Michele Serra: Accordo Bersani-taxi. A quale prezzo

Dunque i tassisti dopo due settimane di proteste e di scioperi selvaggi cantano vittoria. Hanno evitato il cumulo delle licenze, ma potranno far guidare le loro auto da familiari o dipendenti anche per più di un turno a giornata. è presto per sapere se questo basterà a garantire un servizio più efficiente, ma quello che si può dire fin da ora è che chi ha usato le forme di lotta più dure, anche a danno della collettività, ha ottenuto di più. Il conflitto di questi giorni è stato purtroppo molto istruttivo: si va dai blocchi improvvisati del traffico alla tentata presa di Palazzo Chigi, come in un film di Eisenstein però girato da Corbucci, alle minacce ai tassisti meno inclini alla rivolta; dal quasi inverosimile puzzle di siglette sindacali che parlano tutte insieme agli spintoni al ministro Mussi (gli hanno rigato la macchina come fanno i ragazzi in difficoltà seguiti dagli assistenti sociali). Senza dimenticare, naturalmente, la caciara del saluto al Duce, più romanesco che romanico, consacrata dalla presenza di Storace e Alemanno, accorsi ad arringare i tassametri. Per finire, ieri a Roma un giornalista del Corriere della Sera, è stato minacciato e picchiato senza che nessuno intervenisse a difenderlo. E senza che nessuno poi chiedesse scusa, o condannasse questa insensata violenza. Al confronto, i famigerati allevatori padani in rivolta contro le quote-latte avevano la severa compattezza dei metallurgici: mai si era vista una rivolta di categoria più sbracata e sediziosa di questa dei tassisti, del tutto incurante non solo dei danni al cittadino (preoccupazione, questa, ahimè assente anche in altre lotte sindacali), ma soprattutto della propria immagine pubblica. è proprio questo che colpisce maggiormente nella rivolta dei tassisti: la formidabile capacità di rendere sgradevole e censurabile una lotta già parecchio impopolare, specie in una città come Roma che, per esperienza conclamata, vede le auto pubbliche fornire un servizio decisamente carente. E carente esattamente a partire dal problema che le liberalizzazioni del governo intendono affrontare, e cioè il numero chiuso delle licenze, che sono poche e gestite da pochi con arbitraria lottizzazione del servizio: vedi il caso di Fiumicino. I tassisti avevano qualche ragione da contrapporre ma le hanno avvelenate rompendo i nervi a intere città con forme di lotta che definire «sciopero» sarebbe davvero troppo generoso, tanto sono state sparpagliate, invadenti e violente. La facilità con la quale i più turbolenti menano le mani è poi una specie di manifesto vivente dell' incapacità sindacale. Così come esiste un' antipolitica, esiste evidentemente anche un antisindacato. Che riesce a danneggiare la collettività e, contemporaneamente, a rovinare e malfamare i suoi stessi artefici, oramai inascoltabili come tutti quelli che urlano ed escono dai gangheri perché hanno argomenti deboli. Peccato che sia stato con questi metodi che è stato raggiunto l' accordo di ieri sera: non vorremmo che diventasse una lezione e un invito anche per altre categorie.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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