavolo del ministro Lunardi, il cui commento, più o meno, è stato "io lo sapevo che ci sarebbe stato qualche problema". E ha difatti sconfessato il suo stesso provvedimento che aveva, un anno fa, difeso in modo così acceso. D´altronde, è un ministro italiano, e dunque deposita le sue leggi sopra il tapis-roulant della discrezionalità, dei distinguo, delle eccezioni che non confermano la regola. È un attimo che uno si distrae e non trova più la sua legge nel posto dove l´aveva messa.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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