Vittorio Zucconi: La "Magna Carta" venduta all’asta

Il certificato di nascita della democrazia occidentale è in vendita. Per qualche milione di dollari, 20 o 30 si dice, il prossimo mese di dicembre a New York, si potrà comperare il cuore di carta di quello che noi chiamiamo "Occidente". Va all’asta da Sotheby’s la "Magna Carta Libertatum", una decrepita pergamena scritta nel XIII secolo da un amanuense della corte inglese di Edoardo I in inchiostro rosso, il documento nella quale sta il genoma delle nostre libertà, degli statuti, della democrazia, dei diritti civili di cittadini, della nostra protezione dal potere assoluto e capriccioso di re, signorotti e tiranni.
Il primo decreto nel quale si afferma che nessuno può essere incarcerato, punito, privato della propria libertà e dei propri beni da chicchessia senza un giusto processo e che tutti, sua maestà inclusa, sono soggetti alla legge.
La "Magna Carta" che la casa d’aste batterà in dicembre è una delle diciassette edizioni esistenti di quel documento che Giovanni Plantageneto detto il "Senza Terra", successore di Riccardo Cuor di Leone sul trono d’Inghilterra, fu costretto a scrivere ed accettare nel 1215 dalla nobiltà britannica in rivolta, decisa a limitare i poteri della corona. Nello scatenamento di collere, preoccupazioni, anatemi giunti da Roma dove papa Innocenzo III considerava quella Carta come un’intollerabile violazione delle prerogative reali, giustamente sospettando che ogni limitazione del potere assoluto avrebbe potuto rovesciarsi anche su Roma, il documento fu riscritto, editato, modificato dai successori di Giovanni Senza Terra, che morì l’anno dopo averlo promulgato. I 63 articoli originali furono ridotti, cambiati, adattati nelle edizioni successive, ma il principio fondamentale, quello che avrebbe cambiato la storia dell’Europa prima e del mondo poi, rimase: nessuno, neppure il re, è al di sopra delle leggi.
L’edizione che andrà in vendita tra due mesi è del 1297 e porta il sigillo di re Edoardo I. Gli storici del diritto costituzionale la considerano la più importante, perché fu la prima a essere inclusa definitivamente fra le leggi e gli statuti del regno. E’ la sola, delle 17 ancora esistenti, in mani private, le altre sedici essendo custodite dai governi britannico e australiano e il proprietario è quel miliardario tascabile con la vocetta stridula da "pappagallino", come fu detto di lui quando era alla ribalta nazionale, che coltivò grandi ambizioni presidenziali: Ross Perot. L’ex presidente della General Motors, fondatore di una società di informatica e poi serio candidato alla Casa Bianca contro Clinton e Bush il Vecchio nel 1992, quando ottenne come indipendente il 19% dei voti sottratti ai repubblicani provocando la sconfitta di Bush, l’aveva già acquistata nel 1984, dagli squattrinati eredi di James Brudenell, baronetto di Cardigan, l’ ufficiale che aveva guidato l’ultima carica della cavalleria leggera nella guerra di Crimea. L’avevano trovata per caso riordinando cartacce nella soffitta del castello avito. Prezzo di acquisto allora 1,5 milioni di dollari, un affare.
Perot l’aveva concessa in esposizione agli Archivi di Stato americani a Washington, dove la pergamena, scritta in latino, ancora perfettamente leggibile e ben conservata, voleva rappresentare la matrice, l’origine di quel diritto anglosassone sul quale i padri fondatori degli Stati Uniti avrebbero poi scritto la Costituzione, dopo la ribellione contro Giorgio III nel nome, appunto, della Magna Carta violata. Perché Ross Perot, che ha 77 anni e si è ritirato nel proprio Stato natale, il Texas, abbia deciso di metterla all’asta non ha spiegato, altro che per dire che con il ricavato, con i 20 o 30 milioni sperati, finanzierà la ricerca medica. Già oggi Perot distribuisce 6 milioni di dollari all’anno a ospedali universitari nel Texas.
Come anche Bill Gates, che nel 1994 acquistò per 30 milioni di dollari uno dei codici leonardeschi, il Codex Leicester, anche Perot volle tre decenni or sono impadronirsi di quel "pezzo di carta" che, oltre all’interesse storico enorme, è un documento vivo e fondamentale nella vita politica dell’Occidente. Alla "Magna Carta" viene fatto risalire il principio dell’ "habeas corpus", dalla frase latina "habeas corpus ad subjicendum" che imponeva ad autorità di polizia, signori, governi, di "mostrare il corpo" (possibilmente vivo) di ogni cittadino arrestato, e dunque voleva porre fine alla sparizione abusiva e alla incarcerazione segreta.
Un’intimazione così viva e vitale che proprio la violazione del sacro principio dell’ habeas corpus è rimproverata al presidente Bush, con la sua detenzione senza processo dei cosiddetti "combattenti nemici" inghiottiti dal campo di prigionia di Guantanamo.
Chiunque vincerà la gara d’asta acquisterà molto più di una curiosità storica o di un souvenir morboso come le tabacchiere di Kennedy o i gioielli di Jacqueline. "Ci auguriamo che l’ acquirente voglia restituirlo agli Archivi nazionali" ha detto Lewis Nelson, presidente della "Magna Carta Society", "perché quel documento è il codice genetico di tutto ciò che noi siamo come nazione e come democrazia".
Non esisterebbero gli Stati Uniti, senza quel "pezzo di carta" e senza la folle, magnifica idea che tutti i cittadini dovrebbero essere uguali di fronte alla legge.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

Vai alla scheda >>

Scopri il negozio Feltrinelli più vicino a te