Vittorio Zucconi: Usa. L´asta delle ambasciate

Un tempo lastricata di buona educazione, smo-king, facilità linguistica e una pokeristica capacità di ‟mentire per conto del proprio Paese”, come osservava Kissinger, la strada che porta alle ambasciate americane nel mondo è ormai pavimentata di dollari, dei soldi che coloro che aspirano alla feluca devono riversare nelle casse di un futuro Presidente. Che la via verso le sedi diplomatiche passi per i finanziamenti elettorali e sia un "premio al valore" (finanziario) non è storia nuova, ma nuove sono le cifre che ormai gli aspiranti devono scucire per vincere l´asta quadriennale delle ambasciate americane.
Le capitali più ambite e più piacevoli assegnate dalla seconda amministrazione Bush sono costate complessivamente ai nuovi capi di missione un totale record di oltre tre milioni dollari in finanziamenti.
Per Roma il fresco ambasciatore Ronald "Ron" Spogli aveva meritato la gratitudine di Bush con un contributo politico, perfettamente legale, di 697.807 dollari. Un record per Villa Taverna e per la cancelleria di Via Veneto, ma appena la metà del milione e duecento mila pagati da Ronald Arnall per strappare la simpatica Olanda, due volte più cara dell´Italia.
Figura raramente di carriera, un ambasciatore o ambasciatrice degli Stati Uniti è per legge il rappresentante personale del Presidente. È dunque scelto dal Presidente stesso nella cerchia di amici, consiglieri, parenti, elemosinieri elettorali, come un gesto di graziosa benevolenza reale. Era dunque ovvio che un Capo dello Stato particolarmente sensibile ai richiami del nepotismo e delle amicizie come Bush non restasse sordo a parentele e finanziamenti. Bill Clinton deteneva il record assoluto nella campagna acquisti e vendite, raggiunto dal finanziere e filantropo Felix Rohatyn che conquistò la magnifica embassy americana sugli Champs Elysee con un assegno da 768 mila dollari. Ma con Bush, a parte il caso del finanziere Spogli, che aveva anche il merito di essere stato compagno di università di George a Harvard, il libro dei record è stato riscritto ed è consultabile, perché i finanziamenti elettorali sono, quasi sempre, pubblici e nominali.
La corte di San Giacomo, Londra, è andata a Robert Tuttle per appena 168 mila dollari, noccioline rispetto a Roma o all´Aja, ma venti volte più dei miserabili 4 mila contribuiti da Philip Lader a Clinton. A buon mercato anche Parigi, assegnata a Craig Stapleton per soli 116 mila dollari, ma Stapleton è imparentato coi Bush che notoriamente hanno un forte senso dei valori familiari.
Nessun sentimentalismo invece per concedere la dura Germania, costata 461 mila dollari al nuovo ambasciatore Timmy Timken, re dei cuscinetti a sfera, e nessun empito di carità cristiana per Francis Romney III, che si è accreditato presso la Santa Sede dopo avere inforcato 250 mila dollari nella cassaforte elettorale di Bush e dei suoi repubblicani. A merito di questa Casa Bianca sta invece lo zero pagato da William Burns, ambasciatore in una Mosca troppo importante per essere ceduta come regalo di gratitudine a un ricco finanziatore annoiato. E pochissimi anche i 29 mila dollari pagati da Clark Randt jr. per sbarcare a Pechino, in una Cina che egli conosce bene e di cui parla bene anche la lingua ufficiale, il mandarino, come Spogli parla l´italiano.
Più una sorta di laurea "honoris et pecuniae causa" che una vera missione diplomatica, l´ambasciata delle nazioni che non creano problemi agli Stati Uniti è un riconoscimento. La fatica del lavoro diplomatico viene affidata ai funzionari di carriera, ai ministri di legazione, ai direttori degli affari politici e allo station chief, il responsabile della "stazione" locale della Cia. All´ambasciatore compete il compito di mentire in maniera affabile, di massaggiare l´ego dei politicanti e governanti locali facendoli sentire importanti, e di ospitare cristianamente gli scrocconi ufficiali provenienti in improbabili missioni parlamentari da Washington con coniugi, famiglie, corti e amanti, niente altro che glorified innkeepers, albergatori d´alta classe, come si dice nel gergo. E nessuno lo sapeva fare meglio della beniamina di Clinton, la signora Pamela Churchill Harriman, che concluse la sua vita di grande matrona di società a Parigi, dove ebbe l´ictus cerebrale che la uccise.
Ma ebbe la classe di averlo mentre era a un ricevimento all´Hotel Ritz.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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