Vittorio Zucconi: Presidenziali USA. Contro la crisi Palin non basta

Nel solo dibattito reale che conta e che deciderà le elezioni, quello fra l’America e la propria economia, il risultato è ormai chiaro: l’America sta perdendo. Neppure il colossale gommone da 850 miliardi complessivi finalmente lanciato ieri dal Parlamento in via definitiva porrebbe bastare per tenere a galla un’economia che affonda e ripescare le fortune di John McCain e di Sarah Palin. La sconfitta della «middle class» ha il volto del partito che da 8 anni controlla l’esecutivo, i repubblicani di Bush, McCain e Sarah Palin. La «Sarahcuda» la reginetta dei fiordi, ha fatto bene nel dibattito televisivo, ma non ha deviato la traiettoria della opinione pubblica che per ora continua a indicare Obama. Il vecchio McCain e la sua impreparata badante non sono ancora agenti credibili di quel «cambiamento» che il pubblico invoca. Settecento mila posti di lavoro sono svaniti in nove mesi consecutivi di calo dell’occupazione, 150 mila soltanto in agosto, mai tanti dallo shock del 9/11, e questo ancor prima che si registrino gli effetti della paralisi del credito. Boccheggiano superstati come la California, dalla quale Arnold «the Terminator» Schwarzenegger, chiedere la carità di sette miliardi per salvarsi dalla bancarotta. Il dibattito fra persone conta poco di fronte al dibattito della realtà. Sarah Palin ha fatto meglio delle modestissime aspettative contro Joe Biden, il vice di Barack Obama. E’apparsa meno «Vispa Teresa» di quello che i sostenitori temevano e la parodia dileggiava, e un commentatore l’ha descritta come «il defibillatore che ha rimesso in moto il cuore di McCain». Ma il nemico da battere sono le ansie attorno al tavolo di cucina, la liquefazione delle pensioni, il sentimento di essere su un barcone senza pilota, quei fatti che inchiodano la coppia repubblicana alla croce di una presidenza Bush arrivata ad abissi di impopolarità da centro sinistra italiano nel 2007, 23% di approvazione, 70% di disapprovazione. Non è colpa della frizzante governatrice dell’Alaska se deve remare contro le rapide di una crisi finanziaria che sta diventando crisi economica. Nell’incontro con Joe Biden, che batteva sul tamburo della «classe media» stritolata dalla situazione finanziaria e ora economica, lei ha esibito i denti aguzzi che i suoi avversari in Alaska avevano imparato a temere. Ma anche nel mondo della politica «reality», cioè finta, c’è un limite alla efficacia del cerone e dei capelli trapiantati. E’quel limite che ha indotto la campagna di McCain a rinunciare a contendere a Obama uno stato industriale come il Michigan, la terra di Detroit, che i repubblicani speravano di poter strappare ai democratici, contando sull’ostilità razziale dei colletti blu verso l’uomo nero. Non si poteva dunque chiedere che lei, tra una strizzatina d’occhio, una mossetta, il solito neonato issato come una bandiera, una battuta di repertorio reaganiano e la ripetizione ossessiva di frasi imparaticce, potesse sconfiggere il terrore del momento, non più la «minaccia islamica», ma il pensiero di trovarsi senza casa e senza pensione. Non ci sono rossetti che possano nascondere quel McCain che un giorno si attribuisce il merito per la legge salvataggio e il mattino dopo la denuncia come «oscena», creando sospetti, se non di opportunismo, di senilità. La Palin ha vinto la battaglia di una sera. I repubblicani stanno perdendo la guerra, zavorrati da un disastro che annulla l’arsenale valoriale, moralista, nativista spacciato da Bush nel 2000 e nel 2004. Nessuno, finora, ha neppure sollevato quel tema della immigrazione clandestina che sembrava destinato a dominare gli incubi nazionali. Senza una gigantesca sorpresa d’ottobre come la consegna di Bin Laden da parte dei doppiogiochisti pakistani o qualche tragedia impronunciabile, «Obama vincerà le elezioni», ha malinconicamente e scaramanticamente ammesso Charles Krauthammer, voce fino a ieri inflessibile del dottrinarismo ultra conservatore. Di fronte all’eredità di Bush, anche un pitt bull sembra soltanto un nervoso chihuaha.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

Vai alla scheda >>

Scopri il negozio Feltrinelli più vicino a te