Vittorio Zucconi: Una barzelletta per il patibolo

Morir dal ridere, in faccia al boia che sta per giustiziarti, armato soltanto di un’ultima battuta per esorcizzare il terrore. Il classico morto che cammina della letteratura abolizionista diventa il ‟morto che ride”, nel penitenziario del Texas dove Patrick Knight sarà ucciso tra una settimana, alle ore 18.00 del 26 giugno, confortato dalle barzellette sull’esecuzione che ha chiesto di mandargli per confortarlo e ‟ridurre un po’ la tensione”. Non fiori, non opere di bene, non preci né veglie con flebili e inutili lumini fuori dal carcere, ma un’ultima, macabra risata.
Prima dello stantuffo nel braccio di un uomo che non chiede requiem, ma barzellette per l’assassino.
Patrick Knight ha trascorso 16 dei suoi 39 anni nel braccio della morte del carcere di Polunsky, nel sud del Texas alle porte di Houston, lo stato leader nella produzione di omici legali. Il trasferimento ad altro incarico nel 2001 dell’executioner in chief, del boia in capo George W. Bush che rimane tuttora insuperato nella classifica della forca con un totale storico di 152 esecuzioni e nessuna commutazione, ha ridotto il lavoro per gli addetti alla siringa. Ma il Texas continua a rimanere primo fra gli Stati Uniti, e dunque nel mondo, fra le 68 nazioni come Cina, Sudan, Yemen, Iran, Iraq, Cuba, Corea del Nord, Botswana, Arabia Saudita, Siria, Somalia, Mongolia, Uganda e Guinea Equatoriale e altri templi dei diritti umani e civili, dove la pena capitale è ancora considerata legittima e praticata.
Knight sarà l’ottavo in questo 2007, ma certamente il primo nella storia del patibolo ad avere trascorso gli ultimi giorni della propria vita non a diffondere petizioni, a chiedere pietà, a convertirsi a una fede tardiva, a implorare commutazioni e neppure a proclamare ingiustizie.
Il suo crimine, l’uccisione ad Amarillo, sempre nel Texas, per rapina e per droga, dei coniugi Walter e Mary Walker nel 1991, è fuori discussione. Li uccise lui, dopo averli torturati, per rubare la loro automobile, l’ha ammesso e ha accettato la pena estrema. Ma vuole negare allo stato e al sistema giudiziario che lo sopprimerà la soddisfazione delle lacrime e della paura. ‟Io vi riderò in faccia”.
Poiché ai detenuti nei penitenziari più duri, e soprattutto nei raggi della morte, è proibito possedere un computer, per aprire il suo sito di humor nerissimo ha chiesto l’aiuto di un amico, che raccoglie le barzellette sul sito di MySpace e le recapita in carcere. Knight le sta selezionando e per la scelta finale, quella del passo d’addio prima che si abbassi il sipario nella stanzetta dove gli saranno iniettati in vena i tre cocktail letali e dolorosissimi, secondo le più recenti inchieste, utilizzerà una giuria di suoi pari, gli altri condannati che hanno appuntamento - si dice così nel gergo dell’ultima stazione, date, come per un appuntamento d’amore - con il boia. L’ispirazione gli è venuta dal classico Dead Man Walking, il morto che cammina, della suora Helen Prejean, ma adattato. ‟Io voglio essere il dead man laughing”, il morto che ride.
La messe di barzellette e di battute raccolta finora è modesta, ammesso che si possa davvero ridere con un omicida, per lo più ispirata al comprensibile odio per la professione legale, la giurisprudenza e il sistema giudiziario che in ogni carcere è merce standard e negli autori che hanno offerto il loro contributo si avverte un certo rancore per la legge. ‟Che cosa fanno mille giudici incatenati a un blocco di cemento sul fondo dell’oceano? Un buon primo passo”. ‟Perché gli avvocati vorrebbero far sesso con i loro clienti detenuti? Per potere chiedere una doppia parcella”.
Altre sono riciclaggi di vecchie barzellette ispirate al gallows humor, allo spirito della forca che in questa terra di giudici spicci e di cappi gettati attorni ai rami più robusti della frontiera ha una lunga tradizione. Abbondano le variazioni sul motivo maschilista delle bionde stupide, nella gag della rossa, della bruna e della bionda condannate a morte che devono essere uccise su una sedia elettrica difettosa. Fino a quando la bionda si spazientisce e cinguetta: ‟Ho trovato io il guasto e ve lo aggiusto”.
Rari lettori di classici suggeriscono le ultime parole famose di Charlie Chaplin sul letto di morte, che al prete che chiedeva al Signore di avere pietà della sua anima sussurrò: ‟E perché non dovrebbe? Dopotutto appartiene a Lui” e una suora di evidente buona cultura offre la citazione del martire cattolico Tommaso Moro, che, spinto dal boia su un patibolo traballante gli disse: ‟Per favore mi aiuti a salire, che poi a scendere ci penso da solo”.
La barzelletta o la battuta prescelta dalle giuria dei dannati sarà declamata ad alta voce dal morituro, quando già sarà legato alla barella nella stanza dell’esecuzione e nessuna legge può impedirglielo. Il diritto di pronunciare un ultimo messaggio è garantito e di solito consiste in richieste di perdono, affermazione di amore per i propri cari, estreme e vane proteste di ingiustizia suprema, ‟voi uccidete un innocente”, che non turbano gli addetti ai lavori. Turbati invece, e fortemente, da questa tragica irriverenza, sono molti texani, da questo gesto che pare un rifiuto sfrontato di contrizione per un delitto confessato e orribile e una mostruosa mancanza di rispetto per i parenti dei coniugi trucidati. Lo sceriffo della contea dove avvenne il massacro ha chiesto al giudice di vietare a Patrick Knight lo sberleffo macabro, ma il giudice ha risposto che il giustiziando ha il diritto di dire quel che vuole, anche ‟l’ultima sul morto che ride”. E che ne suo caso, sarà proprio l’ultima.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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