Michele Serra: La fine del figlio illegittimo

Finalmente in Italia, grazie a un disegno di legge del ministro Bindi, non esisteranno più differenze legali tra i figli nati dentro il matrimonio e quelli nati da altre unioni, i cosiddetti "illegittimi" che tanto hanno dato alla letteratura e tanto si sono visti togliere da una secolare ipocrisia sociale. È il solo fatto di nascere, e dunque di esistere, che concede uguali diritti (anche patrimoniali) alla persona umana Molto significativo è il consenso unanime (o perlomeno la non ostilità) con il quale le forze politiche, anche quelle più tenacemente schierate attorno alla "famiglia tradizionale", hanno accolto la novità.
Finalmente un segno di coesistenza di tutte le opinioni (legittime e illegittime…) dentro la grande famiglia allargata dei diritti della persona. (Anche se alcuni commenti preferiscono mettere l´accento sui diritti "del bambino", forse perché è più agevole, in questo Paese, passare per le vie ben lastricate dei buoni sentimenti).
In realtà, non sono più bambini da un pezzo i tanti cittadini che hanno vissuto fin qui uno status familiare di serie B, specie per quanto riguarda la spinosissima questione del diritto all´eredità. Qualunque storico dell´istituto familiare, del resto, sa bene che la storia del matrimonio è strettamente allacciata alla storia del patrimonio. La conservazione della "roba" attraverso le generazioni ha condizionato ben più di qualunque istanza religiosa o culturale la forma stessa del diritto familiare. Le discriminazioni (anche legali) tra i figli hanno riguardato, per secoli, anche gli stessi figli "legittimi". Dal maggiorascato all´esclusione delle femmine da ogni pretesa ereditaria, i figli non sono mai stati "piezz´e core", come pretendeva con potenza materna la Filumena Marturano di Eduardo che non voleva rivelare la paternità dei suoi tre figli per non escluderne alcuno dalla benevolenza del mondo (e del padre naturale). I figli sono sempre stati inquadrati in una gerarchia che non rispecchiava le leggi del cuore quanto le convenienze sociali e soprattutto economiche.
Se l´Italia è piena di Esposito e Degli Esposti e Diotallevi (e ogni regione ha i suoi cognomi da "trovatello"), è perché gravidanza e nascita non bastavano a essere definitivamente "qualcuno". L´identità dei nuovi arrivati era sottoposta al vaglio spietato del censo (la gran parte degli "esposti" erano abbandonati per miseria) e della morale familiare (guai a chi si permetteva di nascere da talami ufficiosi e non ufficiali). Dividere il pane con gli "illegittimi", fosse poco o tanto quel pane, avrebbe minato il diritto dei nati al riparo della Famiglia quella vera. I vagiti del trovatello, oltre a perforare le orecchie come quelli di tutti i neonati, avrebbero messo a repentaglio i vagiti "legali" di fratelli e sorelle nati con tutti i timbri in regola. Tutti i posti a tavola erano già occupati: si accomodi all´uscio, lei che è figlio di nessuno…
A complicare le cose, si aggiunga che secondo diverse fonti circa un bambino "legittimo" su dieci non è figlio biologico del padre naturale, ma frutto di una relazione extra-coniugale della madre, proverbialmente sempre certa in un mondo invece così incerto e imprevedibile come quello dell´eros. E dunque, ne deriva che la sola seria e pietosa certezza, circa lo status di chi sbuca sulla scena del mondo, è che la sua stessa persona è l´unica sede possibile (oltre che auspicabile) dei diritti e dei doveri. Primo diritto quello di considerare a tutti gli effetti genitore chi lo ha generato, considerare parenti di sangue i parenti di sangue, partecipare alla divisione ereditaria senza che alcuno possa permettersi di discriminarlo.
È come se la ruota degli esposti (il "tornello" girevole nel quale, nottetempo, il neonato veniva affidato alla pietà delle suore, o dell´orfanotrofio) finalmente, nel secolo ventunesimo, cominciasse a girare al contrario, restituendo miriadi di vice-figli alla luce del diritto. Anche se non si nasce uguali (e nemmeno si muore uguali, basta visitare un cimitero cristiano e raffrontare i mausolei delle grandi famiglie ai loculi della gente comune), anche se la condizione sociale provvede fin dai primi giorni di vita a dare opportunità dispari, e a distribuire le sue legnate, almeno la legge stabilisce che non è più lecito affibbiare patenti di "illegittimità" a chi non ha sulla culla il certificato di matrimonio dei suoi genitori.
Finalmente la società moderna (che ha infiniti svantaggi, ma anche qualche indubbio merito) comincia a legiferare, in materia di diritto di famiglia, partendo dal punto di vista dei singoli individui. Promuovendoli a protagonisti della loro vita indipendentemente dal quadro "morale", dai costumi affettivi, dalle scelte dei genitori e dei congiunti. Nella cosiddetta sregolatezza dei nostri tempi (che poi è semplicemente lo specchio meno ipocrita, meno opaco della vita così com´è, com´è sempre stata), non è affatto vero che non si possano stabilire regole. La regola di anteporre i diritti della persona a qualunque altra cervellotica usanza, o dispotica moralità, è così saggia, e così funzionale, che meraviglia molto la resistenza spesso furibonda che incontrano molte delle leggi che vanno proprio in questa direzione, come quella sui Dico. Speriamo che almeno questa, che equipara i figli senza distinzione di pedigree, vada a buon esito senza che nessun richiamo (incongruo) all´Integrità della Famiglia rovini il sereno consenso fin qui manifestato.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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