Michele Serra: Berlusconi e la strategia della pensione

La sinistra italiana, in piena crisi di autostima, stremata da un ripensamento identitario e organizzativo che ne assorbe ogni adrenalina residua, dovrebbe specchiarsi più spesso nella formidabile immagine di efficienza, dinamismo e inventiva offerta dal suo irriducibile rivale, Silvio Berlusconi. Già considerata capace di sobillare procure e tribunali d´Italia per un grandioso disegno inquisitorio, ora viene accusata dal premier, nel corso di un comizio già passato alla storia del cabaret, di addestrare finti pensionati per spedirli "sui tram" a fingere indigenza per denigrare il governo.
È la famosa strategia della pensione. Non corrisponde, ovvio, a niente di vagamente verosimile: perfino gli onesti tram, quando evocati da Berlusconi, fanno pensare più a musical sulla Milano del tempo che fu, con Bramieri e la Masiero al Teatro Manzoni sotto una scenografia di troller, piuttosto che al parco effettivamente circolante, per altro mai frequentato da un magnate che sorvola in elicottero un paese a lui totalmente sconosciuto. Ma l´immagine dei pensionati cenciosi e maldicenti, che imbeccati dagli agit-prop di partito salgono e scendono dai mezzi pubblici per aizzare alla sovversione sociale credule massaie e giovani inesperti, non può che rinfocolare lo spento orgoglio della sinistra italiana.
Tanto per cominciare, lo scenario è un fantastico cocktail di tutti o quasi i luoghi prediletti dall´immaginario della sinistra storica. C´è Brecht: il sordido organizzarsi degli indigenti, la metropoli come sentina del cattivo operare. C´è Zavattini (ah, quegli anziani che borbottano in dialetto milanese…) e la lezione del neorealismo, con gli attori presi dalla strada. C´è la rivoluzione russa (con questo freddo, poi), la folla misteriosa e infida che trasforma la sua vita bigia oggi in furia maldicente, domani, chissà, in un assalto al capolinea del 15, con Eisenstein che filma le dita ossute del pensionato-leader che si levano contro lo sfondo bianco e raggelato del cielo. E c´è, soprattutto, la mitologia grande e terribile dell´organizzazione proletaria, la vecchia talpa che rode le strutture del capitale, il reclutamento dei pensionati-comizianti in sezioni intrise di fumo e vecchi manifesti di gente barbuta, il passa-parola di fermata in fermata, l´avanguardia che cavalca il popolo ignaro e lo conduce, se non alla catastrofe, perlomeno fino a Lambrate.
Bisognerebbe dunque – se la sinistra nutrisse ancora qualche briciola di amor proprio – avvalorare con convinzione l´idea berlusconiana dei "comunisti" ancora in grado di organizzare il sociale con tanta micidiale tenacia: specie adesso, che il sociale non dimostra una particolare sintonia con il marxismo-leninismo e preferisce Simona Ventura. E pazienza se il discorso di Berlusconi si fonda sull´idea paranoica (tipicissima della destra padronale di una volta, quella col cilindro in testa delle caricature di Galantara) che il sociale, in quanto tale, semplicemente non esista, e sia solo il prodotto del genio malato dei sovversivi, che ne catalizzano le pulsioni per creare zizzania. Il ruolo del comunista malvagio e sobillatore sarà anche minaccioso, d´accordo, ma sempre meglio della realtà spesso insipida e tossicchiante della sinistra post-tutto.
Si faccia dunque credere che sì, le lamentele dei pensionati in tram sono state accuratamente preparate da attivisti cresciuti alle Frattocchie, o anche alla scuola del Piccolo. Si faccia credere, necessariamente, che le Frattocchie esistano ancora (ma esistono? O sono state vendute a Ricucci, trasformate in una beauty-farm o in un residence?). E si faccia girare la voce che in quel fu-luogo ancora si aggirano canutissimi insegnanti di rivoluzione, i pochi non ancora trasferiti da Anna La Rosa, i pochissimi non ancora passati a destra, chez Berlusconi, perché la sinistra non li capisce, non li ama più e li pagava poco in relazione al titolo di studio.
Istruiscono pensionati, e già pensano a una sezione-massaie. Distribuiscono vestiti da povero per la grande simulazione, e ritirano quelli da ricco (caratteristici del vero pensionato) come sottoscrizione per il partito. E aspettano il prossimo discorso di Berlusconi per ulteriori suggerimenti su come rinvigorire il ruolo esausto di fantasma che si aggira per l´Europa, con capolinea alla Bovisa.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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