Michele Serra: I delitti al tour, Giallo su giallo, il romanzo di Gianni Mura

Gianni Mura è uno di quei (pochi) giornalisti che sia riuscito a creare con i lettori una radicata complicità. Che è qualcosa di più della consuetudine o della pura stima professionale: è la condivisione di un gusto, di uno stile, di uno sguardo sulle cose.
Lungo le strade di Francia o di Franciacorta, inseguendo il Tour o una bottiglia meritevole, parlando a fondo di una persona o evitando del tutto di parlare di un personaggio, Mura ha costruito negli anni un vero e proprio sistema sentimentale, fatto di inclusioni affettuose e di esclusioni radicali, di annessioni culturali e di rifiuti plateali. La sua refrattarietà a molte delle cose che ci circondano è ampiamente compensata dalla sua generosa disponibilità ad assumerne altre, e a farne partecipi i lettori, che ben conoscono i suoi modi spicci quando si tratta di prendere le distanze, e i suoi modi complici, contagiosi, quando qualcosa lo tocca e lo convince.
Il mondo di Mura, anzi il modo di Mura è quasi tutto compreso in questo suo primo romanzo, Giallo su Giallo scritto dopo anni di pudorosa esitazione e dopo un serrato corteggiamento di Carlo Feltrinelli. C´è il Tour e ovviamente la Francia, c´è la canzone d´autore, il vino, Montalbán, gli anagrammi e i giochi mnemonici, le sigarette (milioni di miliardi di sigarette), il cassoulet anzi i cassoulet, le delizie del convivio, la lealtà tra amici, lo schivo romanticismo con il quale Mura sa vestire gli affetti che contano, il minuto firmamento di memorie che ogni buon giornalista colleziona nella sua vita di viandante, e fissa nel cuore.
Tutti questi materiali sono come appesi alla trama di un buon noir, con i suoi bravi delitti e la sua brava scena madre finale. Ma sono, già per conto loro, così densi, direi così aromatici, che il ‟giallo” è quasi un lussuoso regalo, un libro nel libro, e il pur fascinoso ispettore Magrite (anagramma di Maigret) ha il suo bel daffare per rimanere in primo piano. L´autore, che per sé ritaglia ironicamente solo il ruolo di sospettato numero uno, è in realtà l´inevitabile protagonista, anche se cede cavallerescamente al suo commissario-intellettuale il ruolo dell´eroe.
Mura attribuisce al suo commissario, perfino, quella prestanza fisica, quasi cinematografica, che è uno dei pochi privilegi non concessi a chi, come l´autore, pratichi da una vita la buona tavola. Ma il lettore non ha dubbi sul fatto che un´eventuale prosecuzione dell´amicizia tra Mura e Magrite porterebbe quest´ultimo ad acquisire qualche chilo, con pericolosi slittamenti verso il modello Nero Wolfe.
Magrite è appena arrivato e ha le carte in regola per farsi le ossa, probabilmente in un prossimo romanzo, raggiungendo altri poliziotti famosi nei ricchi scaffali del genere. Nel frattempo l´autore, per la felicità dei suoi lettori, concede molto del meglio di sé. Per esempio nella descrizione profonda e affettuosa del milieu (così maschile, così goffo, così teneramente viveur) degli inviati al Tour, chi in cerca di donne chi di solitudine, marinai di strada, mangioni, mestieranti, faticatori della prosa: e viene in mente, sia detto non per inciso, che parecchio del miglior giornalismo, almeno italiano, viene dallo sport, soprattutto dallo sport pre-televisivo del quale Mura ha giusto rimpianto, quando il racconto del sudore, dell´impresa formidabile, dell´inganno tattico, era affidato quasi solo alla macchina portatile dei giornalisti al seguito.
E poi: la descrizione di locande francesi impreviste e fascinose, come scovate per caso dal fiuto dell´inviato abituato a frugare l´asfalto, il senso del viaggio precario ma fiducioso verso una nuova tavola e un nuovo pernottamento, l´avventura quotidiana del girovago, il piacere dell´arrivo, del piccolo mondo nuovo che ogni curva di strada può celare, il cameratismo burbero ma profondo tra uomini che battono da anni le stesse strade.
C´è da chiedersi se Mura e Magrite sapranno ritrovarsi anche altrove, lontano dal Tour, in modo che il commissario, come dire, non sia costretto a giocare in trasferta anche la sua seconda partita. Il Tour è casa di Mura e dei suoi lettori, e conosco gente (me, per esempio) che pur non seguendo più il ciclismo da anni, Mura al Tour lo legge sempre.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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