Vittorio Zucconi: Rosa Louise Parks, cambiò la storia restando seduta

Si può cambiare il mondo anche mettendosi a sedere, senza sparare un colpo, senza mettere bombe, accomodandosi sul sedile proibito di un autobus in Alabama e poi rifiutando di alzarsi. ‟Non volevo fare la rivoluzione, avevo semplicemente mal di piedi dopo una giornata di lavoro”, disse candidamente Rosa Louise Parks, la commessa che sessant´anni or sono scatenò il movimento per i diritti civili e umani dei "colorati" come lei e che è morta ieri a 92 anni, addormentandosi alle 8 di sera nella sua casa di Detroit.
Era il dicembre del 1955, cinquant´anni esatti or sono, quando Rosa Louise McCauly sposata Parks lasciò il grande magazzino di Montgomery, in Alabama, dove era impiegata come lavorante di sartoria a rifare gli orli alle gonne ed accorciare i calzoni, e salì sull´autobus che aveva preso centinaia di volte. Aveva 40 anni e i piedi gonfi.
Poiché sugli autobus americani si sale sempre dal davanti, si buttò sul primo sedile libero che trovò, in prima fila.
Sapeva benissimo che quelle erano le file proibite ai colored come lei, che l´Alabama delle leggi di ‟Jim Crow”, di Jim il corvo, segregavano i neri dai bianchi, i gabinetti, i ristoranti, le fontanelle, le scuole, i negozi, gli ospedali e che il suo posto era in fondo, con gli altri negroes. Ma le facevano male i piedi. L´autista glielo ricordò, e lei, niente. Alla fermata successiva, salirono molti passeggeri bianchi che pretesero i loro posti riservati. Alzati, negra, lasciami il posto. Lei niente.
Arrivò un poliziotto che la sollevò di peso e la spinse verso il fondo.
‟Perché mi spintoni?” chiese Rosa, una donnina. ‟Non lo so” rispose l´agente, ‟so che è la legge e io devo farla rispettare”. Ma lei, niente. Fu fatta scendere e l´autobus arrivò al capolinea della storia. Dal rifiuto di Rosa di pagare la multa di 10 dollari e dalla sua condanna al carcere, cominciò un boicottaggio dei mezzi pubblici che andò avanti 381 giorni, paralizzò i trasporti, piegò le ginocchia ai good ole boys, ai vecchi ragazzoni razzisti, arrivò alla Corte Suprema, schiantò come incostituzionale ogni forma di discriminazione razziale e insegnò all´America degli uomini e delle donne invisibili, ai "colorati", la strada di una pacifica rivoluzione, ispirata da un giovane pastore Battista che guidò i primi cortei per le vie di Montgomery. Martin Luther King jr.
Rosa fu una rivoluzionaria improbabile e per questo straordinariamente efficace. Non era una sprovveduta né una agitatrice professionale. La sua condizione di impiegata in un grande magazzino come sarta la collocava, nell´Alabama degli anni 50, in uno status di classe media, al di sopra dei lavoratori manuali e degli addetti ai compiti più umili che erano riservati ai suoi "fratelli e sorelle" di carnagione scura. Era nata e cresciuta in una famiglia per bene, timorata di Dio e relativamente bene educata, il padre falegname, la madre maestra.
Aveva letto libri passati dalla mamma, visto il padre lavorare e mantenere la famiglia senza sussidi statali né elemosine private. Aveva accettato per 40 anni il mondo nel quale era nata e cresciuta, perché era l´unico che lei conoscesse, nel profondo Sud dove i neri doveveno "stare al loro posto", in fondo all´autobus, nei "loro" ristoranti, nelle "loro" scuole e venivano severamente puniti dai cavalieri incappucciati del Klan, se si mostravano troppo petulanti. Bruciavano le croci, cigolavano i rami per il peso degli impiccati. Chi tocca una donna bianca, penzolerà da quel ramo. Saltavano in aria chiese, uccidendo bambine al catechismo, come accadrà in un´altra città dell´Alabama, Birmingham, molto prima che si parlasse di terrorismo fondamentalista.
Ma Rosa aveva i piedi gonfi, quella sera del primo dicembre 1955. Uno storico, un sociologo, certamente diranno che se non fosse stata lei a impuntarsi sull´autobus, il giorno dopo qualcun altro sarebbe entrato nel gabinetto proibito, o si sarebbe seduto al tavolo sbagliato in un diner da uova fritte e la scintilla sarebbe scoccata comunque. Ma Rosa aveva male ai piedi e la scintilla fu lei. I buoni villici di Montgomery non glielo perdonarono e la tormentarono con minacce di morte, croci incendiate davanti alla sua casa, lettere anonime, fino a quando la costrinsero a rifugiarsi nel Nord più evoluto, a Detroit, dove avrebbe vissuto i 50 anni che le restavano da vivere, guardando scorrere da lontano il film delle conseguenze di quel suo gesto così innocente, così tremendo.
Vide gli omicidi nel Mississippi contro gli attivisti del voto ai neri; la chiesa di Birmingham, dove ora anche Condoleezza Rice è andata a ricordare quelle bambine, sue coetanee, esplodere dilaniate dalle bombe dei crociati contro neri, ebrei, italiani, immigrati inquinatori; l´ascesa di quel giovane pretino Battista fino al suo discorso della montagna, ‟I have a dream” e le pallottole che lo uccisero a Memphis, poi le promesse dei politicanti, le leggi anti-segregazioniste. Tornò anche a salire su quell´autobus della storia, che la Fondazione Ford, la casa che lo aveva fabbricato, comperò per 483 mila dollari e ora sta nel museo di Dearborn, accanto a Detroit. Vide le sentenze di quelle Corti Supreme di tartufi in tocco e toga che si erano finalmente assunti la responsabilità politica e morale di leggere che cosa c´è scritto davvero nella Costituzione, che ‟tutti gli uomini sono creati uguali e dotati degli stessi diritti”, dopo un secolo e mezzo di cecità.
Scrisse libri, in verità scritti da altri per lei, ma sempre lesinò al massimo la propria persona, evitando talk show, salotti, riflettori, pagliacciate di notorietà televisiva.
Fu coperta di medaglie, l´ultima appuntata da Bill Clinton che le disse: ‟Mettendosi a sedere, lei si alzò per difendere i diritti di tutti e la dignità dell´America”.
Trovò un lavoro nello staff di un deputato di Detroit, Conyers, lasciata in pace a godersi il resto della propria vita con una stipendio da portaborse parlamentare. Le piaceva molto sapere di essere chiamata ‟la Madre dei diritti civili” in America, come una piccola madonna nera di un Vangelo neppure tanto minore, e si stupì molto quando, nel 1993, un ladro entrò nella sua casa di Detroit per svaligiarla e se andò portando via 53 dollari. Ma lo sai chi sono io? chiese a quel ladro. ‟No - rispose lui - e non me ne fotte niente”. Il ladro non era neppure nato quando Rose ebbe tanto male ai piedi.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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