Vittorio Zucconi: "Canto gli ideali americani ma ho paura per i miei figli". Un colloquio con Bruce Springsteen

Sicuramente non ti servono i soldi, non hai bisogno della gloria, non hai bisogno della fama, cosa ti spinge a continuare a fare concerti dal vivo, a rischiare facendo un concerto da solo?
(ride) Per la verità pensavo di farlo proprio per la gloria e per i soldi. No, è un linguaggio che ho imparato, un mestiere che ho limato attraverso gli anni. Mi diverto ad usarlo, i momenti in cui lo uso mi sento me stesso, riesco a sentire la mia presenza nel mondo in un senso più profondo, per cui c´è una gioia infinita nell´esercitare le nostre abilità. Penso che questo sia l´impulso fondamentale che ti spinge a scrivere la prossima canzone …. e, poi, la vita è un mistero, per cui in un certo senso continui a provare, a vederci un po´ più chiaro nello scrivere le tue canzoni, facendo i tuoi spettacoli, tenendo i rapporti con le altre persone. Quelle sono le cose che ci aiutano ad affrontare una nuova giornata, ma di sicuro c´è anche la pura gioia nell´esercitare la propria arte. Mi ricordo che c´è stato un periodo lungo 10 anni durante il quale non avevo più suonato con la E-Street Band e un giorno ero stravaccato sul divano e ho pensato ‟Forse non lo farò più”, non pensavo di farlo ancora e poi mi sono detto… per 25 anni ti sei sforzato di imparare a condurre un gruppo, a capire come riuscire ad emozionare il pubblico e magari anche come stabilire un contatto e commuovere il pubblico. Ci dovrebbe essere qualche ragione veramente importante per farti abbandonare tutto, una volta che sei riuscito a imparare quell´arte, a perfezionare tutte quelle tecniche. E allora mi sono alzato e ho pensato… è come avere un muscolo, lo vuoi adoperare, vuoi usare il tuo corpo, la tua mente e questa è il mio modo principale per esprimere quelle sensazioni. Quando sono sul palco posso usare il mio corpo, i miei pensieri, tutte le mie emozioni… sento una grande felicità nell´esprimermi in questo modo.

Da qualche parte ho letto che molte delle canzoni di quest´album sono state scritte prima dell´11 settembre, certamente non "Devils and Dust" perché fai riferimento alla Guerra in Iraq; in che modo si riferiscono alla situazione attuale negli Stati Uniti, al modo di sentire attuale nel paese?
Di solito, quando scrivo delle canzoni, magari scrivo alcuni pezzi che non pubblico perché non sono in numero sufficiente per fare un disco o magari non mi sembra di avere completato tutta la storia. Per rispondere alla tua domanda, quelle canzoni sono state scritte prima, poi il disco è stato pubblicato in un altro momento. Quello che succede è che la musica assume un significato particolare dovuto nel momento in cui viene pubblicata. In un certo modo strano, le canzoni riescono a stabilire un legame con l´atmosfera attuale del paese, anche se - eccezione fatta per "Devils and Dust" -non c´è nessun riferimento specifico al presente, e tuttavia questa musica mi sembrava "attuale", per cui ho deciso di far uscire il disco.

Tu hai viaggiato spesso intorno al mondo e sai che la gente ama l´America delle tue canzoni. Qual è la tua impressione perché sicuramente, oggi, c´è un´animosità, un odio crescente nei confronti dell´America?
L´ho avvertito, sì, che c´è un forte sentimento di antipatia nei confronti dell´attuale amministrazione americana ed è comprensibile. Ci sono molti che la pensano allo stesso modo anche negli Stati Uniti. Ti ricordi, noi abbiamo partecipato al tour "Vote for Change", un voto per cambiare, e io mi sono schierato a favore di John Kerry e abbiamo fatto il nostro meglio per tentare di portare qualcun altro alla Casa Bianca, ci siamo anche andati molto vicini. E´ la prima volta che ho fatto qualcosa del genere, ma era un momento così particolare, ho scritto "Devils and Dust" perché mi sembrava che ci avessero raccontato balle colossali sui motivi per fare la guerra all´Iraq. Credo che la mia musica si ispiri agli ideali fondamentali americani, a quegli ideali che le persone, continuano ad associare anche oggi, con il nostro paese nonostante la guerra, nonostante quest´amministrazione e la sua politica estera. Questo è l´unico modo in cui posso spiegare l´enorme affetto che sento all´estero. Cerchiamo di aiutare la gente a capire e ricordargli quegli ideali fondamentali dell´America per i quali noi combattiamo ancora e che cantiamo nelle nostre canzoni.

