Vittorio Zucconi: I dieci libri da bruciare

Non accade spesso, anzi, quasi mai, di trovare seduti l’uno accanto all’altro in un pantheon dell’infamia e della nocività, personaggi come Adolf Hitler e la protofemminista Betty Friedan, filosofi come il padre del positivismo Auguste Comte e sessuologi come Alfred Kinsley, leader politici come Mao Zedong e avvocati dei consumatori come Ralph Nader.
Ma nell’universo ringhioso e revanscista del conservatorismo americano, questi personaggi hanno qualcosa di fondamentale in comune: hanno scritto, tra il XIX e il XX secolo, secondo una rivista importante della destra americana, ‟i dieci libri più dannosi della storia umana”, i saggi, i pensieri, i pamphlet che hanno rovinato il mondo. Di classifiche, ‟hit parades”, ‟top ten”, l'America è produttrice ingorda e instancabile, nel bisogno nazionale di classificare e semplificare la storia in album di figurine, buoni e cattivi, per capirli meglio. E non sono stati gli americani, paleo, post, neo conservatori, progressisti o moderati che siano, a inventare l’idea dei libri da mettere all’indice e quindi, idealmente, da bruciare. Ma questa summa di scritti ‟dannosi” per l’umanità prodotta consultando accademici, autori, polemisti, uomini e donne di cultura per uno degli organi dei ‟con”, della destra americana classica, il settimanale ‟Human Events” fondato 61 anni or sono, è la traduzione in termini moderni della vecchia e mai soppressa voglia di Sant’Uffizio. È la prevedibile ma interessante fotografia in negativo di tutto ciò che terrorizza i conservatori. È scontato dunque che l’oscar assoluto degli scritti nocivi sia stato assegnato dalla giuria di ‟Human Events” a quel Manifesto comunista di Karl Marx e Friederich Engles, dal quale, avverte con un brivido la motivazione, sgorgò l’‟Impero del Male”, l’Unione Sovietica. Per apprezzabile correttezza politica e per coprirsi le spalle, al secondo posto viene piazzato, però con meno voti, Mein Kampf di Adolf Hitler, la cui dannosità si manifestò ‟nella Seconda Guerra Mondiale e nell’Olocausto”. Così, assolto il dovere della ‟par condicio”, i commissari della correttezza politica di destra possono poi abbandonarsi alle loro più sentite idiosincrasie, visto che nei restanti 8 premiati e nei 20 altri libri che hanno ottenuto una ‟nomination” di pericolosità, non troveremo più un solo scritto che possa essere caratterizzato come reazionario, razzista, retrivo o conservatore. Nulla di quanto prodotto dall’antropologia, dalla politologia, dalla filosofia di destra negli ultimi due secoli, Mein Kampf a parte, ha evidentemente fatto danni. Il Male è tutto nel pensiero di sinistra, qualunque cosa ciò significhi. Il terzo libro più dannoso della storia è infatti Il libretto rosso di Mao, ma alle sue spalle i censori del Sant’Uffizio americano sbandano, pescando anche oltre gli scaffali più ovvi delle loro fissazioni. Quarto è infatti il Rapporto Kinsey che i cardinali laici della destra accusano di avere scatenato il permissivismo sessuale fra le nuove generazioni. Quinto è il ponderoso lavoro di John Dewey, massimo filosofo del ‟pragmatismo”, colpevole di avere teorizzato il libero pensiero piuttosto che l’insegnamento nozionistico, un’eresia che ha condotto diritta al demonio incarnato, a quella che la commissione definisce con un brivido la "Clinton Generation". Al sesto posto riaffiora la politica, di nuovo con il Marx de Il Capitale ma al settimo arriva prepotente Betty Friedan, con la sua Mistica della femminilità, che tanti grilli ha messo nella testolina della remissive casalinghe, amante addirittura, la Friedan, di un fisico nucleare con simpatie comuniste. Ecco la prova del grande complotto marx-sessual-eco-femminista. Nel pantheon degli orrori che hanno rovinato l’umanità, danzano insieme sinistra politica e femminismo, ricerca scientifica e filosofie troppo pragmatiche (Galileo capirebbe) o materialiste, che valgono un buon settimo posto ad Auguste Comte, padre del positivismo pur essendo il figlio degenere (nota la motivazione) di una rispettabile famiglia di cattolici francesi monarchici. Né poteva mancare alle sue spalle Frederich Nietzsche, colui che osò proclamare la ‟morte di Dio” e morì pazzo. E’nono in classifica con il suo Al di là del bene e del male. Ma anche nel mondo apparentemente asettico e meno accaldato della dottrina economica gli inquisitori della destra americana trovano un libro micidiale, quella Teoria Generale dell’Occupazione, Interessi e Danaro di John Maynard Keynes che fu l’embrione dal quale nacque l’esecrata idea dell’intervento della mano pubblica nel mercato. Ancora più bizzarro è il catalogo delle ‟nomination” degli altri venti libri pericolosi, ma non abbastanza per meritare un posto nei ‟top ten”. Ci troviamo il Darwin evoluzionista, che i fondamentalisti cristiani vorrebbero esorcizzare per tornare all’interpretazione letterale della Creazione, con fango e alito divino. Ci sono l’antropologa Margaret Mead, che si macchiò di ‟multiculturalismo” relativista, studiando con simpatia gli indigeni delle isole Samoa; il tremendo Aurelio Peccei con il suo Limiti della crescita che scosse il dogma dello sviluppo, l’insidioso Ralph Nader che svelò gli altarini dell’industria automobilistica, il filosofo Theodore Adorno, un altro pericoloso ‟sinistro” e per di più tedesco. Non c’è stranamente Marcuse, ma non poteva mancare Freud, terrorista dell’inconscio agli occhi dei cardinali della destra americana, né Rachel Carson, che con il suo Primavera silenziosa sparse dubbi eretici sull’agricoltura dei pesticidi e del Ddt. Torna il femminismo, perenne spauracchio, col Secondo sesso di Simone de Beauvoir e anche l’Italia ha l’onore di una ‟nomination” per dannosità storica con i Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci, quel pericoloso cervello al quale opportunamente un uomo non nocivo come Mussolini finalmente impedì di pensare.
Chi volesse consultare il catalogo della grande ‟revanche” culturale in atto da parte delle destra americana paleo, post o neo conservatrice, può farlo via Internet, e fortunatamente gratis, sul sito della rivista che raccoglie il meglio della intelligentsya americana di destra, www.humaneventsonline.com. Naturalmente a proprio rischio e pericolo, esponendosi al danno che autori come Keynes, Darwin o John Stuart Mill (c’è anche lui) possono provocare.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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