Vittorio Zucconi: Addio Cochran, avvocato-pistolero idolo degli imputati dalla pelle nera

Dalle chiese delle "parrocchie", come ancora si chiamano le contee di quella Louisiana dove era nato 67 anni or sono, aveva assorbito il sing-song, la sonorità e il ritmo del predicatore nero che sa ipnotizzare, sedurre, commuovere e convertire alla propria verità. Johnny Cochran jr., il Perry Mason alla rovescia che riuscì a nascondere la colpevolezza di O.J. Simpson e a salvarlo dal patibolo per l´assassinio della moglie e dell´amante, non sarà ricordato come un giurista importante né come un martire dei diritti civili come il reverendo King. Ma come il "pistolero" - l´immagine era sua - che impallinava le giurie per i propri clienti afro-americani.
Viaggiava per le autostrade di Los Angeles su una Rolls Royce bianca targata con le proprie iniziali, "JC JR". Era esibizionista, astuto, spregiudicato, vanesio, pronto a tutto nella cinica quanto realistica certezza che il sistema della giustizia sia, come ripeteva ai giovani assistenti, ‟quel sistema che deve decidere se sia più bravo l´avvocato della difesa o quello dell´accusa”. Era un grande avvocato, dunque, e lui, nei 75 processi che vinse e nelle montagne di transazioni in danaro pagati dagli imputati per evitarli, era quasi sempre il più bravo. Ergo, il più giusto.
Il capolavoro ufficiale della sua carriera di avvocato che aveva preso la laurea e assorbito la formidabile capacità dialettica, dai Gesuiti nel Loyola College di New Orleans, fu l´avere strappato l´ex campione di football nero O. J. Simpson a una sentenza di duplice omicidio che lo avrebbe portato all´esecuzione. In un esempio divenuto proverbiale della sua eloquenza capace di sfruttare le formule dell´allitterazione, delle assonanze, delle rime care a tutti i predicatori, fece provare al suo cliente uno dei guanti macchiati di sangue, di misura troppo piccola. E la conclusione, ‟if it does not fit, you must acquit”, se non calza dovete proscioglierlo, divenne il tormentone che si stampò nella memoria dei molti giudici popolari di colore con i quali era riuscito a imbottire la giuria.
”Questa maledetta frase diventerà il mio epitaffio”, disse quando seppe di essere stato colpito dal tumore al cervello che lo avrebbe ucciso ‟e non è neanche mia, me la suggerì un giovane collaboratore”. Ma Johnny Cochran era Johnny Cochran anche prima di avere salvato un cliente che lui stesso giudicava colpevole, come confidò a un amico, e per questo fu chiamato a patrocinarlo, quando fu chiaro che i pur bravissimi avvocati bianchi ed ebrei che lo difendevano non riuscivano a comunicare con i giurati quel messaggio che spudoratamente, ma non infondatamente, lui aveva assorbito da quando aveva lasciato la procura della repubblica di Los Angeles per diventare penalista. Il messaggio del razzismo, della polizia verso gli americani con la pelle scura.
Nel gergo dei tribunali si chiama la "race card", la carta razziale, e mentre i giureconsulti si scandalizzano, le giurie popolari la accettano perché i neri conoscono, nella loro esistenza quotidiana, il sapore della presunzione di colpevolezza con la quale i poliziotti li trattano. E Cochran, che aveva difeso "Geronimo", una Pantera Nera accusata di terrorismo, Abel Louima, l´immigrato Haitiano torturato e sodomizzato dalla polizia di New York con manici di scopa, Katiadu Djallo, lo studente africano ucciso sempre a New York da una squadra anti-droga che lo aveva scambiato per uno spacciatore, e Michael Jackson, nel prima denuncia per pedofilia del 1991 che aveva saggiamente consigliato di chiudere senza processo pagando 18 milioni di dollari, aveva costruito una carriera calpestando la lunga coda di paglia del razzismo istituzionale. In dozzine di casi non pubblicizzati aveva rappresentato, e ottenuto risarcimenti, cittadini di colore in querele per maltrattamenti polizieschi ‟e spesso addirittura gratis o per quattro soldi”, proclamava orgoglioso, lui che neppure rispondeva al telefono per meno di 600 dollari per ora o frazione di ora.
”Sono un pistolero - spiegava orgoglioso a tutti i talk show che se lo contendevano - ma sparo sempre dalla parte dei buoni”. Sempre sempre magari no, ma la giustizia umana è un concetto relativo. O.J. Simpson ha mandato alla vedova e alle due figlie un telegramma per dire ‟che lo rimpiange amaramente”. Questa volta, era sicuramente sincero.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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