Vittorio Zucconi: Condanna choc in America. 25 anni al guru di WorldCom

Negli anni spumeggianti della borsa champagne, la chiamarono "finanza creativa", l´arte raffinata di moltiplicare come bollicine i profitti inesistenti, gonfiare il corso delle azioni e finire poi, quando lo champagne svapora, in galera. Non c´era nulla di creativo né di complesso nella cifra secca che il giudice federale di New York, signora Barbara Jones, ha letto ieri sera all´ex presidente della WorldCom, Bernard Ebbers: 25, quanti sono gli anni che dovrà scontare in un penitenziario federale per avere creativamente truffato azionisti, soci, dipendenti, investitori. A 63 anni di età, quanti Ebbers ne ha, la pena equivale a una condanna a vita, quasi un ergastolo per avere barato al gioco di un´economia capitalista crudele, ma autentica che per sopravvivere non può tollerare troppi bari, troppo a lungo, al tavolo da gioco.
La terrificante, quanto prevista, mazzata che la magistratura ha inferto sulla bella testa di capelli argentei di colui che prese una minuscola società di telecomunicazioni del Mississippi e la trasformò in un ciclope di cartapesta, è la prima di una scarica che sta per abbattersi su questi angeli caduti dal cielo degli anni ´90 e della New Economy. Ebbers scavò un buco da 11 miliardi di dollari, record assoluto nella storia dei crac finanziari americani, e nel marzo scorso fu riconosciuto colpevole di truffa, associazione a delinquere e di un reato che nella lontana America è ancora considerato tale e molto grave: falso in bilancio. Ma dietro di lui, in attesa di conoscere la pena che il giudice gli comunicherà il 2 agosto prossimo dopo che la giuria l´aveva giudicato colpevole, sono pronti Dennis Kozlowski e Mark Swartz.
I numeri uno e due della Tyco, grande industria manifatturiera, che non possono aspettarsi grandi clemenze dalla Corte, dopo la sentenza Ebbero, e rischiano anche loro 25 anni. E ancora oltre, nella grande resa dei conti falsi anni 90, è in fila Kenneth Lay, ex presidente della Enron energia, grande finanziatori di politici, amico personale di Bush che lo chiamava "Ken", che ha lasciato un buco da 600 milioni di dollari e diecimila dipendenti non soltanto senza lavoro, ma senza la pensione che la Enron avrebbe dovuto custodire e investire, secondo il meccanismo dei fondi pensione privatizzati.
Parabola esemplare delle opportunità, delle tentazioni, delle rapide ascese a cadute che il capitalismo americano da sempre offre, la vicenda di questi, come di altri personaggi travolti ben prima che l´11 settembre devastasse i resti dei "favolosi anni ‘90", è una storia già vista negli Stati Uniti, dove la stessa fine fecero i raider, i razziatori degli anni 80 e i maghi dei "bond spazzatura", come Ivan Boesky, Mike Millken. Ma è una parabola che va ripetuta a ogni nuova generazione, perché non sia dimenticata. Dice che non bastano le protezioni politiche, le sontuose elargizioni ai partiti, neppure il libero accesso alla Casa Bianca, come Kenneth Lay aveva quando vi entrò l´amministrazione dei petrolieri texani nel gennaio del 2001, per mettere al riparo tutti, sempre, dai controlli delle autorità di Borsa come la Sec, dallo Fbi, dal fisco e dalla magistratura ordinaria. Ebbers, il canadese che aveva trovato la sua America scendendo fino alla costa del Golfo, nello stato tra i più arretrati e miseri degli Usa, il Mississippi, era un personaggio simpatico, seducente, molto folksy che si era calato, con la criniera di capelli bianchi e il pizzetto, nella parte del gentiluomo del sud, lui che era nato nel grande Nord.
A 57 anni, nel 1998, Time Magazine lo aveva battezzato come "uno degli uomini di maggior successo nel nuovo mondo delle telecomunicazioni e di Internet". Partendo da una minuscola società di telefonia a Jackson, nel Mississipi, questo ex lattaio e buttafuori di night club che per due volte era stato espulso dalle università prima di strappare una laurea al modesto Mississippi College, dichiarava un reddito personale di 537 milioni di dollari all´anno. Vendendo tessere per chiamate scontatissime, aveva creato la WorldCom a colpi di acquisizioni e raid che ne avevano fatto, cito sempre una rivista autorevole come Time, una società capace di produrre reddito per 37 miliardi di dollari all´anno e di espandersi in ogni continente. "La WorldCom - conclusero di analisti interpellati dal settimanale più rispettato d´America - è qui per restare, e i suoi titoli sono un investimento intelligente per chiunque". Nel 1998, i titoli della WorldCom salirono dell´85%. Nel 2002 la società era in bancarotta ed ebbero denunciato, insieme con 103 dirigenti, per ogni reato finanziario contemplato dal codice. Nel marzo di quest´anno, piangente, abbracciato alla moglie Kristy e alla figlioccia, la giuria lo ha riconosciuto colpevole. Ieri i 25 anni, anziché i 30 possibili, perché il giudice gli ha scontato un lustro, per buona condotta durante l´inchiesta e il processo.
Rimane, per lui che presenterà appello, per "Kenny Boy" della Enron, per Kozlowski della Tyco, il faraone che organizzava feste da 2 milioni di dollari in Sardegna per la moglie e spese 6mila dollari per una tenda da doccia ricamata a mano, la domanda sul come e perché essi avessero potuto agire, muoversi, acquisire e falsificare bilanci spudoratamente nella seconda metà degli anni ‘90 prima che le società di revisione dei conti, gli analisti di Borsa, la banche e infine la autorità di sorveglianza finanziaria si accorgessero di ciò che ogni croupier in ogni casinò sa: che un giocatore che vince sempre, è un giocatore che bara. Fra le infinite spiegazioni moralistiche e le promesse di "fare pulizia" che il presidente Gorge Bush dovette fare durante le campagne elettorali, la più convincente è forse quella data da Scott Sullivan, già complice di Ebbers nella propria veste di tesoriere della WorldCom, divenuto collaboratore di giustizia, la "sindrome dei tre mesi".
La pressione dei mercati finanziari perché quella società - ogni società - raggiungesse o superasse le previsioni degli analisti, sotto pena di un collasso dei listini, spiegò Sullivan, spingeva gli amministratori a qualche piccolo ritocco nelle cifre, a usare i trucchi e gli espedienti, non sempre illegittimi, della "finanza creativa" a ogni scadenza trimestrale. I buoni risultati, anche se apparenti, producevano aumenti del titolo, che a loro volta imponevano nuovi, ancor migliori risultati, allo scadere di ogni trimestre e dunque suggerivano finanza ancor più "creativa" per non deludere il mercato. Sull´onda di una Borsa spumeggiante, molti, anche coloro che ora scuotono la testa, rastrellavano grassi utili, incoraggiando la speculazione al rialzo e la falsificazione dei conti, tanto più necessaria per nascondere i falsi precedenti, nella spirale che inesorabilmente avrebbe portato al collasso. Accadde per il lattaio canadese divenuto il re di Internet, per il faraone polacco dalle tende insensatamente costose, per il texano amico addirittura di un presidente che dovette sentirsi in porto quando il suo Bush entrò miracolosamente nello Studio Ovale il 21 gennaio del 2001 e non sapeva che neppure un amico, un collega petroliere, un politico conservatore generosamente finanziato può uccidere nella sfiducia e nel discredito il sistema finanziario che regge un sistema capitalistico vero e vitale. Nessun amico, per nessun presidente, vale più della nazione. Almeno non negli Stati Uniti d´America.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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