Vittorio Zucconi: Ku Klux Klan. Mississippi burning, solo mezza condanna

Si potevano sentire i tonfi della pompa a ossigeno e il rantolo del suo respiro succhiato dalle cannule nel naso, dentro la bolla di silenzio appiccioso nel tribunale del Mississipi ieri mattina, quando il presidente della giuria popolare ha letto il verdetto al vecchio che faticava a star sveglio: "Non colpevole" dell’omicidio dei 3 ragazzi che 41 anni or sono, proprio in questo giorno di giugno, osarono sfidare lui, il Ku Klux Klan, l’omertà del Sud bianco e razzista. per spingere i neri della contea a non astenersi e ad andare a votare. ‟Colpevole”, ma soltanto di manslaughter, di omicidio involontario, dunque responsabile casuale di una morte che resterà per sempre senza mandanti e senza verità giudiziaria, sepolta nel fango molle del Delta del Mississippi, sotto un argine di terra. Come quello dove furono nascosti dal bulldozer dei "bravi ragazzi" incappucciati agli ordini di Edgar Ray Killen, il vecchietto, i cadaveri di James Cheney, Andrew Goodman e Michael Schwerner.
Sotto la cenere di quattro decadi, la brace del razzismo continua a bruciare il Mississippi. Se una mezza verità è meglio di una menzogna completa, e almeno una piccola etichetta di colpevolezza derubricata e attenuata resterà appiccata al nome di quel vecchio, la sentenza del processo quasi postumo all’ultimo dei cavalieri bianchi del KKK ancora vivo 41 anni dopo, non ‟restituisce alla nostra gente e alla nostra contea l’onore che questi criminali le tolsero il 21 giugno del 1964”, come aveva chiesto il pubblico ministero, Mark Duncan nella sua arringa. L’assoluzione dal reato principale e la condanna per quelli minori è stata certamente la malinconica figlia di un compromesso tra i 12 giurati, nove bianchi e tre neri, raggiunto per non ripetere il disastro del primo processo a Edgar Ray Killen, quando undici erano persuasi della sua colpevolezza e uno solo si oppose irremovibilmente: ‟Non condannerò mai un pastore cristiano”, disse, e nella impossibilità di un verdetto unanime, il giudice del 1967 dovette annullare il procedimento. Killen uscì libero, ma esposto a una riesumazione del processo, come è accaduto. Soltanto un’assoluzione immunizza per sempre l’imputato da appelli e ricorsi dell’accusa per lo stesso reato. Ha fatto molto onore alla magistratura del Mississippi, all’avvocato generale dello stato e al pubblico ministero della contea di Philadelphia, la decisione di smuovere la cenere e riaprire il faldone del caso che divenne anche un bellissimo film, Mississippi Burning, svegliando cani di ricordi idrofobi che la gente avrebbe lasciato volentieri dormire.
Non molti, ora che il vento è cambiato e la stagione rovente delle battaglie per i diritti civili si è raffreddata tra i progressi fatti e la stanchezza ideologica, ricordavano più quello che accadde, nella tarda primavera del '64, quando 3 studenti, un cristiano bianco, un cristiano nero e un ebreo, scesero dall’odiato Nord per aizzare gli ex schiavi e spingerli a iscriversi alle liste elettorali, dalle quali il potere sudista li voleva escludere illegalmente. Era la Freedom Summer, come l’avevano chiamata i profeti del rinascimento nero guidati dal reverendo King, e i tre ragazzi - il più grande aveva 20 anni - erano arrivati sulla vecchia "famigliare" blu di Schwerner, pagandosi il viaggio con soldi loro, per investigare lo strano incendio di una piccola chiesa dove si organizzava la raccolta delle iscrizione alle liste e l’improvvisa fioritura di croci in fiamme, davanti alle case dei pochi attivisti locali. Killen, il vecchietto che ieri succhiava il resto della propria vita dalle bombole agganciate alla carrozzella, era ufficialmente un falegname in una segheria e un focoso predicatore alla domenica, dai pulpiti delle chiese bianche. Segretamente, ma non tanto, era anche il wizard, il maghetto, il capo del KKK locale. Lo sbarco di quei tre yankees, di quei nuovi invasori nordisti tra cui un nigger e un jew, un negraccio e un giudeo, scatenò la controffensiva. Killen organizzò riunioni all’aperto, nella notte, di incappucciati, per preparare ‟la eliminazione” della ‟capra di Satana”, come aveva soprannominato Schwerner l’ebreo, per il suo pizzetto nero, come hanno deposto i testimoni in aula. La notte del delitto, sempre Killen, il "maghetto", guidò la propria auto e poi organizzò un corteo di altri "cavalieri" che aveva raccolto, sulla strada del paesino di Meridien, per intercettare la famigliare rabberciata sulla quale ‟la capra di Satana” e i suoi amici si muovevano. Fu lui, sempre secondo i testimoni di allora e di oggi, a portare guanti di gomma, da cucina, e distribuirli a coloro che avrebbero dovuto sbarazzarsi dei cadaveri, dopo avere convocato un amico con il bulldozer per seppellirli sotto una diga di terriccio, e a ordinare l’esecuzione, lungo la strada di campagna. Non ci fu nulla di casuale, di accidentale, di preterintenzionale, nel massacro dei tre "nordisti". Tutto fu premeditato, organizzato nei dettagli, nascosto agli inquirenti dietro l’omertà del paese anche di fronte all’arrivo degli investigatori dell’Fbi spediti da Washington per ordine del presidente Johnson. La sola imputazione che gli investigatori e poi i prosecutor federali arrivati da Washington riuscirono ad appiccicare al predicatore fu quella di ‟violazione dei diritti civili” di James, Andrew e Michael, il reato che giustificava l’intervento del governo centrale.
Ma anche da quello Killen scampò, per la resistenza del 12esimo giurato. Neppure la vecchissima voce di una donna, la madre del "giudeo" ucciso, che ha ricordato a quella giuria i giorni del '64, quando lei e suo marito arrivarono da New York per seguire le ricerche del figlio fino al ritrovamento della station wagon carbonizzata e poi del cadavere di Michael, costretta a cambiare letto ogni notte, inseguita dalle minacce dei paesani, ha convinto la giuria a riconoscere nel vecchio ansimante, malfermo, asmatico, il vero demone incappucciato che neppure l’America del 2005 è riuscita a esorcizzare. Due giorni di deliberazione, il compromesso, ora l’attesa della pena sicuramente mite e i cani potranno tornare a dormire nella cenere.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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