Vittorio Zucconi: Addio alla “Grande Mela”. New York diventa “Seconda casa”

Ispirato presumibilmente da un´agenzia immobiliare con troppi condomini da smaltire, il nuovo slogan che dovrà rilanciare New York e catturare i Giochi Olimpici del 2012 è stato brevettato dal sindaco Bloomberg e affidato al nostro buon cuore di potenziali visitatori: ‟New York, the world´s second home”, la ‟seconda casa” del mondo. Dunque basta con inutilizzati monolocali vista mare sull´Adriatico o invendibili multiproprietà con tavernetta nelle Alpi.
Tutti possiamo dire adesso di avere una seconda casa, ed è New York. Il fatto che il prezzo medio di un appartamento a Manhattan abbia superato il milione e mezzo di dollari non deve scalfire la metafora.
La ‟Grande Mela” era marcia. Questo frutto ormai infracidito nell´abuso giornalistico dei luoghi comuni, dovrebbe finire nel tritarifiuti, anche se è difficile immaginare un redattore o un titolista nel resto del mondo scrivere frasi come ‟ondata di omicidi nella seconda casa” o ‟black out nella seconda casa”, senza suscitare patemi d´animo nei proprietari di villette e villaggi vacanze. Ma i padri della città violentata nel settembre di tre anni or sono, pungolati dal sindaco e dai responsabili del comitato per le Olimpiadi 2012 in concorrenza con Parigi e Londra, hanno deciso che dopo 30 anni, la ‟Big Apple”, creata per la fiera di New York degli anni ‘70, era ormai avvizzita. Ed era tempo di depositare, con brevetto numero 78484751, un nuovo logo, una nuova immagine.
Con lo scontroso umorismo dei newyorchesi, che non avevano bisogno di una trovatina pubblicitaria per sapersi l´approdo di ogni popolo e di ogni emigrato (come tutti loro) da quattro secoli, un commentatore televisivo locale ha finito di leggere la notizia aggiungendo uno "speriamo di no", visto che i servizi sociali dei cinque comuni di New York già scoppiano di spese insostenibili per gli immigrati e quindi di tasse. E una forte diffidenza circonda gli ultimi arrivati, come il più acidamente sincero dei comici newyorchesi, David Letterman, sintetizzò quando aumentarono le tariffe dei tassì gialli e disse: "Era inevitabile, perché è aumentato il costo della tessera di Al Qaeda".
Anche se non sarà preso sul serio dalle masse dei poveri, dei diseredati, degli assiepati, dei fanatici che Miss Liberty amaramente scottata non abbraccia più con l´entusiasmo di una volta, il nuovo jingle è sconsolatamente fiacco.
Per una città che era stata celebrata dai fumetti e dai sogni del mondo, che era stata ‟Gotham City” (prima Pittsburg, poi Manhattan) per il crepuscolare Batman e ‟Metropolis” per il solare Superman ("New York è Gotham di notte e Metropolis di giorno", scrisse un critico di comics) essere retrocessa al rango di ‟seconda abitazione” del mondo non è esaltante. Per spremuto che fosse, anche il simbolo della ‟Grande Mela”, uscito un po´ per caso dagli organizzatori della fiera mondiale e dal ‟Centro Congressi” della città una generazione fa, aveva saputo catturare la fantasia istantanea dei popoli, con quel turgido sospetto di peccaminosità biblica e di succosa tentazione che eccitò gli incubi di Mohammed Atta e dei suoi assassini. Anche il cuore rosso stampato in milioni di adesivi e di T-shirt vendute nei bazar della Quinta Strada fra le parole ‟I”, e ‟Love NY” aveva catturato la innocente malizia dell´amore e del frutto proibito. ‟I love la mia seconda casa” francamente non funziona.
Forse soltanto un sindaco impopolare e algido come Bloomberg, il miliardario che New York ha eletto e ora ignora nel rimpianto di Rudi Giuliani, poteva eccitarsi per un´immagine da business immobiliare che il responsabile del comitato organizzatore, Daniel Doctoroff, ha prodotto come parte dei 3 milioni di dollari stanziati per acchiappare la fiaccola. Fa sentire in prestito, e di passaggio, coloro che l´hanno eletta a propria casa definitiva, quasi fosse uno di quei paesetti turistici che si gonfiano in alta stagione e si spopolano d´inverno. Presume una accoglienza entusiastica a braccia aperte che gli arcigni controlli alle frontiere, con impronte digitali e scanning dell´iride, smentiscono ogni giorno per migliaia di viaggiatori irritati. E crea quel senso di provvisorietà - le seconde case sono notoriamente semidisabitate - che Metropolis non vuole più avvertire, dopo avere temuto, due anni e mezzo or sono, di essere davvero destinata a sparire o a vuotarsi, sotto i colpi della nuova guerra. Se il capo della polizia lo ha ancora in garage, accenda il riflettore per chiamare Batman e salvare New York dai pubblicitari senza ispirazione. Meglio una vecchia mela che uno slogan a pera.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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