Michele Serra: La doppia vita di Galliani che non fa più scandalo

Lasciamo volentieri agli appassionati delle cronache giudiziarie il compito di fare il punto sulla lite Rai-Lega Calcio (l´ultima puntata, in ogni modo, è il blocco dell´asta per i diritti decisa dal tribunale di Milano su richiesta della Rai). Ogni ulteriore dettaglio, infatti, non toglie e non aggiunge niente al pazzesco assetto istituzionale del settore, che vede Adriano Galliani nella doppia veste di venditore (in quanto presidente di Lega) e potenziale compratore (in quanto dirigente di Mediaset).
Parlare di conflitto di interessi è decisamente eufemistico: sarebbe come accusare di maleducazione gli autori di un bombardamento aereo. Qui si tratta, molto più rozzamente, dell´unificazione in una sola persona di due poteri che il mercato prima di tutto, poi la logica e la decenza, vorrebbero ovviamente separati. Solo che ripetere questa verità, per altro stranota e stradetta, è diventato un patetico e inutile ritornello. Perché l´aspetto più inquietante della faccenda, a ben vedere, non è tanto lo scandalo, quanto la totale assuefazione che lo ha progressivamente imbozzolato, fino a trasformarlo in rassegnata routine, in uno dei tanti episodi avvilenti della anormalissima normalità italiana.
Neanche il più ottuso e distratto dei presidenti del calcio può essere all´oscuro del fatto che Galliani – indipendentemente dalle sue capacità e perfino dalla sua eventuale buona volontà – si trova, da presidente di Lega, in un ruolo totalmente incompatibile con la sua figura di uomo della televisione. E viceversa. Che Galliani tratta (anche) con Galliani la delicatissima questione dei diritti tivù (molti milioni di euro), e quando parla con la Rai è pur sempre nell´inconcepibile status di concorrente che propone e concede, in altra veste. Eppure, dopo maldipancia regolarmente sedati, dopo rivolte parolaie e spuntate, i padroncini del calcio rimettono ogni volta Galliani sulla sua poltrona, forse convinti che la somma delle cariche garantisca comunque, alla fine, prestigio e force de frappe a un settore semiasfissiato dai debiti e dagli scandali, attaccato alla mammella pubblica fino al punto di riuscire a farsi condonare debiti col fisco che porterebbero in tribunale qualunque altra azienda o privato cittadino.
E´ ormai assodato, a questo punto, che nessuna questione morale, nessun richiamo ai principi sfiora nemmeno lontanamente l´establishement del pallone italiano. Di più e forse addirittura di peggio, questa capacità di glissare sull´etica non porta, ed è il colmo dei colmi, alcun vantaggio tangibile, vista la permanente semibancarotta del settore, i calendari perennemente subjudice ogni estate che Dio manda in terra, la sempre più incanaglita questione degli ultras (con il prezzo, ingentissimo, scaricato sulle forze dell´ordine e sull´erario, cioè su di noi). E allora? Come si spiega questa imbarazzante soggezione di un intero ambiente a una gestione perlomeno carente dal punto di vista dei risultati sportivi, gestionali ed economici, e perlomeno scandalosa dal punto di vista istituzionale?
Facciamo così: non si spiega. Se non ricorrendo a vaghi psicologismi e sociologismi sulla mentalità nazionale, tendenzialmente vassalla di fronte ai più grossi e magari convinta, in cuor suo, che se Galliani, oltre che capo del Milan, della Lega e di Mediaset, fosse anche governatore di Bankitalia e presidente del Rotary, meriterebbe qualche voto in più e un surplus di deferenza. Nel frattempo, senza che nessuno dica beh o bah, i due Adriano Galliani, quello del calcio e quello della tivù, continuano allegramente a stringere affari, beninteso con il pieno appoggio di presidenti ridotti a spettatori impotenti: e gli sta bene.

Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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