Umberto Galimberti: In quelle stanze il segno dell’accoglienza

Ricordate le polemiche di qualche anno fa sul crocifisso? Se era da lasciare o da togliere nelle scuole, nei tribunali, negli ospedali? Legittime mi parevano entrambe le posizioni: quelle che difendevano la laicità dello Stato e quelle che difendevano la cristianità della nostra cultura. La contrapposizione delle parti generò polemiche e schieramenti, perché è facile dire sì o no. Molto più difficile trovare il punto di mediazione. Oggi il punto di mediazione è stato trovato alla Mangiagalli, dove donne di tutte le etnie, razze e religioni, insieme alle donne italiane, vanno a partorire. Mettere al mondo un figlio è forse l’evento più significativo nella biografia di una donna, una sorta di situazione-limite, non dissimile dalla nascita, dalla morte, dal matrimonio, dalla malattia dall’esito incerto e, come in tutte le situazioni-limite, l’individuo ha bisogno di simboli per riuscire a sostenerle, simboli di cui le religioni sono le grandi dispensatrici e le gelose custodi. Così vuole l’infermità umana. Ebbene, la direzione della Mangiagalli ha pensato che la sofferenza espressa da Gesù in croce era un simbolo a cui potevano far riferimento nella sofferenza del parto solo le donne cristiane, ma difficilmente le musulmane, le cinesi, le indiane e le italiane laiche. Allora si è pensato di sostituire al crocifisso l’immagine della Madonna. Una madre che, non senza difficoltà, ha messo al mondo un figlio, per alcuni figlio di Dio, per altri figlio dell’uomo. Le due definizioni, che sono entrambe di Gesù, a parte l’accento maschilista tipico di tutte le culture antiche, possono essere accettate da donne di tutte le culture. Questo significa trovare il punto di mediazione tra le più disparate idee, convinzioni ed esperienze, dove ciascuna cultura sacrifica una parte della propria identità per far posto all’identità altrui, perché questo è il segno del nostro tempo e della storia. Il segno dell’accoglienza. è significativo che a segnalare questo segno sia stato un ospedale della maternità, dove una madre sacrifica la forma del suo corpo e poi il suo tempo, talvolta il suo lavoro, quasi sempre il suo sonno e la sua quotidianità per accogliere una vita. Nel segno dell’accoglienza è avvenuta la sostituzione di una croce con una madre che ha generato. Un’idea bellissima.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ...

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