Vittorio Zucconi: Le Terri Schiavo d’America

Ma quante Terri muoiono in silenzio, lontane dai megafoni che conclamano inflessibili il "diritto alla vita"? è pietà vera, questa dei politici americani scesi in campo a fianco di frati, predicatori, teologi sinceri e dolenti, o opportunismo ipocrita e parassitico costruito sulla via crucis d’una donna? ‟Se dobbiamo sbagliare, dobbiamo sbagliare dalla parte della vita”, dice Bush ed è impossibile non essere d’accordo. La sua appare come una posizione nobile, di principio, disinteressata. Ma ha provocato un collasso nella sua popolarità, scesa al minimo storico per lui del 45% di approval, facendo quello che neppure il calvario dell’Iraq aveva fatto, perché molti devono avere capito quanto peloso sia il pietismo di questi "neo Samaritani". Terri occupa gli schermi della tv da mattina a sera, invade l’anima di chi non sia sordo o disumano, ma nessuno parla di Sun, di Annette, di Spiro, o dei 18mila americani senza nome e senza soldi condannati a morire ogni anno per assenza di cure mediche, come calcola l’Istituto Nazionale di Medicina, un centro di ricerche non politico. Li uccideranno i 45 miliardi di dollari tagliati dalle spese per l’assistenza ai poveri, come vuole quella legge di bilancio che non ha avuto difficoltà a trovare altri 400 miliardi di dollari per il Pentagono e 80 supplementari per tenere attaccati i tubi al malato Iracheno. Demagogia di sinistra, rispondono da destra, come se non fosse demagogia di destra questa processione dietro il letto di Terri. Ogni giorno, in migliaia di ospedali, sonde vengono staccate, macchine per la respirazione vengono spente, vite umane tagliate, senza che un fotogramma passi sui video e dunque senza che una lacrima venga spremuta alla Casa Bianca. Nessuno, tranne la madre, ha pianto o ha vegliato, martedì scorso, quando i medici del Texas hanno deciso che per suo figlio Sun Hudson non c’erano più speranze di miglioramento né di guarigione. La displasia tanatrofica, il difetto natale con il quale era nato, lo aveva costretto a sopravvivere agganciato a un respiratore perché il suo cuore e i suoi polmoni erano sottosviluppati e la legge sulla "Futilità dell’assistenza", firmata dall’allora governatore George Bush nel 1999, dà ai medici l’autorità di decidere se sopprimerlo o continuare. Nessun altro istituto era disposto ad accoglierlo, perché la madre, una donna single e semidisoccupata, non aveva fondi propri e lo stato, a norma di legge, non avrebbe più pagato. Sam ha avuto la fortuna di morire in poche ore. Aveva cinque mesi, ma non il diritto allo scandalo. «Assassini», si grida attorno all’ospizio dove si consuma un’agonia che diventa la sostanza straziante, non più la forma, della sua fine. Un padre cappuccino, Paul O’Donnel, confessore della famiglia Schindler, si fa intervistare dalla Fox Television, la voce della destra, per chiedere che Jeb Bush, il governatore fratello, «mandi la Guardia Nazionale», le truppe dello stato a salvarla contro la volontà di ormai 29 giudici locali e federali. Un golpe santo, ma un golpe non di meno. Eppure non si mosse neppure un agente della stradale quando Annette Arrico, a Dallas, sentì un nodulo nel seno ma non andò a farsi vedere. Non aveva i soldi per il medico, lo stato del Texas aveva tagliato i fondi per lei. Quando si presentò in ospedale era troppo tardi. Annette Arrico aveva 36 anni. Non avendo soldi, non aveva "diritto alla vita". Terri si sta consumando. Dice la madre: «Ogni giorno qualcosa cede dentro di lei», è forse già tardi per recuperarla. Spuntano da ogni studio esperti che diagnosticano a distanza una possibile ripresa, testimoni che giurano di averla sentita parlare (ma nessuno riferisce mai che cosa abbia detto). Il volto sorridente e paffuto di Terri bambina, Terri teenager, Terri sposa luminosa dilaga ovunque. I networks succhiano il suo sangue, che fa il miracolo dei ratings e dello share. Il Washington Post, nel pezzo che pubblichiamo qui sotto, ricostruisce la sua vita. Ricorda che l’arresto cardiaco che le devastò il cervello per anossia, per fame di ossigeno, quando aveva 26 anni, fu scatenato dall’altalena micidiale di anoressia e di bulimia, che la portava in poche settimane a guadagnare e perdere decine di chili. Era una giovane donna timida, la piccola di casa tiranneggiata dai fratelli maggiori, era ignara di amore e di mondo. Sposò il primo uomo che l’avesse baciata sulla bocca, Michael, l’infame, la bestia, il boia dell’ignobile kolossal. Maledetti giudici, ringhia la lobby della vita contro la "cultura della morte", approfittando per chiedere, sul suo sito, contributi politici per sfruttare Terri nella campagna contro l’aborto volontario. Ma chi vedrà mai le foto da neonato, i primi passi, i sorrisi del bambino di due anni che è morto tre giorni or sono, quando l’ospedale del Texas in cui era ricoverato ha ottenuto proprio da un giudice, in questo caso molto giusto, il diritto di togliergli la spina, contro la volontà della madre. Terri deve essere salvata a ogni costo e ormai tutti sono condannati a cavalcare questa tigre politica che soltanto una minoranza rumorosa approva, dicono i sondaggi. L’essere diventata un simbolo ormai disumanizzato, una croce lungo la via dolorosa, ha finito per condannarla, anziché salvarla, trasformandola nel football di una partita storica, teologica e costituzionale infinitamente più grande di lei. è quello che stanno cercando di fare i figli di Spiro Nikopoulos, che hanno ottenuto dai tribunali di Houston di rinviare la sua sentenza di morte emessa dall’ospedale che non viene più rimborsato dallo stato del Texas e dunque vuol staccare la spina. Ma quale chiesa, partito, parlamentare, presidente mobiliterà aerei, fedeli, iscritti, elettori per Spiro? Diciottomila americani muoiono ogni anno per mancanza di assistenza sanitaria. Centocinquemila bambini, soltanto in Texas, lo Stato cristianissimo, sono stati esclusi quest’anno dall’assistenza sanitaria pubblica, per risparmiare spese (sprechi, nel gergo elettorale). Sono troppi perché possano andare tutti in tv a strapparci il cuore come Terri.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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