Se un marziano o uno dei tuoi figli, che è molto piccolo, chiedesse di ascoltare una canzone di Bruce Springsteen, qual è quella che meglio di ogni altra permetterebbe di capire chi è Bruce Springsteen?
«Se dovessi sceglierne una soltanto, forse… fammi pensare… quando ho scritto "Born to Run", avevo appena 25 anni, ma questa canzone conteneva le idee e gli ideali che avrei cantato durante gran parte del resto della mia carriera e molte delle canzoni, gran parte del lavoro che ho fatto più tardi tentava di dare una risposta a quelle domande: "L´amore esiste veramente?" e ad altre domande più spirituali riguardanti la ricerca di una "home", di una casa tua, del tuo posto nel mondo, quale fosse il ruolo di un individuo nella sua comunità, la sua responsabilità nei confronti di quella comunità. Molte di quelle idee erano già contenute in quella canzone, ci ho messo molto tempo a scriverla, per cui potrebbe dare una buona idea generale di quello di cui scrivevo. Ma forse anche il disco "Nebraska"… questi costituiscono i due "poli" della mia scrittura, le cose che meglio rappresentano quello che ho cercato di fare.

Stavo leggendo "Badlands", le liriche che parlano di paure e di sogni che non si avverano; hai qualche sogno che sai che non potrai realizzare o qualche paura?
Presumo che, da genitore, le tue paure riguardino i figli e la speranza che riescano a sfangarla in questo mondo. I miei tre figli, di sicuro, sono la mia prima e principale paura. Io sono cresciuto durante la guerra in Vietnam ed è stato molto duro per le persone della mia generazione dover rivivere quell´esperienza durante questi ultimi due anni, per cui credo che non dobbiamo dimenticarci della nostra storia. Ma, sono convinto che ognuno di noi ha mille paure e mille speranze.

È più duro essere padri o figli?
Credo che entrambi i ruoli siano ugualmente difficili. Ma ci sto lavorando, ci sto lavorando duro.

Credi di essere l´ultimo di una generazione di "balladiers", di cantautori? Potrei pensare a mille nomi di grandi autori prima di te, poi te stesso, ma dopo di te cosa c´è? L´hip hop, il gansta rap? Non mi sembra che ci siano nuovi autori del genere di Bruce Springsteen, Leonard Cohen o altri come lui.
Sono convinto che ci siano delle buone cose per ogni genere musicale. C´è del grande hip hop, c´è un sacco di buona musica nuova lì fuori, ma non è facile trovarla. Ai tempi miei, la radio trasmetteva molta buona musica, mentre oggi, almeno negli States, viene trasmessa poca musica dalla radio. Ma c´è sempre uno nuovo bravo la´ fuori, di sicuro in questo stesso momento c´è qualcuno che sta scrivendo qualcosa di stupendo, a prescindere dal fatto che noi lo conosciamo o meno, c´è sempre qualcuno, DEVE esserci qualcuno. Credo che ci siano diversi generi di musicisti. Certamente, non ci sarà un altro Bob Dylan, non ci sarà un altro Muddy Waters; dato che un musicista è cosi fortemente influenzato dal periodo in cui vive, incarna caratteristiche, alcune delle quali sono specifiche e spariscono col tempo. L´arte è qualcosa di estremamente personale. Ogni artista rappresenta qualcosa di unico, la sua opera è il frutto di un´anima particolare e di come quell´anima riesce a comunicare con tutte le altre anime; questo è quello che lo rende speciale.

Traduzione di Wolfgang Achtner
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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