Umberto Galimberti: Alcol, un anestetico per placare l’angoscia di una vita invisibile e senza futuro

02 Novembre 2009
Perché i giovani bevono? Per anestetizzarsi dall’incubo del futuro e per socializzare nell’euforia dell’assoluto presente. Come scrive Miguel Benasayag ne L’epoca delle passioni tristi (Feltrinelli), ai giovani d’oggi il futuro si presenta non come una promessa, ma come una minaccia. Io non so se è proprio una minaccia, certo è "imprevedibile", e perciò non retroagisce come motivazione capace di impegnare i giovani nello studio o nel lavoro. Se il futuro non ha connotati e neppure la prospettiva di poterli reperire, se i giorni si succedono solo per distribuire insensatezza o dosi massicce di insignificanza, allora si va alla ricerca di qualche anestetico capace di attutire l’angoscia. L’alcol, oltre alle droghe, svolge ottimamente questa funzione. Inebriandosi, si cerca un rimedio a una vita non alimentata da alcuna passione, e l’anestesia che procura è la via cercata per non esserci in un mondo, il nostro, che vive la condizione giovanile più come un problema che come una risorsa. Eppure i giovani rappresentano nella società il massimo della forza biologica (il mercato li impiega infatti per la loro fisicità e la loro bellezza); il massimo della forza sessuale (ma non procreativa); il massimo della forza ideativa, che va dai venti ai trent’anni (dopo, gli spunti ideativi si assestano, si formulano meglio, ma difficilmente se ne creano di nuovi). E una società che prescinde dal massimo della sua forza ha davvero un futuro? Per questo i giovani vivono di notte, perché di giorno nessuno li convoca, nessuno li chiama per nome. Di notte bevono non solo per anestetizzarsi, ma per socializzare la loro insignificanza sociale. Venute meno le ideologie e le fedi, languono quei luoghi di socializzazione che si chiamavano sezioni di partito, oratori, associazioni sportive, e aperti rimangono solo le discoteche e i bar. E come ognuno di noi sa: che si fa al bar? Si beve. Per vivere in euforia l’assoluto presente, perché il futuro non lascia intravedere nessuna promessa.

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario …