Vittorio Zucconi: Mondiali 2006. Il calcio dell'Africa sta deludendo

Trasformati in pigmei dalla strega malvagia del Mondiale, dopo esserci stati descritti come watussi, i calciatori delle nazionali Africane hanno dato, senza colpa e senza compiacimento, un serio contributo alla sempre invocata retorica della lotta contro il razzismo: hanno dimostrato, a cominciare da quel Ghana al quale avremmo tranquillamente dovuto darne cinque o sei se avessimo avuto piedi meno storti, che il mito dell’uomo nero dominatore del futuro calcistico del mondo era, come tutti i luoghi comuni e gli stereotipi, un’idiozia. Se il futuro del calcio è nero, almeno in Italia, non è per merito dei giocatori africani. Le quattro nazionali del continente, Ghana, Costa d’Avorio, Angola e Togo, hanno tutte miseramente perduto le partite d’esordio e specialmente brutta è stata la sconfitta del Togo, contro una squallida Corea privata del proprio miglior uomo, l’arbitro Moreno. Gli stessi imbarazzanti commentatori televisivi che ancora quattro anni or sono sposavano la celebre profezia di Pelè, secondo il quale una squadra africana avrebbe vinto un Mondiale entro il 2010, hanno gongolato in allusioni e scherzi da spogliatoio sui loro imbranati difensori, sulle loro tattiche dilettantistiche, sulla loro scarsa capacità di concentrazione. E’stato, più che uno sfoggio di ignoranza da bar sport, un ruttino di scampato pericolo, specialmente avvertito nell’Italia del pallone dove i fantocci di giocatori neri impiccati negli stadi del prospero e civile Nord-Est, gli ululati contro Zoro del Messina, i coretti contro ‟li negri” in vari stadi, hanno messo l’Italia delle curve all’avanguardia della ottusità internazionale. I nostri concittadini, già abbastanza turbati da Turchi, Islamici, Rom, Europei dell’Est, Cinesi e da profeti di sventure etniche, non dovranno almeno angosciarsi anche per una lezione di calcio inflitta dal Ghana, nazione che undici studenti liceali su dieci non saprebbero neppure indicare su una carta geografica. Le leggende del ‟calcio in nero” dominante come quella speculare, della fiacchezza esausta di noi miseri ometti bianchi, non hanno almeno sui campi di calcio, alcuna sostanza a questo Mondiale finora lo ha provato. Né l’hanno mai avuta. I cantori della improvvisa superiorità dell’Africa nera, hanno sempre dimenticato che quel Brasile dominante da tre generazioni non è composto da montanari tirolesi e da arpisti celtici. E hanno finto di non vedere che l’intera popolazione del Senegal è stata naturalizzata francese per fare compagnia all’algerino di origine Zinedine Zidane, perché naturalmente anche l’Eurabia e la Banlieus vanno benissimo, purché sappiano giocare bene a centro campo. E’vero ed evidente invece che non esiste più un calcio africano distinto da quello europeo o americano, se la sciocca discriminante devono essere i cromosomi e la tinta della carnagione. In un mondo dove la Svezia schiera un centravanti che di cognome fa Ibrahimovic e l’Australia una punta che si chiama Aloisi, se il miglior difensore francese è Abidal e il miglior giocatore svizzero è il kossovaro Behrami, immaginare condizioni di inferiorità o superiorità determinate dalla latitudine o dalla religione farebbe ridere se non dimostrasse la nostra ansia di restare aggrappati a falsi idoli e paure da maso chiuso. Ci sono fieri brocchi color liquirizia, come quel Ghanese col nome da caramella che ha trasformato l’onesto Iaquinta nel fratello slavato di Ronaldo e magnifici campioni di sangue misto, mozzarella candite e squisiti giocolieri pallidi come lunedì sera ha saputo essere un giovanotto venuto da Brescia, località che dista parecchio dell’Equatore. Il calcio, e anche per questo è lo sport del mondo intero, non ha bisogno di gazzelle o leoni, di pigmei o di watussi, per essere giocato bene. Basta impararlo e praticarlo. E se proprio volete trovare una nazionale di africani che si sia fatta onore, basta girare un poco il mappamondo e seguire le rotte delle navi schiaviste fino alle Antille e sbarcare a Trinidad and Tobago. Ma questi sono Americani o Africani?
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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