Michele Serra: Costanzo contro Proietti, quando la tv divora il teatro

Se volete farvi un’opinione a proposito della ruvida querelle estiva tra Gigi Proietti e Maurizio Costanzo (il secondo ha spodestato il primo dalla direzione del glorioso teatro Brancaccio della via Merulana a Roma), potete partire dall’unico vero punto fermo: quando Costanzo spiega a Proietti di non avere avuto il tempo di fargli neanche una telefonata, dice la pura verità.
Uno che fa un paio di trasmissioni televisive su Mediaset, conduce una faticosa diretta notturna su Radio uno, dirige il teatro Parioli, ha tre o quattro rubriche fisse su quotidiani e settimanali, è consulente per la comunicazione e ascoltato consigliere di parecchi leader politici, scrive libri e testi teatrali, fa il produttore televisivo, tiene corsi universitari e aziendali e ora è anche il fresco direttore artistico del Brancaccio, come può avere il tempo di fare una telefonata, poveretto? E’ già un miracolo se riesce a dormire un paio d’ore per notte, si può essere così crudeli da chiedergli di telefonare a Proietti?
Quello che Proietti, spiritosamente, definisce "un golpino all’amatriciana", è in realtà l’ovvio risultato dello scontro tra un uomo di palcoscenico e un uomo di palcoscenico, di camerino, di telecamera, di microfono, di convention, di palinsesto, di giornalismo, di politica, di potere. Proietti è appena un attore, un uomo di teatro, un signore che da una vita intera pensa solamente a che faccia fare quando si apre il sipario, che cosa dire e come dirlo. E sono cose che distraggono, perché assorbono tutta l’adrenalina disponibile. Spiace doverglielo dire così brutalmente, ma è evidente che sul terreno delle pubbliche relazioni e del potere Gigi l’attore conta una cicca, né il favore di pubblico e di critica, come suol dirsi, vale qualcosa quando il gioco si fa duro. Gli artisti non devono andare alla guerra, sono strategicamente inetti e tatticamente goffi, è poi è gente che per amore dell’applauso è capace perfino di morire in scena. Se poi, come nel caso del Brancaccio, ci sono di mezzo quelle logoranti storie di affitti da pagare, di conti da far quadrare, di proprietari delle mura da accontentare, chi può offrire maggiori garanzie, un attore che al massimo, quando non recita, fa scuola di recitazione ai ragazzi, oppure un uomo di mondo che sa come funzionano la destra e la sinistra, il teatro, la televisione, il giornalismo, la comunicazione? Lo scontro tra il soccombente Proietti e lo stravincente Costanzo, come potete capire, è la lotta impari tra un lavoratore di vecchio stampo e un manager multimediale. Ed è la metafora di ciò che accade anche altrove: la televisione che si mangia il teatro. Ed è anche lo scontro tra due Rome, tutte e due formalmente "di sinistra", ma una (Costanzo) evidentemente anche di centro e di destra, vista l’abilità del conduttore di consigliare Berlusconi e di partecipare a quelle assise conventuali che raccoglievano le migliori menti progressiste. Ad ogni modo, e per farla breve: so che non è la stessa cosa, ma mi offro di telefonare io a Proietti per scusarmi a nome di Costanzo, che non ha avuto il tempo. E per dirgli, stavolta a nome mio, quanto mi dispiace che il Brancaccio non sia più il suo teatro.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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