Vittorio Zucconi: Usa, le donne possono dire addio al ciclo

Un altro scontro alle sorgenti della vita esplode fra scienza e natura ed è ancora una volta il corpo delle donne a essere il campo di battaglia. Mezzo secolo dopo la scoperta della ‟pillola” da parte dell´americano di origine russa, Gregory Pincus, la farmacologia americana offre alle donne l´addio definitivo alle mestruazioni. E´ stata chiamata ‟Lybrel” dal reparto marketing della Wyeth farmaceutici che lo ha inventato per questa impronunciabile molecola - levonorgestrel ed etinilestradiolo - e suggerire un effetto di ‟liberazione” dalla schiavitù del ciclo mensile. Ha ottenuto lunedì il nulla osta della Food and Drugs Administration dopo test condotti su 2.400 donne e potrà essere venduta.
Comincerà così, come sanno benissimo pur negandolo sia le case farmaceutiche che le autorità di governo, il vero periodo di sperimentazione reale sulle cavie finali, sulle donne che sceglieranno di usarla. La fase nel quale vengono a galla effetti secondari, danni di lungo periodi, reazioni incrociate che i test sui campioni ridotti non riescono a rivelare. E che portano, dopo anni e danni, sovente alla scoperta che la miracolosa molecola antiinfiammatoria o dimagrante appena sintetizzata non è mai ‟sicura” come viene descritta.
Nel caso della nuova pillola che cancella uno degli effetti naturali più noiosi, spesso tormentosi, ma anche più profondi, dell´essere femmine negli anni della ovulazione e quindi della fecondità fino alla menopausa, i dubbi e le resistenze che oggi si alzano negli Stati Uniti vanno oltre le preoccupazioni per le possibili conseguenze di un trattamento ormonale di lungo periodo. Superano anche le obiezioni di chi vede in questa molecola l´ennesima aggressione della chimica sulla natura, primi fra tutti quei mondi della religione per i quali ogni anti concezionale è sempre stato, dall´enciclica ‟Casti Connubii” di Pio XI nel 1930 a oggi, anatema.
I dubbi, come li ha espressi fra altri la psicologa Ingrid Johnston Robledo della New York University, riguardano il senso, l´utilità e soprattutto il messaggio che una pillola da assumere 365 giorni su 365 per cancellare le mestruazioni, trasmette alle donne, ma specialmente alle adolescenti alla prese con il loro sviluppo. ‟Ci riportano ai tempi nei quali le mestruazioni erano qualcosa di umiliante, come accadeva nelle famiglie d´una volta dove le donne erano costrette a nasconderle sotto eufemismi o pseudonimi vergognandosi di averle e nelle culture primitive e nelle religioni più misogine, che considerano la femmina mestruata come qualcosa di impuro”.
‟Sappiamo tutti che quei tredici appuntamenti annuali con il proprio ciclo sono una colossale seccatura, spesso dolorosa e spossante, soprattutto nella fatica della vita moderna di donne che vivono e lavorano fuori casa - le fa eco l´endocrinologa Christine Hitchcock della Columbia - ma ogni ragazzina, superato lo shock iniziale, capisce anche di avere acquistato l´essenza della propria femminilità, che è la capacità di dare la vita. C´è un sospetto di omologazione fra maschi e femmine, di rifiuto del proprio essere che viene spacciato come progresso. Tranne che nei casi di donne che soffrono di cicli particolarmente dolorosi e di sindromi pre-mestruali gravi, nelle quali questa pillola potrebbe essere indicata, non sappiamo abbastanza sui meccanismi e sul valore della mestruazione per poterli bloccare definitivamente”.
Poiché altri efficaci metodi anticoncezionali meno drastici esistono, e anche la ‟pillola” del dottor Pincus si è evoluta in dosaggi meno rischiosi e che permettono comunque il mantenimento artificiale del ritmo mensile anche per ragioni psicologiche e non soltanto fisiologiche, non molti condividono l´entusiasmo della Wyeth Farmaceutici per questo ‟Lybrel” cancella mestruazioni, con un mercato potenziale di 40 milioni di clienti. ‟Questa è semplicemente un´altra invenzione di maschi che odiano l´unicità delle femmine e di donne che sono disposte a mutilarsi della propria femminilità vera, mentre magari sono pronte a gonfiarsi le mammelle con sacchetti di plastica o di silicio”, si è infuriata Camille Paglia, femminista e polemista. ‟Diventa una forma di castrazione chimica per le donne”. Suggerisce quasi qualcosa di post freudiano, non più l´invidia del pene da parte delle femmine, ma l´invidia delle mestruazioni da parte dei maschi, che non ne conoscono il tormento.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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