Michele Serra: La guerra delle lattine

La sinistra italiana magari non avrà una posizione univoca e chiara sull´alta velocità ferroviaria: ma, per chi si accontenta, minaccia di averla sulla Coca-Cola. Il Consiglio comunale di Torino, in una di quelle sedute notturne galeotte in cui assenze e presenze sono egualmente a rischio, ha votato (12 contro 11) un documento che auspica lo sfratto delle lattine dal Municipio cittadino.
Su Torino decocacolizzata si sono spaccati diesse e Margherita, perché va bene la volontà unitaria, ma si sa che le questioni di principio, nevralgiche, come la guerra in Iraq e la presenza dei distributori di lattine nelle istituzioni, spaccano le coscienze.
Ora, è noto che l´identità della sinistra è un rebus di difficile soluzione. E che nessuno, in tempi brevi, ha in tasca la risposta vincente. Ma forse è proprio per questo – per la famosa complessità delle famose questioni strutturali – che ogni tanto qualcuno, stufo di doversi rompere la testa sui massimi sistemi, decide di imboccare una scorciatoia agile e gratificante, tipo questa qui dell´embargo della Coca-Cola, magari da estendere dalle Alpi al Monferrato. Un bel distintivo da portare sul bavero, e pazienza se la giacca casca male. Così male che, in un eventuale rapporto della Cia sul Piemonte, nota Regione comunista, si potrà leggere che gli amministratori locali, dopo essersi battuti per portare le Olimpiadi della neve a Torino, ora si battono perché il principale sponsor dei Cinque Anelli sia bollato di infamia. Che è come dire: lei venga pure, è gradito ospite, ma quella befana di sua moglie, mi raccomando, la lasci a casa.
Per farmi capire meglio, non bevo Coca-Cola, per incompatibilità gastrica, e diserto i McDonald´s se non in caso di ricatto morale imposto da minorenni al seguito (io al loro seguito, intendo). Ma se dovessero chiedermi un elenco delle questioni sulle quali vorrei tanto che la sinistra si pronunciasse, e aspetto invano, la Coca-Cola verrebbe, nell´elenco, al penultimo posto (all´ultimo c´è la Pepsi). Immagino anche che siano vere e verificate le nefandezze padronali commesse dalla Coca-Cola in giro per il mondo, causa scatenante dell´ordine del giorno torinese. Ma immagino, di conseguenza, che ad Atlanta il Consiglio di amministrazione al completo stia brindando per l´insulsaggine della rappresaglia subita. Passando al problema di fondo, che non è cosa beviamo stasera: lo sbandamento identitario della sinistra (la destra, beata lei, evidentemente non ne ha bisogno) è una questione annosa e conclamata. Difatti la sinistra ne discute una sera sì e una no a "Porta a porta", sinistramente compatta in questa devoluzione salottiera del dibattito, che è la maniera migliore, badate bene, per dare al pubblico la netta impressione che una vera differenza non esista. Che la sinistra (tutta, con o senza bollicine) sia prigioniera della logica da quattro amici al bar che è molto ma molto più omologante e dannosa della Coca-Cola, ma non trova, come è noto, quasi nessun oppositore. L´agenda della sinistra è scritta, da tempo immemorabile, dagli altri, e la sola idea (che sarebbe salvifica) di trasportare altrove sederi, facce e cervelli, di formarsi un´opinione in altri luoghi, e con parametri nuovi, fatica a farsi strada, o meglio non si fa strada affatto.
È proprio questo appiattimento dei comportamenti e dei modi della comunicazione che costringe, poi, a uscirsene fuori con queste trovatine demagogiche, Coca sì Coca no, che nascono già come un titolo ideale per "Porta a porta".
In un eventuale seminario sul futuro della sinistra, su che cosa significa dirsi di sinistra, la Coca-Cola non sarebbe neanche all´ordine del giorno. Sarebbe, al massimo, accanto al distributore del caffè, come opzione innocente. Parlarne nel Consiglio comunale di una città importante, e alle prese con grandiose faccende di de-industrializzazione, di rifacimento urbanistico, di trasporti, di destino comune, significa decidere che la parola "sinistra" è ridotta a colore, a costume. Quasi a folklore. La spaccatura sulle lattine pare fatta apposta per finire nel gossip politico dei quotidiani (che intervisteranno in proposito, vedrete, i massimi pensatori nazionali ed esteri), e per un animato talk-show televisivo.
A me della Coca-Cola non me ne frega niente. Dell´America magari sì, eccome: ma allora che si parli davvero dell´America, accidenti, per esempio con una bella posizione unitaria e definitiva sul ritiro delle truppe dall´Iraq. Per dire una cosa di destra (cioè inelegante ma sanguigna): fate attenzione, compagni, o un rutto vi seppellirà.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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