Vittorio Zucconi: L´arte di vestire i Papi. Segreti, tradizioni e vanità

Tocco fra le dita la sottana del Papa, leggera, soffice, un respiro di satin di lana, perché così la voleva lui, insofferente, cresciuto al freddo, caloroso, fino a quando la febbre finale non lo avrebbe fatto rabbrividire. E il tessuto nel quale l´avevo visto avvolto domenica sera, composto nella Sala Clementina e nel quale sarà sepolto venerdì, l´abito che indosserà per sempre e la stoffa tra le dita sembra subito meno lieve. Nella penombra di questa antica sartoria romana dietro il Pantheon, tra legni, cassetti, rotoli e scaffali che abbigliano i Pontefici romani dal 1798, il lutto si mescola al rimpianto di avere vestito il Papa vivo e alla tristezza di avere vestito un Papa morto. Nella speranza di vestire il prossimo.
Qui, nella vellutata discrezione di un minuscolo atelier nascosto tra la prepotenza dello shopping religioso del quartiere che esibisce chiassosamente paramenti solenni, clergy, ostensori, crocefissi e veli, i proprietari e i lavoranti della "Eredi Annibale Gammarelli" si preparano nel silenzio e nella devozione sartoriale a fare quello che hanno fatto per due secoli dal loro primo cliente, Pio VI, il cesenate Giovanni Angelo Braschi fino alle 21 e 37 di sabato scorso. Tagliare, cucire, rifinire la prima veste nel quale il successore di Karol Wojtyla ci apparirà dal balcone di San Pietro. E l´ultima nella quale sarà visto. Con tre metri e mezzo di lana medio peso tessuta a Biella, per stare nel sicuro nel dubbio che il nuovo Vicario di Cristo sia un freddoloso come Giovanni Montini o un caloroso come Karol Wojtyla, più un metro e ottanta circa di seta moireé, marezzata, per la mozzetta, la fascia e lo zucchetto, tagliatori e cucitrici lavoreranno di giorno e di notte per preparare dal giorno prima dell´apertura del Conclave tre "set" identici (perdoni la parola troppo moderna, si scusa uno dei proprietari) di taglia piccola, media e grande, sagomati sui tre manichini che da duecentosette anni mimano le figure dei furuti Papi.
Questo è l´altro lato, quello umano, un po´ civettuolo ma sincero, della faccia solenne, mistica, oggi tanto triste, della vita di un Papa. Il Papa santo, il Papa grande, il Papa apostolo, ridiventa tra le mani dei suoi sarti nella piazzetta dietro il Pantheon quello che sempre rimane, il Papa uomo, da vestire secondo gusti, taglia, difetti, pancia o magrezza. Quello è il Papa che noi vediamo, ritrasmesso da ogni teleschermo, perché di un Pontefice conosciamo soltanto il volto e l´abito, dunque ciò che sua madre gli diede e ciò che viene confezionato dalla "Eredi Annibale Gammarelli", dove l´addio a Wojtyla si manifesta nella bandiera vaticana bianca e oro appesa a mezz´asta all´ingresso. E in un monumento funebre tanto minimalista quanto più sincero di mille telecronache da sacrestia: è l´ultimo zucchetto bianco cucito per Giovanni Paolo II e mai consegnato. Sta deposto, da solo, su un centrino ricamato, nella vetrina spoglia di tutto. E una papalina molto piccola, come, di nuovo, lui la aveva imperiosamente pretesa, perché detestava i copricapo troppo grandi. Aveva subito fatto tendenza tra i cardinali e i vescovi che si servono nella stessa pia boutique e che lo vollero imitare, restringendosi il loro.
C´è, anche per l´uomo scelto secondo la dottrina addirittura dallo Spirito Santo quindi dal Signore, una moda, che le foto degli ultimi Papi manifestano, appesi alle pareti della sartoria, un po´ in disparte, per non ostentare.
Questo non è un birraio o un argentiere qualsiasi che possano fregiarsi del by appointment con una casa reale. Pio XI e Pio XII indossano ancora la "mozzetta", la mantella corta e abbottonata davanti con il collo chiuso simile all´orlo della sottana chiamata così appunto perché "sottana mozza", di seta bordata di ermellino bianco. E uno sfoggio di lusso da Papa re che poi fu abbandonato, nella fine del secolo ecologista e animalista. L´ermellino e le pellicce che addobbano Pontefici rinascimentali e barocchi, ricompaiono soltanto per un breve momento e con il più inaspettato dei Papi, con il parroco bergamasco di Sotto il Monte, Roncalli, che un giorno fece chiamare la sartoria e fece chiedere un "camauro" di velluto rosso bordato appunto di ermellino bianco. Il titolare di allora, Annibale Gammarelli, che ignorava che cosa fosse un "camauro" dovette consultare ansiasamente dipinti e tavole, per confezionare quella cuffiotta che Papa Giovanni indossò più volte e nella quale si fece orgogliosamente riprendere in ritratti ufficiali.
Meraviglia delle debolezze di esseri umani.
