Michele Serra: Se gli agnelli diventano lupi

Come mai Capinera Agnelli non è andata alla prima comunione della piccola Otaria Rattazzi? E perché l'ultimo nato di casa Elkann si chiama Peppe, forse per contrariare gli altri Agnelli? E come valutare la decisione dei Nasi, dei Grande Stevens e dei Borromeo di calpestare le magnifiche ortensie della villa di Marilù Barba Cobolli Wittenberg durante la cerimonia funebre della zia Sibillina Barba? Sono queste le domande che scuotono l'opinione pubblica italiana, interessatissima alle dispute dinastiche e finanziarie di casa Agnelli. Vediamo, dunque, di fare chiarezza.

La famiglia
Gli ufficiali d'anagrafe di mezza Europa stanno cercando di stabilire almeno il numero preciso degli Agnelli e degli imparentati. Secondo una stima approssimativa, si tratterebbe di circa quattromila persone, tutte aventi diritto a una quota d'eredità. Oltre agli Agnelli ci sono i Nasi, gli Elkann, i Rattazzi, i Gabetti, i Santalbano di Santalbano e i Santalbano di Papò, i Montezemolo, gli Gnemmi, gli Gnommi, gli Staminer del ramo merovingio e quelli di Casale Monferrato, i Pautasso di Helsinore, i Rebaudengo di Malta, più altri lontani cugini che nelle scorse settimane hanno suonato il campanello di Villar Perosa presentando le credenziali e pretendendo almeno il tagliando gratuito della Punto. Molti degli Agnelli neppure si conoscono tra loro, e durante l'ultimo raduno degli eredi si mormora che un cameriere precario, approfittando della confusione, si sia accreditato come un cugino Nasi, riuscendo a ingannare anche il notaio e impossessandosi della tabacchiera d'oro del nonno Giovanni.

Il patrimonio
Si parla di svariate migliaia di milioni di euro, la cui divisione tra i 4 mila pretendenti è allo studio di un pool di matematici tedeschi, che dopo tre anni di inutili calcoli hanno proposto di dividere tutto in grossi mucchietti e tirare a sorte. Ma la soluzione non è piaciuta agli eredi diretti, che sono solo un centinaio e rischiano di ritrovarsi proprietari di una cinquantina di metri della pista del Lingotto mentre magari un qualunque zio Rebaudengo si prende l'Alfa Romeo. Tutto è dunque ancora in discussione.

Gli immobili
Oltre alla celebre villa di Villar Perosa, con le porte da calcio in ogni camera da letto e due guardialinee al posto dei comodini, c'è quella del Sestriere, con lo skilift che porta ai piani superiori, quella di Sankt Moritz che appartenne allo Scià di Persia e venne disegnata da Soraya in persona (il tetto è cotonato), l'attico di Manhattan al trecentesimo piano con vista sui due mari, Atlantico e Pacifico, la villa di Kabul purtroppo bombardata (c'era la collezione di cristallerie boeme di Nasturzia Agnelli), la villa di Portofino e Camogli (è lunga dodici chilometri e unisce le due città), la villa di Bombay con gli elefanti addestrati che servono a tavola, il castello in Transilvania con vampiri veri, anche volanti, e infine le duecento villette a schiera lungo la Tangenziale di Torino volute dall'eccentrico prozio Gigi, che lasciò la vicepresidenza della Fiat per fare il geometra. Essendo una famiglia molto unita, fino adesso i quattromila Agnelli hanno condiviso ognuna di queste case, arrivando per i week-end tutti insieme ogni venerdì sera. Molto suggestiva la cerimonia del check-in, con gli Agnelli smistati nelle stanze da robuste guardie armate per impedire colluttazioni. Ma i frequenti e imbarazzanti scambi di cravatte e di spazzolino da denti hanno fatto capire che è venuto il momento di dividersi le case, a costo di smontarle e portarle via, una stanza a testa.

La Fiat
Grande imbarazzo tra gli eredi quando i notai hanno fatto notare che c'è anche la Fiat. Gli Agnelli presenti hanno cominciato a tossicchiare e guardare in aria. Qualcuno ha chiesto a che distanza dai campi da golf si trovano gli stabilimenti. La soluzione, per adesso, è dare la fabbrica in affido a Marchionne, che ha accettato solo a patto che la famiglia si limiti a telefonare ogni tanto, per cortesia non tutti insieme.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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