Michele Serra: Fuori dal Pci. Don Backy come Longanesi

Dal ‟Corriere della Sera” del 4 settembre 2005, titolo a nove colonne. ‟Don Backy canta per An: ero di sinistra ma mi hanno epurato. Il Pci mise da parte noi melodici, io Nada e Bobby Solo non gli servivamo”.
Ecco un altro fondamentale tassello per ricostruire la storia dell'egemonia culturale comunista. Dopo Raymond Aron, Giuseppe Berto, Guido Morselli, Giovanni Guareschi e Leo Longanesi (che poterono pubblicare i loro libri solo stampandoli a mano uno per uno con un torchio a caratteri mobili), fu Don Backy a subire il ‟niet” di Botteghe Oscure. Il ‟Corriere” conta di entrare presto in possesso dei verbali (secretati) della riunione della segreteria del partito nella quale Amendola e Ingrao, pur da posizioni opposte, decisero che Don Backy non avrebbe mai più potuto cantare L'immensità.
L'ancora giovane Occhetto fu costretto a cantarla tutta, davanti allo sguardo severo dei vecchi capi, per sottoporla al loro giudizio. Per Amendola il testo, passionalmente infantile e del tutto privo di riferimenti alla necessaria politica di alleanze, era tipicamente estremista. Secondo Ingrao, invece, peccava di sentimentalismo borghese e soprattutto non conteneva nemmeno un accenno alla struttura socio-economica dell'Italia di allora. Per colmo della misura la casa editrice Einaudi, pur non avendo ricevuto alcun manoscritto di Don Backy, gli fece sapere preventivamente che non gli avrebbe pubblicato niente.
La persecuzione di Don Backy non è la prima né l'ultima denunciata dal ‟Corriere”. Che ha in riserbo nuove, clamorose rivelazioni. Ne anticipiamo qualcuna.

Duccio Tessari e i film ‟peplo”
Da anni gli storici della cultura si arrovellano su questa domanda: come mai lo stato maggiore comunista preferiva Rossellini, Visconti, De Sica, Antonioni e Fellini ai film di Tessari ambientati nella Roma antica? La sola risposta possibile, rivela il ‟Corriere”, è che i ‟peplo” erano, per i comunisti, film scomodi. Esaltavano uno stile di vita decadente, con pelli d'orso, orge, banchetti e corse con le bighe, che non poteva certo incontrare i favori dell'austera e quaresimale classe dirigente comunista. Pare che venne fatto un tentativo, da Togliatti in persona, per convincere Tessari a sostituire gli antichi romani con operai e braccianti, sia pure facendoli correre sulle bighe (ecco la famosa doppiezza togliattiana, sempre incline al compromesso). Ma non se ne fece niente, e Tessari scontò il suo rifiuto con l'incomprensibile preferenza degli intellettuali per 'Rocco e i suoi fratelli' rispetto a 'Maciste contro Annibale'.

Achille Togliani
Esiste un carteggio Togliani-Togliatti nel quale il Migliore, furioso per il buon successo ottenuto dal popolare crooner italiano a Sanremo, lo minaccia di espulsione dal partito perché gli preferiva, da sempre, Natalino Otto. Togliani replicò che non poteva essere espulso dal partito, per la semplice ragione che non era iscritto e votava Dc. Togliatti, spietato, lo espulse lo stesso dopo averlo iscritto d'ufficio, e diede incarico ai militanti di rigare con un chiodo tutti i dischi di Togliani in circolazione. Lo stesso segretario comunista, per dare una lezione al povero Togliani, incise una versione molto più swingata e dinamica di ‟Casetta in Canadà” da diffondere alla scuola di partito delle Frattocchie. Sulla copertina del 45 giri, rarissimo, si vede Togliatti al pianoforte che minaccia con lo sguardo un gruppo di orchestrali.

Lascia o raddoppia?
Tutti sanno che il primo quiz di Mike Bongiorno inchiodava davanti alla tv milioni di italiani. Ma il ‟Corriere” ha scoperto, negli archivi della Fondazione Culturale Bongiorno, due cose sensazionali: la prima è che esiste una Fondazione Culturale Bongiorno, costituita da migliaia e migliaia di cartoline illustrate e fin qui osteggiata dalla sinistra. La seconda è che in una di queste (una veduta di Macugnaga), Togliatti minacciava il popolare presentatore di farlo licenziare dalla Rai qualora non lo avesse invitato come concorrente. Il Migliore, che costringeva i suoi compagni di partito a fargli continuamente domande di cultura generale, era infatti convinto che la vittoria a ‟Lascia o raddoppia?” gli avrebbe fatto vincere le elezioni. Bongiorno, fortunatamente, lasciò cadere nel vuoto l'ingiunzione di Togliatti perché, pur avendo letto la cartolina, non la capì.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

Vai alla scheda >>

Scopri il negozio Feltrinelli più vicino a te