Vittorio Zucconi: Usa. L’anno dei Puritani anti-shopping

Pare che ce l’abbiano fatta, i Nuovi Puritani dello shopping, ad attraversare vergini l’oceano delle tentazioni e ad approdare a un Natale senza Babbo Natale. Mancano pochi giorni al traguardo della loro astinenza dagli acquisti e se resisteranno alla carica finale delle campanelline e delle slitte volanti, a quella sindrome da 24 dicembre che sgretola nell’ansia anche i voti anticonsumistici più convinti, i mille e 800 San Francescani che nella città della California non comperano nulla di nuovo dal primo gennaio di quest’anno avranno dimostrato che si può vivere senza shopping.
Partito 354 giorni or sono con appena dieci aderenti, in un empito di nausea al pensiero di un altro anni di acquisti, di consumi, di usa e getta, il viaggio di questi nuovi "Padri e Madri Pellegrini" si ispira esplicitamente a quei severi progenitori che sbarcarono in America nel 1620 per sfuggire alla corrotta Inghilterra e costruire la casta città di Dio. Il voto anti consumistico stipulato fra di loro si chiama infatti Compact. Che non è un’automobile utilitaria, ma è il "patto" solenne stipulato fra i Puritani del XVII secolo, e fra i San Francescani del 2006 per vivere e allevare i figli senza mai comperare nulla di nuovo, ma scambiandosi, riciclando, riutilizzando, recuperando abiti, oggetti, a volte addirittura cibo, con gli altri membri di questa che non si può non definire una "setta".
Quando il San Francisco Chronicle annunciò il varo di questa impresa eroica e controcorrente, oltre che vagamente eretica in una nazione dove i consumi privati rappresentano il Verbo e producono i due terzi del prodotto interno, non poca ironia circondava il loro "patto". Persino nella California che colleziona ogni campionario di diversità e stravaganze, l’idea che dieci e poi duemila famiglie potessero vivere per un anno senza mai comperare nulla di nuovo e limitandosi a forme moderne di economia di baratto pareva impossibile. L’America è la frontiera del new and improved, del "nuovo e migliore", dove anche il solito detersivo prodotto identico da mezzo secolo deve essere presentato come una novità e quindici tipi diversi di dentifrici sono lanciati ogni anno, per fare quello che ogni dentifricio fa da sempre, e il "nuovo" è una fede.
E invece, quando i giornali e le tv locali sono tornati a visitare la colonia dei Pellegrini a San Francisco, anche gli scettici hanno dovuto ammettere che hanno mantenuto i patti. I loro abiti, dalle scarpine dei neonati ai completi per uomini, vengono dai centri vendita dell’Esercito della Salvezza o dalle Godwill Industrie, una sorta di San Vincenzo laica che raccoglie beni e panni smessi.
Televisori, computer e ciarpame elettronico vario sono tutti di seconda e terza mano, come lo sono le bici e caschi, le automobili e i giocattoli. Racconta al Washington Post Rob Picciotto, che per calmare i due bambini adottati li porta nel grande magazzino Target dove giocano con gli ultimi arrivi sugli scaffali, ‟e poi tornano a casa contenti”. Meno contenti sono il manager e il personale di Target, che sono pagati a commissione sulle vendite.
Il pensiero che qualcuno abbia dovuto produrre e comperare quella merce che loro poi si scambiano non turba i puritani, che inseguono il sogno del riciclaggio universale come i pellegrini della Mayflower sbarcati nel New England sognavano la comunità senza peccato. Respingono l’etichetta di fanatici e ammettono che non sempre, e non tutto, può essere recuperato ed riusato. ‟È impossibile trovare una scatola di lucido per scarpe usato” riconosce uno dei fondatori, Shann Rossenmoss, e molti compromessi con la realtà sono inevitabili. Intense discussioni e articolati dibattiti si aprono nelle loro riunioni quando si tratta ad esempio di cambiare la batteria esaurita del telefonino (naturalmente usato). È più ideologicamente corretto comperare un’altra, costosissima, batteria o invece inghiottire l’orgoglio e prendere un telefonino nuovo offerto a costo zero dalle società di telefonia mobile?
Acquistare calze nuove, soprattutto da parte di signore che si trovino con smagliature improvvise, rappresenta un’eresia o una necessità scusabile? La biancheria intima può essere nuova, come vorrebbe l’igiene o deve essere usata, come imporrebbe il compact? Preservativi? Nuovi, s’intende, ma scambiati con altri beni fungibili, da chi, per ragioni non indagate, ne ha accumulati troppi. Segue dibattito.
Sono i problemi contro i quali ogni comunità votata ad alti ideali e a convinte ideologie invariabilmente sbatte, aprendo il solito rischio di scismi, secessioni, frazionismi e ‟puri più puri dei puri”, soprattutto ora che dai dieci partiti nel gennaio scorso si è arrivati a quasi due mila adepti e il numero di persone che fanno acquisti o scambi via Internet di merci usate - per scelta di vita o per limitazioni di soldi - è a due milioni e mezzo. Proteste ha sollevato la scoperta che ad esempio i fedeli non disdegnano di prendere pasti al ristorante, una cosa che ha indignato la gran madre dell’astinenza da shopping, Judith Levine, che in un libro raccontò il proprio anno di vita a Brooklyn totalmente senza acquisti, biglietti del metrò eccettuati.
Ma il viaggio contro i venti del consumo piace, stuzzica i talk show televisivi che invitano i leader a spiegare a un pubblico attonito come si possa vivere un anno intero senza mai cadere in tentazione, e ora la pausa per pubblicizzare quei prodotti che voi non comprate. Sostengono che non è poi così difficile sfuggire alla trappola americana del "new and improved", del tutto nuovo e migliore che poi nell’arco di pochi giorni diventa obsoleto e scadente, basta volerlo. Lo shopping è un vizio come altri, una addiction dalle quale si può guarire, e le signore nel pubblico annuiscono serie, pensando intanto a quale altra strenna comperare in questi ultimi cinque giorni di acquisti. Gli inserzionisti inorridiscono, i Babbi Natale e i commessi pagati a percentuale tremano e noi peccatori della strenna, che traffichiamo col demonio delle compere nel sabba natalizio, ci auguriamo di non fare la fine che i Puritani riservavano alle streghe, bruciate.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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