Umberto Galimberti: La mostra innominabile

Il Museo tridentino di scienze naturali ha inaugurato una ‟mostra dell’innominabile” che ha per tema la cacca, che peraltro è già stata nobilitata da numerose espressioni artistiche a partire da Piero Manzoni che la metteva in scatola. Questo elemento, che rappresenta il sogno di ogni anoressica, di ogni donna che vuol tenersi in forma, che già occupa una discreta fetta di pubblicità per ‟regolare l’organismo”, nell’immaginario collettivo nomina quanto di più spregevole possa esistere nel mondo e, nell’uso del linguaggio serve per denotare stati depressivi (mi sento una merda) per insultare il prossimo, per un giudizio universale sullo stato delle cose nel mondo, soprattutto nell’espressione francese ‟merde”. Ma quando una parola oscilla tra il massimamente auspicabile (chiedetelo agli stitici) e il massimamente deprecabile, allora nasconde un mistero imprenscindibile, un arcano indecifrabile che, svelato, potrebbe segnalarci quanta materialità abbiamo rimosso dall’immagine che abbiamo costruito di noi, a partire dall’atto di nascita, a proposito del quale Sant’Agostino ci ricorda che ‟inter urinam et fecies nascimur”. Non è allora il caso di materializzare un po’ il nostro nobilissimo spirito e i suoi valori, e tener conto che forse le condizioni materiali sono il vero motore della vita e forse della storia, senza per questo doverci meritare l’accusa di ‟bieco materialismo”?
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ...

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