Michele Serra: E quel minuto di vero silenzio riporta il fairplay allo stadio

Ieri, allo stadio Comunale di Firenze, il minuto di silenzio in memoria della moglie di Cesare Prandelli, allenatore della squadra di casa, ha avuto uno svolgimento assolutamente straordinario: si è svolto in silenzio. Difficile dire da quanti anni, in questo Paese, non accadeva che un minuto di silenzio fosse effettivamente composto della sua propria "materia". Quel silenzio assorto e solidale che ha costituito per secoli l´espressione più naturale del lutto è stato via via sfrattato – e non solo negli stadi – da applausi o fischi o cori a vario titolo, come se la smania di protagonismo della folla le imponesse comunque di manifestarsi in qualche maniera, di rubare la scena. Dal "bell´applauso" televisivo, retorico e invadente, al fischio becero che in uno stadio muto risalta come uno sfregio, dal funerale con sciarpe, cori e saluti da curva alla commemorazione pubblica interrotta da schiamazzi dei dissenzienti, il rumore ha finito per imporre la sua sciatta dittatura.
Ma l´eloquenza del silenzio, per chi abbia avuto occasione di "ascoltarla" di persona a Firenze o attraverso la diretta televisiva, è impareggiabile. Esprime una potenza, un´armonia delle intenzioni che nessuna emissione sonora potrà mai emulare: niente più di una folla silenziosa è in grado di dare espressione alla coralità del lutto. Una folla silenziosa è molto più "protagonista" di una folla rumorosa, se ne rimarca la presenza muta con emozione e sgomento, si passa lo sguardo sugli spalti e si coglie nella compostezza di ciascun individuo il desiderio mimetico, altamente "sociale", di non distinguersi dagli altri, di esserne parte. L´esatto contrario del meschino narcisismo che spinge gruppi e gruppetti a "privatizzare" il lutto trasformandolo in occasione di esibirsi.
Come il bianco o il nero (il bianco dell´innocenza, il nero del lutto), il silenzio allude all´assoluto. Lo si spende, non per caso, a proposito della morte. Il suo ritorno in uno stadio è stato causato da una vicenda dolorosa e gentile, la scomparsa della signora Prandelli, l´affettuosa assistenza di un marito che, quando è stato necessario, ha saputo anteporre il dovere privato alla carriera sportiva. Ma non era scontato che una vicenda gentile, un comportamento esemplare, riuscissero a contagiare uno scenario sociale così deprivato, così esposto al peggio come quello del calcio, e più in generale lo scenario pubblico nazionale. Che di prove di compostezza, francamente, ne offre pochine (l´ultima è stata il saluto, di rara sobrietà, che la gente di Novi Ligure ha dato al "suo" soldato morto in Afghanistan).
Non era scontato, e dunque è stato con speciale sollievo, e una certa commozione, che ieri in tanti abbiamo scandito i secondi di silenzio (inatteso, benedetto silenzio) insieme all´arbitro. Ogni secondo conquistato dal silenzio valeva almeno un´ora dei tanti schiamazzi, delle tante volgarità che hanno permeato tanti ambienti, tanti momenti, tante occasioni pubbliche. Per dire quanto è potente, il silenzio. Quanto rapidamente può risarcirci. Consolarci. E farci sperare che qualcosa migliori, non tutto peggiori. (Tanto è vero che, alla fine della partita, i giocatori della Fiorentina, sconfitti, hanno atteso i giocatori dell´Inter per stringere loro la mano. Fairplay rugbystico per una domenica finalmente dentro le righe).
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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