Tutto, naturalmente, è fatto a mano, tagliato dalle mani di esperti ed esperte, che devono tirare a indovinare e tremano al pensiero di sbagliare misura e scontentare il Sommo Cliente. Una ricamatrice si occupa soltanto di asole, lavoro di notti e notti perché le asole sono tante, mai chiusure lampo o velcro per un Pontefice e poi attende paziente che il nuovo Papa scelga per sé uno stemma, come la croce con la "M" di Maria per Wojtyla. Gliela ricamerà in filo di sera e oro, l´unica preziosità, sulla fascia di seta, lasciata intatta per la prima apparizione pubblica. Quando arriva l´ordinazione dall´altra sponda del Tevere, naturalmente a esequie finite, perché sarebbe di insopportabile cattivo gusto cucire abiti per un corpo mentre l´altro non è ancora sepolto, i tre "set" vengono preparati, tutto moltiplicato per tre, small, medium, large (si perdoni sempre l´anglicismo).
Tre sottane, la veste che copre dal collo alle caviglie sovente in lana Serge, medio peso, mai niente di sintetico, riservato ai prelati di diocesi povere e afose che vogliono stare freschi senza pagare il prezzo del satin di lana che Wojtyla prediligeva, anche ai Tropici. Tre fasce di seta pura marezzata dello stesso colore ma di lunghezze diverse, perché non è una cinta che si possa stringere o allargare.
Tre cappelli a tesa larga, da vecchio curato, in feltro bianco arruffato a pettine per imitare il pelo del castoro usato in altri tempi. Tre zucchetti, perché ci sono teste piccole e teste grandi fra le 117 in Conclave. Tre mozzette, le mantelline abbottonate. Soltanto più tardi, con calma, sarà preparata la "pellegrina", la mantella più corta e aperta, da viaggio. Della biancheria, si occupa il personale vaticano, ma non ci sono indumenti speciali per un Papa.
Indossa le stesse cose che si possono comperare in merceria.
E poi, nell´ora del gaudium magnum, tutti i sarti, i lavoranti, le anime di due secoli di Gammarelli, trattengono insieme il respiro, sperando di avere approssimato la taglia di un Papa che potrebbe essere altissimo o cortino, rotondetto o scheletrico. Ai sarti non è concesso di completare la loro opera nelle stanze dove il nuovo eletto sarà vestito e preparato per il primo discorso urbi et orbi.
Se l´abito bianco avorio è troppo abbondante o stretto, spetterà a suore lavorare con con spille da balia, rilasciare o richiamare orli, scucire in fretta cuciture troppo tirate, nella mezz´ora canonica, soltanto mezz´ora, che deve intercorrere tra l´elezione e l´apparizione sul balcone alla folla e alle telecamere. Nessun Papa va mai a fare le prove in atelier, a farsi allargare o stringere i calzoni del clergy bianco, che spesso Wojtyla indossava ed è ancora più difficile da azzeccare a occhio di una sottana o di una mantellina.
I suoi sarti devono lavorare al buio, fidando nell´esperienza e nella Provvidenza.
La piccola sala prove sul fondo del negozietto foderato di boiserie di antico noce e acceso dai folgoranti rossi dei tessuti cardinalizi e dal candore delle stoffe papali, dai rocchetti di filo di seta usati per gli orli, è spoglia come una celletta monacale, abitata soltanto dai manichini che diventeranno Papi e impreziosita da uno squisito paramento in miniatura, grande venti centimetri, ricamato in oro dalla signora che ha ricamato lo stemma Mariano sulla fascia di Giovanni Paolo. Un Pontefice solo, in 207 anni, mi confessa uno dei comproprietari con un velo di indelebile amarezza nella voce, Pacelli, Pio XII, sdegnò le forbici e gli aghi della premiata ditta Gammarelli, perché l´ultimo principe della Chiesa aveva già un sarto di casata. Il cardinale arcivescovo di Cracovia arrivò invece dalla Polonia con quello che aveva indosso, senza mai essersi potuto permettere nei passaggi a Roma una visita nella boutique più esclusiva della città, dentro i cui panni sontuosi sarà invece sepolto. Forse non aveva abbastanza soldi per permettersi quei tessuti che non costano pochi soldi visto che, pur rifiutando di dirmi il prezzo di una mise papale completa, il negozio m´informa che il satin di lana costa almeno 40 Euro al metro, e la seta per mozzetta e fascia sui 70. Ma lo scontrino finale, manodopera compresa, non deve essere astronomico, rispetto ai prezzi di un abito di sartoria. La sottana papale, riesco finalmente a sapere, non va oltre i 600 Euro.
Wojtyla ne consumava parecchie, tre all´anno, perché si sa che i viaggi sciupano i guardaroba. La sartoria li forniva insieme con i clergy, giacca e calzoni, ottenendo dalle loro segretissime e discretissime fonti d´oltre Tevere indicazioni più precise sui cambiamenti di peso e taglia, sulla malinconica, crescente curvatura della schiena e delle spalle o sui dimagramenti improvvisi e violenti che la Via Crucis gli infliggeva puntuale.
Qualcuno di loro, dei Gammarelli, andò a conoscerlo, ricevuto personalmente non per ritoccargli orli alla veste, ma per gentilezza papale, e ne riportò un ricordo dolce, di un uomo vitale e cordiale.
Facile da vestire, uno che «portava bene» l´abito, come dicono i sarti, più del consunto Montini, più del massiccio Roncalli o del piccolo Papa di un mese, Albino Luciani, al quale si dovette accorciare velocemente anche la taglia più piccola delle tre previste. Rimangono il rimpianto quella papalina che non calzerà mai e l´enigma dei tre manichini che indossano senza conoscerlo il futuro del Papato.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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